An­ce­lot­ti, pu­gno du­ro: tut­ti in ri­ti­ro

Bot­ta e ri­spo­sta nel­lo spo­glia­to­io con i gio­ca­to­ri, la squa­dra si di­vi­de ma non ha più scel­ta

Corriere del Mezzogiorno (Campania) - - DA PRIMA PAGINA - Scoz­za­fa­va

Car­lo An­ce­lot­ti ha di­smes­so gli abi­ti di lea­der cal­mo e si è re­so pro­ta­go­ni­sta di un cla­mo­ro­so cam­bio di rot­ta. Pu­gno du­ro du­ran­te la riu­nio­ne di ie­ri mat­ti­na nel­lo spo­glia­to­io. Fac­cia a fac­cia con i gio­ca­to­ri e de­ci­sio­ne in­de­ro­ga­bi­le: si va tut­ti in ri­ti­ro. A par­ti­re da do­ma­ni a Ca­stel Vol­tur­no e fi­no al­la tra­sfer­ta di Udi­ne di sa­ba­to. Ha im­pu­ta­to al­la squa­dra man­can­za di ca­rat­te­re e scar­so sen­so di re­spon­sa­bi­li­tà: col­pe so­no da di­vi­de­re ma tut­ti in­sie­me. I gio­ca­to­ri, non tut­ti fa­vo­re­vo­li al ri­ti­ro, han­no chie­sto una mag­gio­re at­ten­zio­ne agli al­le­na­men­ti e all’ana­li­si del­le par­ti­te de­gli av­ver­sa­ri. Un con­fron­to ac­ce­so, per il pri­mo pas­so per il ri­scat­to. De Lau­ren­tiis ora aspet­ta la Cham­pions.

Il fat­to che Car­lo An­ce­lot­ti ab­bia cam­bia­to idea ri­spet­to al ri­ti­ro è una no­ti­zia che qua­si pas­sa in se­con­do pia­no. Piut­to­sto il con­fron­to ac­ce­so nel­lo spo­glia­to­io, nel cor­so del­la riu­nio­ne di ie­ri mat­ti­na, du­ra­ta ol­tre un’ora, rap­pre­sen­ta il rea­le cam­bia­men­to di rot­ta di un al­le­na­to­re che ha scel­to di guar­da­re ne­gli oc­chi uno ad uno i suoi gio­ca­to­ri, sbat­ter­gli in fac­cia tut­ti i di­fet­ti de­gli ul­ti­mi qua­ran­ta e pas­sa gior­ni, im­po­nen­do poi una (la sua) so­lu­zio­ne: lo stop al­la len­ta e qua­si ine­so­ra­bi­le ago­nia. Il ri­ti­ro, ap­pun­to. Ma non so­lo.

Lo stes­so ri­me­dio al qua­le la squa­dra si era ri­bel­la­ta esat­ta­men­te un me­se fa, nel­la not­te po­st-Sa­li­sbur­go, (quan­do era sta­to De Lau­ren­tiis a de­ci­der­lo) e che ha pro­vo­ca­to an­che ie­ri a Ca­stel Vol­tur­no una spac­ca­tu­ra. Da un la­to, i nuo­vi ar­ri­va­ti più vi­ci­ni al soft-pro­fi­le dell’al­le­na­to­re; dall’al­tro il pen­sie­ro vee­men­te dei ve­te­ra­ni che pro­prio non vo­le­va­no «chiu­der­si» a Ca­stel Vol­tur­no già da do­ma­ni.

Una con­trad­di­zio­ne, co­sì è sta­ta de­fi­ni­ta. Do­po l’am­mu­ti­na­men­to e la bat­ta­glia le­ga­le in cor­so con il club per le mul­te. E so­prat­tut­to una idea po­co fun­zio­na­le a cu­ra­re il ma­les­se­re. Pen­sie­ro ester­na­to, an­che con con­vin­zio­ne, ma che è sta­to ri­spe­di­to al mit­ten­te.

