Nuo­vo Po­li­cli­ni­co, cin­que in­cen­di do­lo­si per un’uni­ca re­gia

Rap­por­to dei ca­ra­bi­nie­ri in Pro­cu­ra, al­tri tre ro­ghi do­lo­si sven­ta­ti dai di­pen­den­ti

Corriere del Mezzogiorno (Campania) - - DA PRIMA PAGINA - Fa­bio Po­sti­glio­ne

Cin­que in­cen­di, l’ul­ti­mo il 5 ot­to­bre. Al­tri tre ten­ta­ti e il so­spet­to tre­men­do che die­tro ci sia un’uni­ca ma­no che tie­ne sot­to scac­co una par­te del Nuo­vo Po­li­cli­ni­co, quel­la che va dai pa­di­glio­ni 1 a 15. Lo san­no be­ne i vi­gi­li del fuo­co che han­no in­via­to una re­la­zio­ne mol­to ap­pro­fon­di­ta ai ca­ra­bi­nie­ri, i qua­li — a lo­ro vol­ta — han­no su­bi­to re­dat­to una in­for­ma­ti­va, che è sta­ta già tra­smes­sa in Pro­cu­ra. L’ipo­te­si di rea­to è l’in­cen­dio do­lo­so. C’è qual­cu­no che pri­ma ac­cu­mu­la car­te, og­get­ti in pla­sti­ca e ri­fiu­ti e poi, una vol­ta ar­ri­va­to nei sot­ter­ra­nei, li in­cen­dia sca­te­nan­do il pa­ni­co.

NA­PO­LI Cin­que in­cen­di, l’ul­ti­mo il 5 ot­to­bre. Al­tri tre ten­ta­ti e il so­spet­to tre­men­do che die­tro ci sia un’uni­ca ma­no che tie­ne sot­to scac­co una par­te del Nuo­vo Po­li­cli­ni­co, quel­la che va dai pa­di­glio­ni 1 a 15, e dall’ini­zio dell’an­no è a ri­schio. Lo san­no be­ne i vi­gi­li del fuo­co che han­no in­via­to una re­la­zio­ne mol­to ap­pro­fon­di­ta ai ca­ra­bi­nie­ri i qua­li han­no scrit­to una in­for­ma­ti­va de­po­si­ta­ta in que­sti gior­ni in Pro­cu­ra con l’ipo­te­si di rea­to di in­cen­dio do­lo­so.

C’è qual­cu­no al Se­con­do Po­li­cli­ni­co che pri­ma ac­cu­mu­la car­te, og­get­ti in pla­sti­ca e ri­fiu­ti e poi, una vol­ta ar­ri­va­to nei sot­ter­ra­nei, li in­cen­dia sca­te­nan­do il pa­ni­co. È so­lo gra­zie ai si­ste­mi di si­cu­rez­za per­fe­zio­na­ti nel tem­po, in­stal­la­ti nel com­ples­so ospe­da­lie­ro tra i più gran­di del sud Ita­lia che ogni vol­ta che ac­ca­de si rie­sce a evi­ta­re il peg­gio. L’ul­ti­mo epi­so­dio ri­sa­le al 5 ot­to­bre se­ra. Un fu­mo ne­ro e den­so si è le­va­to tra i pa­di­glio­ni 5 e 6 e le fiam­me so­no par­ti­te dal re­par­to di ga­stroen­te­ro­lo­gia, o me­glio dai sot­ter­ra­nei del­la strut­tu­ra. Cu­ni­co­li il­lu­mi­na­ti, tut­ti col­le­ga­ti tra lo­ro, e che in teo­ria do­vreb­be­ro es­se­re ac­ces­si­bi­li so­lo agli ad­det­ti ai la­vo­ri, ma a quan­to pa­re non è co­sì. Qual­cu­no in­tor­no al­le 20 si è riu­sci­to ad in­tro­dur­re all’in­ter­no (o for­se co­me si so­spet­ta era già lì), ha crea­to una pic­co­la mon­ta­gno­la di scar­ti e poi gli ha da­to fuo­co. In po­chi se­con­di le fiam­me era­no già al­te e il fu­mo den­so e scu­ro è sa­li­to ver­so l’al­to in­va­den­do il re­par­to.

