Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Il talento «emotivo» di Trod, il cestista ex operaio

- Carmelo Prestisimo­ne

L’occhio di bue è su Terrence Roderick, esterno di Filadelfia del Napoli basket, capace di creare cose mirabolant­i con la palla a spicchi.

Su Instagram si definisce Proud father e Game changer ovvero padre orgoglioso e giocatore capace di cambiare una partita. Triple, passaggi ad una mano col destro ma anche col mancino, schiacciat­e e stoppate nella ionosfera, assist di straordina­ria fattura. Skills che non tutti, anche al piano di sopra della Nba, hanno nel proprio bagaglio tecnico. Cestista sottile come un giunco che si avvicina ai due metri e va per i 32 anni, non più uno junior. Oggi è in forza al Napoli basket, il gm Antonio Mirenghi col presidente Federico Grassi si sono appassiona­ti al suo percorso di vita e al suo talento. «Trod», cresciuto alla Northeast Prep School, incantava sui playground della sua Pennsylvan­ia ma ha dovuto fare i conti ben presto con le responsabi­lità perché aveva una figlia da mantenere e il basket al tempo non gli produceva guadagno così ha fatto l’operaio malgrado la sua «laurea» incontesta­bile conseguita sui parquet.

Arriva in Europa 11 anni fa, gioca in Austria su segnalazio­ne del talent Manuel Capicchion­i. Due anni dopo è Cremona a dargli la chance della serie A ma due mesi dopo i lombardi lo tagliano. Poi la trafila tra Israele, la stagione nell’Agropoli di Giulio Russo e Antonio Paternoste­r con una gara super a Scafati negli ottavi per la promozione dove realizzò 36 punti, i campionati a Ferrara e Bergamo intervalla­ti da un anno di inattività e lo sbarco a Napoli, ancora in A2. Talentuoso ma anche emotivo e umorale abbastanza per orientare un gruppo e gli italiani più giovani. Nel derby contro Scafati del 10 gennaio mancava e Napoli ha vinto esaltando il play Monaldi, decisivo con i suoi 17 punti. Mercoledì contro l’Orlandina in Sicilia, dove Napoli ha perso (7263), ha giocato una partita complicata avendo un atteggiame­nto scomposto verso il pubblico siciliano, sempre corretto. I tecnici che lo osservano dicono che ha una postura quando è sul parquet poco dinamica, come se si stufasse di giocare, soprattutt­o quando non vede il canestro. Le parole giuste sono del suo coach Sacripanti: «É fermo dalla gara di Casale, si è mosso negli ultimi giorni e un po’ di fatica l’ha fatta ma abbiamo l’obbligo e il dovere di reinserirl­o piano piano».

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