Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Maurizio de Giovanni, quante emozioni per la sua «recherche» di parole e suoni

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C’è un misto di «saudade» per un luogo ideale dell’anima e di intima «recherche du temps perdu» tutta partenopea che attraversa le parole e le musiche di «Canzoni per il Commissari­o Ricciardi». Dalla lettura delle pagine dei romanzi di Maurizio de Giovanni all’ascolto della sua voce, sempre ferma, avvolgente, a tratti un po’ roca ma rassicuran­te, si sviluppa infatti un salto narrativo che spinge lo scrittore napoletano sulle frontiere di un «cuntismo» circolare e affabulato­rio. E che, in qualche modo, lo avvicina in modo del tutto originale alle esperienze di «story tellers» come Ascanio Celestini, Davide Enia, Marco Paolini. È giusto quindi considerar­e Maurizio un vero e proprio scritt-attore, diretto al Maschio Angioino con tempi molto scanditi dalla regia di Annamaria Russo, con la quale è protagonis­ta di un progetto che tornerà in scena nella prossima stagione. La serata, che ha chiuso questa edizione di Estate a Napoli, lo conferma senza alcun dubbio. A partire dalla scelta di un tema (il «limen» fra amore e morte), di una filigrana (l’epopea del celebre commissari­o del titolo), e di un’interazion­e sonora, che si rivela alla lunga essa stessa drammaturg­ia della «mise en espace», grazie alla presenza di un canto limpido ed evocativo come quello di Marianita Carfora. Guida sicura di una scaletta che inanella, con sorprenden­te aderenza al testo di De Giovanni, brani come «Palomma ’e notte», «Passione», «Voce ‘e notte», «Ie te vurria vasà», ma anche, nel finale, l’americana «The man I love», cavallo di battaglia

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