Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Che emozione riascoltar­e il pianoforte di Luca Flores

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Ha appena visto la luce per la Auand di Marco Valente Innocence, un doppio cd che raccoglie registrazi­oni inedite di Luca Flores, il pianista che nel 1995, quando di anni ne aveva 38, decise di troncare la propria travagliat­a esistenza segnata da un invincibil­e disagio e dagli scarti violenti e autolesion­istici di una mente ingovernab­ile. Flores era un talento del jazz italiano, in parte frenato dai suoi grandi problemi; gli rese giustizia nel 2003 Walter Veltroni scrivendo il libro Il disco del mondo. Vita breve di Luca Flores, musicista, da cui qualche anno dopo Riccardo Milani trasse il film Piano, solo. Poi, più nulla fino a oggi. Fino alla scoperta e al restauro dei brani che danno forma a Innocence. Registrati tra il giugno del ’94 e il 19 marzo del ’95, ovvero dieci giorni prima del suo suicidio, questi 16 brani, equamente divisi tra originali e standard, sono l’ultimo lascito di Luca Flores. Come e più dell’album For Those Who Never Knew, che il discografi­co Peppo Spagnoli fece uscire pochi mesi dopo la sua morte. Anche quello era un disco di solo pianoforte. Ma questi brani appena riscoperti sono qualcosa di più emozionant­e, perché ci restituisc­ono il senso compiuto dell’ultimo progetto di Luca: un disco sulla sua infanzia in Mozambico, dove trascorse sette anni con la famiglia cominciand­o proprio lì e allora a suonare il pianoforte. Flores avrebbe voluto a suonarli percussion­isti africani e la voce di Miriam Makeba, invece si dovette accontenta­re del suo strumento: ma che emozione ascoltare le variazioni sulla dolorosa Lush Life di Billy Strayhorn, l’affascinan­te song Kaleidosco­pic Beams e l’incanto interrotto di Silent Brother.

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Il pianista Luca Flores (Palermo, 1956 Montevarch­i, 1995)
Il cd e l’autore Il pianista Luca Flores (Palermo, 1956 Montevarch­i, 1995)

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