Dov’è fi­ni­to il lea­der cal­mo? Ha ri­po­sto l’equi­li­brio mo­men­ta­nea­men­te in sof­fit­ta, ha scel­to ob­tor­to col­lo la via del­lo scon­tro, nel­la spe­ran­za (ul­ti­ma, pro­ba­bil­men­te) di scuo­te­re le co­scien­ze, riat­ti­va­re le mo­ti­va­zio­ni dei sin­go­li e del grup­po. E di ri­chia­ma­re tut­ti al sen­so di re­spon­sa­bi­li­tà. E del re­sto chi, se non An­ce­lot­ti, de­ve tro­va­re gli sti­mo­li giu­sti per far gio­ca­re la squa­dra in ma­nie­ra di­ver­sa? Ec­co­la, l’in­ver­sio­ne di rot­ta. Ar­ri­va­ta ina­spet­ta­ta già do­me­ni­ca se­ra, do­po la «fi­gu­rac­cia» con­tro il Bo­lo­gna, quan­do An­ce­lot­ti per la pri­ma vol­ta ha mes­so i suoi gio­ca­to­ri di fron­te al­le re­spon­sa­bi­li­tà. «Sca­ri­can­do­li», è sta­to il pa­re­re di mol­ti. In real­tà pro­van­do a gio­ca­re, sta­vol­ta d’an­ti­ci­po, l’ul­ti­ma car­ta: aiu­tan­do­li a ri­tro­va­re ca­pa­ci­tà smar­ri­te, e a far le­va sul­la di­gni­tà. A di­re il vero, pri­ma ave­va fat­to au­to­cri­ti­ca, avo­can­do a sè la re­spon­sa­bi­li­tà di un gio­co len­to, po­co li­nea­re. Ca­pi d’ac­cu­sa: con­cen­tra­zio­ne di­scon­ti­nua e man­ca­ta ap­pli­ca­zio­ne. Ha ri­pe­tu­to ogni co­sa nel­lo spo­glia­to­io di Ca­stel Vol­tur­no, ascol­tan­do poi le ri­mo­stran­ze dei ra­gaz­zi che ave­va at­tor­no. A cuo­re aper­to, più o me­no. La ri­chie­sta di al­le­na­men­ti più ser­ra­ti, mag­gio­re cu­ra dei det­ta­gli e un’ana­li­si più pun­tua­le de­gli av­ver­sa­ri che di vol­ta in vol­ta si af­fron­ta­no. La sen­sa­zio­ne per­ce­pi­ta: gio­ca­to­ri bi­so­gno­si una gui­da più ser­ra­ta, for­se an­che più vi­ci­na. Me­to­di a cui il lea­der cal­mo non è abi­tua­to. Ha ge­sti­to spo­glia­toi di va­lo­re con au­to­re­vo­lez­za e ri­sul­ta­ti sul cam­po; ha vin­to cam­pio­na­ti e cop­pe, più di tut­ti in Eu­ro­pa. E mai era sta­to co­stret­to a una re­pri­men­da co­sì in­ci­si­va. Ot­ti­mo ge­sto­re, lo di­ce chiun­que è sta­to al­le­na­to da lui. A Na­po­li qual­co­sa non è an­da­to per il suo ver­so. Fi­nan­che il mo­du­lo (4-3-3) che ave­va im­po­sta­to con­tro il Bo­lo­gna, do­po che qual­che gio­ca­to­re glie­lo ave­va ri­chie­sto, è sta­to og­get­to di di­scus­sio­ne. Ades­so si fa co­sì, piac­cia op­pu­re no: ul­ti­ma spiag­gia pro­ba­bil­men­te per rad­driz­za­re la sta­gio­ne. Udi­ne­se (sa­ba­to) e Genk (mar­te­dì in Cham­pions): fal­li­re i due ap­pun­ta­men­ti si­gni­fi­che­reb­be ri­vo­lu­zio­ne. Non con­vie­ne a nes­su­no, club, squa­dra e al­le­na­to­re.

I gio­ca­to­ri si de­vo­no sen­ti­re re­spon­sa­bi­li. De­vo­no an­da­re in cam­po con più chia­rez­za. Ci de­vo­no met­te­re del lo­ro, lo stan­no fa­cen­do so­lo in par­te

Car­lo An­ce­lot­ti Al­le­na­to­re del Na­po­li

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