Pron­tis­si­mo l’in­ter­ven­to del per­so­na­le che non si è fat­to pren­de­re dal pa­ni­co tra­sfe­ren­do i pa­zien­ti e i fa­mi­lia­ri al seguito in un’al­tra strut­tu­ra lon­ta­na dall’in­cen­dio. Sul po­sto due au­to­bot­ti dei vi­gi­li del fuo­co han­no fa­cil­men­te do­ma­to il fuo­co che per for­tu­na non han­no le­sio­na­to la strut­tu­ra, i tu­bi, le por­te. In­som­ma do­po le fiam­me ini­zia­li, tut­to è sce­ma­to da so­lo. La pau­ra pe­rò è sta­ta tan­ta. L’ospe­da­le è sem­pre ri­te­nu­to uno dei po­sti più si­cu­ri, so­prat­tut­to se si è in­fer­mi, sof­fe­ren­ti. Es­se­re sve­glia­ti di not­te per un in­cen­dio non sa­rà sta­ta una espe­rien­za pia­ce­vo­le. Gli in­ge­ne­ri dei vi­gi­li del fuo­co han­no fa­cil­men­te tro­va­to l’in­ne­sco dell’in­cen­dio. La ma­tri­ce qua­si cer­ta­men­te è do­lo­sa per­ché i ma­te­ria­li bru­cia­ti dif­fi­cil­men­te pren­do­no fuo­co da so­li. Tut­ti i dub­bi so­no sta­ti scrit­ti ne­ro su bian­co e in­via­ti ai ca­ra­bi­nie­ri che han­no re­dat­to una lun­ga in­for­ma­ti­va. All’in­ter­no ci so­no an­che i ri­lie­vi de­gli al­tri in­cen­di e dei ten­ta­ti­vi non riu­sci­ti e se­gna­la­ti da di­pen­den­ti e ad­det­ti al­la vi­gi­lan­za di ma­te­ria­le bru­ciac­chia­to spar­so nei cu­ni­co­li. Due le pi­ste se­gui­te. Il pi­ro­ma­ne sa­reb­be uno so­lo e che ci­cli­ca­men­te met­te­reb­be a se­gno ta­li azio­ni. L’al­tro è che po­treb­be es­se­re ope­ra non di un fol­le ma di qual­cu­no che ha l’in­ten­zio­ne di ri­cat­ta­re. Chi e per­ché al mo­men­to non si com­pren­de ma ve­ro è che gli in­te­res­si in gio­co so­no al­tis­si­mi. Ci so­no ap­pal­ti che ven­go­no af­fi­da­ti con ga­re ester­ne mol­to ap­pe­ti­bi­li an­che al­la cri­mi­na­li­tà or­ga­niz­za­ta, ma an­che qual­cu­no di me­no im­por­tan­te e le­ga­ta a una vi­cen­da stret­ta­men­te per­so­na­le. Il di­ret­to­re ge­ne­ra­le Vin­cen­zo Vig­gia­ni, quel­lo am­mi­ni­stra­ti­vo Na­ta­le Lo Castro e il di­ret­to­re sa­ni­ta­rio Gae­ta­no D’Ono­frio, da sem­pre so­no im­pe­gna­ti af­fin­ché tut­to fun­zio­ni per il me­glio e che sia nel­la to­ta­le tra­spa­ren­za. Cer­to, sa­pe­re che qual­cu­no di se­ra si ag­gi­ra per i cu­ni­co­li dell’ospe­da­le con l’in­ten­to di da­re fuo­co a tut­to non fa sta­re tran­quil­li, ma «ogni ini­zia­ti­va di con­trol­lo è già sta­ta mes­sa in pie­di», fan­no sa­pe­re i tre.

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