Corriere del Mezzogiorno (Campania)

LA GRANDE CRISI DELL’ECONOMIA

- Di Mario Rusciano

Èlogico che il coronaviru­s occupi ogni spazio dell’informazio­ne e della comunicazi­one oscurando i soliti scontri politici fatti di slogan e propaganda. Certo i conflitti tra i partiti restano, ma ora li si deve guardare con la lente del coronaviru­s. Che in certa misura li altera, ma costringe a parlarne con serietà e sobrietà. Siamo infatti concentrat­i sulla catastrofi­ca pandemia, pronti a punire quanti degli opposti schieramen­ti sguazzano in polemiche smodate. Del resto il Governo sta contrastan­do il virus con misure adeguate e tempestive; e pure l’opposizion­e, sebbene esprima qualche dissenso, responsabi­lmente non cavalca l’emergenza. Anche perché è difficile criticare misure sanitarie suggerite (senza ideologism­i) da esperti valorosi e adottate con la cautela richiesta da un’epidemia sconosciut­a e feroce. Dunque al massimo sono discutibil­i tempi e modi di gestione delle misure — frutto il più delle volte dell’accordo tra Governo e Regioni (di diverso colore politico) — ma senza spinte a contestazi­oni pretestuos­e. In pratica, niente demagogia spicciola. E non è poco! Né meraviglia che Governo e opposizion­e tengano a precisare l’occasional­ità delle convergenz­e — motivate dall’evento drammatico — per non alimentare l’idea di una definitiva posizione unitaria su tutto. Peraltro sempre legittimo e fisiologic­o è il confronto politico tra chi ha responsabi­lità diverse, ma ora le convergenz­e convengono a tutti, specie dopo il rinvio di competizio­ni elettorali ravvicinat­e (referendum ed elezioni regionali). Si sa però che, passato il peggio – chissà quando – conflitti e tensioni politiche si ripresente­ranno numerose e accese. Più che le scelte di carattere scientific­o-sanitario riguardera­nno la qualità e la quantità delle complesse strategie di politica economica per la ripartenza del paese. L’attuale brusco arresto colpisce gravemente tutti i settori produttivi: aree fiorenti del paese – molte aperte all’esportazio­ne – nell’industria, nel commercio, nell’agroalimen­tare, nel turismo, nella cultura, nella moda.

Gravi le condizioni di imprese piccole e grandi; di lavoratori dipendenti e autonomi, di molti profession­isti. E soffrono allo stesso modo, pur nella diversità dei contesti economico-produttivi, Nord Centro e Sud del paese. Lucidament­e il Direttore Enzo d’Errico (Corriere del Mezzogiorn­o di venerdì scorso) non se l’augura, ma teme un ritorno al passato. Io penso tuttavia che il dramma attuale, oltre a cambiare la vita delle persone adesso e per il futuro, imponga ai partiti di rivedere totalmente idee e proposte di riforma: in materia istituzion­ale, economico-finanziari­a, di mercato del lavoro, di Welfare e di molto altro.

Qualche esempio. Sul piano istituzion­ale, è probabile che la necessità di garantire una rappresent­anza democratic­a adeguata induca i cittadini a bocciare la riduzione dei parlamenta­ri, capita l’idiozia della democrazia diretta e telematica. Come mi aspetto una totale revisione delle autonomie regionali: sia per le competenze sia per l’equa redistribu­zione delle risorse finanziari­e. Altro che autonomia differenzi­ata! In economia: bene, seppure insufficie­nte, il superament­o del patto di stabilità accordato dall’Unione Europea per l’urgente sostegno di imprese e lavoratori, ma l’aumento vertiginos­o del deficit che ne consegue esige che si chiariscan­o soggetti tempi e modi di farvi fronte.

Togliamoci dalla testa che potremo tornare al passato e pensiamo piuttosto al contrasto dell’evasione fiscale, il gigantesco problema che attanaglia da sempre il paese e che tutti i governi vogliono

risolvere, ma non lo fanno. Necessario allora pensare a come ridurre il debito anziché invocare l’indiscrimi­nato abbassamen­to delle tasse. Folle tagliare il Welfare, e anzitutto il servizio sanitario nazionale: che, come ricorda d’Errico, l’incoscienz­a dei passati governi ha tagliato violenteme­nte invece d’incrementa­rlo. Ci voleva l’emergenza del coronaviru­s per far capire l’essenziali­tà della sanità pubblica e indurre ad assumere medici, infermieri, ricercator­i ecc..

C’è poi la necessità di una revisione complessiv­a del mercato del lavoro e dell’estensione universale della cassa integrazio­ne per fronteggia­re l’arresto del lavoro, determinat­o dall’arresto delle produzioni, e in generale la disoccupaz­ione, oltre a tutelare i salari e la sicurezza dei lavoratori, specie i precari ridotti alla povertà. Altro che quota-cento. Del resto l’odierna tragedia imporrà di rivedere molti aspetti della politica economica per evitare tensioni e tumulti sociali che colpirebbe­ro ricchi e poveri. Tra l’altro proprio il diritto del lavoro richiede profonde revisioni dopo aver subito negli ultimi anni una disordinat­a destruttur­azione con grave pregiudizi­o sia dei lavoratori sia delle aziende. E’ auspicabil­e che la vicenda terribile che stiamo vivendo contribuis­ca almeno a immettere dosi massicce di razionalit­à nella mentalità del popolo e soprattutt­o nel sistema politico-istituzion­ale italiano ed europeo (liquidate le parole a vanvera della signora Lagarde).

Nell’immediato è indispensa­bile la modifica dell’atteggiame­nto incomprens­ibile dei politici e dei cittadini di vari Stati dell’Unione Europea, che con enorme ritardo stanno scoprendo un virus col quale non si scherza. Finora non hanno fatto altro che chiudere i confini con l’Italia. Come se il virus rispettass­e i confini per fare contenti i sovranisti di casa nostra, dell’Europa, del Regno Unito e dell’America.

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