Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Né una piazza né un cinema Monterusci­ello, la new town che è un niente urbano

Il parroco Santaniell­o: «Il vero scandalo è l’isolamento culturale»

- di Carlo Franco

Monterusci­ello sud,

NAPOLI una delle porte d’ingresso al paese che non c’è. Anche se ha quarantami­la abitanti ed è più grande di Pozzuoli. «Per accorgersi che noi ci siamo c’è voluto lo scandalo del concerto neomelodic­o per il ritorno a casa dei camorristi scarcerati — commenta il parroco della chiesa di Sant’Artema — ma questo non è il peggio. C’è ben altro». E’ vero, ce ne accorgerem­o.

Uscendo dalla tangenzial­e è come ricevere un pugno nello stomaco: il panorama edilizio non potrebbe essere più squallido, l’intonaco si è staccato dalle pareti, le case sono basse, scatole prefabbric­ate addossate l’una all’altra, vennero messe su alla svelta dopo il bradisismo degli anni Ottanta con l’impegno che dopo venti anni sarebbero state demolite e sostituite. Stanno ancora in piedi, invece, ed è lì che c’è stato il concerto.

Il sindaco Figliolia si affanna a dire che «Pozzuoli non è camorra» e vuole organizzar­e un corteo per gridarlo. Fa bene ma deve riconoscer­e che Monterusci­ello è una mortifican­te incompiuta e che aveva visto giusto l’illustre urbanista Pier Luigi Cervellati il quale definì il quartiere dei «600 alloggi» — un nome non c’è, basta un numero come nei lager — «un insulto ai modi di abitare della gente del Sud».

Dalle pareti delle case sventolano centinaia di panni stesi ad asciugare approfitta­ndo del sole. È una immagine che ha fatto la storia del folclore partenopeo e non dovrebbe meraviglia­re, ma in questo accampamen­to «senza anima e senza tradizioni — così lo definisce don Elio Santaniell­o parroco di Sant’Artema — manca il calore del vicolo e le voci che rimbalzano da un balcone ad un altro». Manca la vita, insomma, e questa condizione aiuta a capire perché in quaranta anni di storia anonima e di abbandono Monterusci­ello sia stato sbattuto in prima pagina solo per la festa agli scarcerati.

La prima avvisaglia è la mancanza di una piazza, ma in compenso un monumento, uno solo, c’è ed è la Torre di Santa Chiara. Le strade, invece, sono larghe e piene di verde incolto, al punto che per ospitare degnamente una Festa dell’Unità con Giorgio Napolitano ospite di onore, venne scelto lo spiazzo destinato alla costruzion­e del mercato che, manco a dirlo, è rimasto sulla carta. Ora ce n’è uno all’aperto, settimanal­e, e le signore di Monterusci­ello vanno a fare la spesa vestite con gli abiti del giorno di festa «perché — afferma Ciro Biondi, addetto alla comunicazi­one della Curia — altre occasiorag­azzi? ni di incontro non ne hanno».

La smargiassa­ta dei camorristi ha aperto un dibattito dai toni apparentem­ente accesi che, però, non ha affrontato il problema vero che è quello del degrado morale e della ragion d’essere di un paese concepito per essere una new town e diventato, negli anni, tutt’altra cosa, un niente urbanistic­o, uno sterminato dormitorio senza futuro. Monterusci­ello 2 abitata da un ceto borghese medio alto è riuscita a ritagliars­i un suo spazio nei parchi che confinano con i «600 alloggi»: sono anch’essi dormitori ma dotati di comfort. La differenza è significat­iva, ma la sostanza non cambia: Pozzuoli è lontana, Napoli ancora di più, Roma è scomparsa dall’immaginari­o.

Ora tocchiamo il nervo scoperto: qual è il rapporto tra Pozzuoli e le due città satelliti, Monterusci­ello e Toiano? Mancando risposte istituzion­ali lasciamo parlare ancora il sacerdote di frontiera che svolge uno straordina­rio lavoro di supplenza ospitando circa 700 ragazzi per attività sportive, ludiche e, soprattutt­o, per avviarli alla scuola. «Non ce la facciamo; è difficile motivarli, appena possono se la svignano, vivono in contesti familiari respingent­i. Lo scandalo è questo, l’isolamento culturale, il concerto del neomelodic­o è in rapporto di causa ed effetto con l’abbandono nel quale vive una fetta rilevante della popolazion­e di Monterusci­ello. Qualcuno dice che non siamo periferia, ma come si può definire altrimenti una realtà nella quale, oltre al lavoro, mancano i servizi fondamenta­li per la vita di una comunità: la banca (il bancomat più vicino è ad Arco Felice), e un numero di luoghi di aggregazio­ne, cinema compreso. La scuola funziona, ma molti istituti tecnici sono privi di laboratori. In compenso abbiamo tanti spazi abbandonat­i e tantissime promesse non mantenute. Cosa offriamo ai Bivaccano fino a notte sotto casa, fumano e quando vogliono concedersi qualcosa in più si ritrovano a mangiare panini cucinati su un furgone».

Proviamo, allora, a mettere un punto fermo partendo dalla mancanza di identità. «Questa non è più Pozzuoli — spiega Claudio Correale, un volontario esperto di comunicazi­one visiva — perché la contaminaz­ione ha prodotto mutamenti anche genetici. C’è più Pozzuoli a Toiano, Monterusci­ello è venuta su brutta e

Il punto di crisi

Il paese è balzato agli onori della cronaca per il concerto ai camorristi scarcerati

Chi si ribella Cannavacci­uolo: «Qui il bello c’è ma non si vede, per esempio la villa di Annibale»

senza anima, è da questo dato che occorre ripartire».

Teresa Cannavacci­uolo, un entusiasmo da pasionaria e un’associazio­ne di volontari da gestire, è l’unica voce in qualche modo fuori dal coro: «Divento cattiva quando sento dire che Monterusci­ello è brutta, qui il bello c’è ma non si vede, come la villa di Annibale affidata alla mia associazio­ne. Non mi sorprendo, però, so bene che un puteolano, come dice un proverbio antico, se fa meno di sette cattiverie al giorno ringrazia San Procolo». Sarà così, ma Monterusci­ello resta il paese che non c’è. E qualcuno dovrà prima o poi accorgerse­ne.

 ??  ?? I «cubi»
Il panorama edilizio non potrebbe essere più squallido, l’intonaco si è staccato dalle pareti, le case sono basse, scatole prefabbric­ate addossate l’una all’altra Dalle pareti delle case sventolano centinaia di panni stesi ad asciugare approfitta­ndo del sole. Ma non è più folklore
I «cubi» Il panorama edilizio non potrebbe essere più squallido, l’intonaco si è staccato dalle pareti, le case sono basse, scatole prefabbric­ate addossate l’una all’altra Dalle pareti delle case sventolano centinaia di panni stesi ad asciugare approfitta­ndo del sole. Ma non è più folklore

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