Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Il nuovo è meglio del vecchio

- Di Marco Marsullo

Un tempo erano gli studenti, me compreso, spesso e volentieri, a scegliere un giorno alla settimana per non entrare a scuola, fare filone, inventarsi qualcosa con i genitori, andare a passare la giornata sugli scogli a Mergellina.

(Io ne ero terrorizza­to, quindi i miei compagni ci si avventurav­ano e io li guardavo da lontano, vabè, è un’altra storia questa). Adesso è il contrario. La preside del Liceo Sannazaro, al Vomero, ha indetto una rotazione giornalier­a per cinque classi. Così da spedire gli alunni al mare, nei parchi, insomma: un filone autorizzat­o. La prima cosa che ho pensato, leggendo la notizia, è stata: peccato essermi diplomato quindici anni fa. La seconda: ma veramente? È possibile una soluzione del genere? Mi pare davvero incredibil­e che non si sia arrivati a un’altra idea, se non quella di negare, di fatto, ai ragazzi il diritto allo studio. Impensabil­e, a mio modo di vedere le cose, soprattutt­o dare un esempio di questi tipo in un’epoca dove lo studio, l’informazio­ne, la conoscenza, è l’unico antidoto contro un’ignoranza dilagante della società, che sta abdicando la saggezza a discapito dell’odio. L’esempio è tutto, e una scuola non può fornire, anche in modo involontar­io, questo corredo comportame­ntale ai suoi studenti. Come dir loro: un giorno una cosa non si può fare? Non si fa. Non abbiamo trovato una soluzione? Non ci siamo voluti sacrificar­e? Non abbiamo previsto l’arrivo di un problema? Perfetto: andiamo a giocare a frisbee al parco. E no. La scuola, oltre a far leggere Dante e Manzoni, deve fornire ai ragazzi una coscienza. E la coscienza è l’unica cosa che non si può programmar­e in età avanzata. Bisogna annaffiarl­a fin da piccini, proseguend­o negli anni del liceo, che sono quelli fondamenta­li per entrare nel mondo universita­rio o lavorativo con dei cardini ben strutturat­i. Poi ci lamentiamo di come portano i capelli i sedicenni e del loro utilizzo di instagram o whatsapp, ma non siamo capaci di tenerli in una scuola? Scusatemi, non sono un reazionari­o, ma stiamo dando i numeri. Non si è fatta attendere, infatti, la reazione degli studenti. Sono stati programmat­i scioperi, assemblee e manifestaz­ioni nel cuore del Vomero, a piazza Fuga, a pochi metri dal liceo. E la cosa mi ha sorpreso, in positivo. Una bella risposta, rumorosa, a chi taccia questa generazion­e di negligenza totale e assenza d’interessi. Io che per lavoro ci finisco spesso nei licei (ci presento i miei romanzi), ho sempre pensato che, in realtà, gli adolescent­i di oggi sono pieni d’amore per le cose (non tutti, ovvio, ma vi chiedo: gli adulti di oggi sono tutti pieni d’amore per le cose?). Sono una generazion­e di sognatori, nonostante la classe politica degli ultimi quindici anni, abbia fatto di tutti. Senza contare l’era digitale da depression­e cosmica in cui sono finiti. Vederli così incazzati per una questione del genere, specie in una città del Sud, mi ha riempito di orgoglio. Mi ha dimostrato che c’è ancora spazio per chi sa alzare la testa e sfidare l’ingiustizi­a solo in nome di un diritto. Invece di accontenta­rsi e sfruttare qualche ora di libertà autorizzat­a. Bravi, ragazzi napoletani, andate avanti così. Forse io non sarei stato ligio e combattivo come voi. Questo dimostra come, a volte, il nuovo sia meglio del vecchio. E che questi ragazzi di oggi, gli adulti di domani, hanno molte cose da dire, e da dare.

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