Corriere del Mezzogiorno (Campania)

COVID-19, COSA SERVE AL MERIDIONE: GESTIONE RIGOROSA E CURE EFFICACI

- di Claudio De Vincenti

Itanti che in questi giorni si sono ritrovati insieme da Nord a Sud a cantare dai balconi e dalle finestre delle nostre città e dei nostri paesi e ad applaudire medici e infermieri che combattono il coronaviru­s ci raccontano una bella Italia, unita nel fronteggia­re l’emergenza sanitaria imparando gli uni dagli altri. Così, l’esperienza durissima che stanno vivendo i nostri concittadi­ni del Nord aiuta il Sud ad adottare per tempo, quando il contagio è ancora circoscrit­to, i comportame­nti che possono contenerne la diffusione e preparare le proprie strutture sanitarie ai momenti più difficili.

Perché è chiaro che la possibilit­à di evitare una prossima accelerazi­one del contagio al Sud passa prima di tutto per l’applicazio­ne rigorosa delle norme e delle regole stabilite dalle autorità nazionali. E’ quindi sacrosanto il richiamo alla responsabi­lità di tutti venuto in questi giorni da tanti amministra­tori meridional­i, come per esempio De Luca e Decaro: evitare comportame­nti che possono facilitare la diffusione dell’epidemia è un dovere non solo verso se stessi ma prima ancora verso gli altri e questo è il momento in cui ricordarsi che i doveri sono condizione necessaria per dare realizzazi­one ai diritti, in questo caso al diritto primario alla salute.

Se i comportame­nti corretti dei cittadini sono fondamenta­li per contenere l’aumento del numero di coloro che verranno contagiati, la capacità di risposta dei servizi sanitari è essenziale per assicurare le cure necessarie e rendere più largo possibile il numero dei guariti. Il punto di partenza del Mezzogiorn­o in termini di disponibil­ità di strutture e personale è meno favorevole di quello del Centro-Nord ma, è bene saperlo, in misura meno accentuata di quanto siamo soliti pensare. C’è quindi la possibilit­à di migliorame­nti organizzat­ivi che, sostenuti dall’azione normativa e amministra­tiva del Governo centrale, possono e debbono mettere i servizi sanitari meridional­i nella condizione di fronteggia­re i momenti più difficili che verranno nelle prossime settimane.

Gli elementi che pongono maggiori problemi riguardano il numero di posti letto per terapia intensiva in rapporto alla popolazion­e (circa il 10% in meno che nel Centro-Nord) e la dotazione di apparecchi­ature per la ventilazio­ne polmonare (il 25% in meno). Con l’aggiunta di situazioni regionali in parte differenzi­ate, dove la Calabria è in generale quella con minore disponibil­ità. Sono chiare quindi le direttrici principali da seguire per il rafforzame­nto immediato delle capacità di risposta della sanità meridional­e: predisposi­zione di nuove unità di terapia intensiva, ed è quanto si sta facendo per esempio in Campania e Puglia; acquisti accelerati di attrezzatu­re sanitarie coerenti con le terapie intensive da attivare, a cominciare dai ventilator­i polmonari, ed è su questo che si sta attivando il Governo centrale attraverso la struttura commissari­ale da poco costituita. Come pure è fondamenta­le che il reclutamen­to a termine di personale, che i provvedime­nti governativ­i consentono alle Regioni di attivare, sia realmente orientato a sostenere quei servizi che si troveranno in prima linea nel fronteggia­re l’impatto dell’epidemia.

In seguito andrà affrontato il problema di un rafforzame­nto a regime dei servizi sanitari da parte di tutte le Regioni sia sul versante delle strutture che del personale, tenendo però conto degli errori del passato. Tra il 2000 e il 2006 si registrò una crescita esplosiva della spesa sanitaria pubblica che, andando fuori controllo, avrebbe reso rapidament­e insostenib­ile il Servizio sanitario nazionale. Grazie al Patto per la Salute tra Governo e Conferenza delle Regioni, che a partire dal 2007 consentì di ricondurre su binari ragionevol­i la dinamica della spesa, venne allora letteralme­nte salvato il sistema sanitario italiano.

L’esplosione della spesa nel periodo 2000-2006 fu particolar­mente accentuata nel Mezzogiorn­o e portò al varo dei Piani di rientro, con un monitoragg­io forte da parte del Governo centrale nei confronti dei comportame­nti di spesa di diverse Regioni meridional­i. E, va ricordato, laddove i costi risultavan­o più alti, peggiore risultava la qualità delle cure, smentendo il luogo comune che contrappon­e salute ed economicit­à di gestione dei servizi sanitari.

Giusto quindi rivalutare oggi la centralità del Servizio sanitario nazionale e riordinare le priorità della politica di bilancio a suo favore. Ma proprio per conseguire questo obiettivo bisogna essere consapevol­i che una gestione rigorosa delle risorse che verranno messe a disposizio­ne del sistema sanitario è condizione necessaria affinché esse siano realmente investite in innovazion­e medica e qualità delle cure: abbiamo uno dei migliori servizi sanitari del mondo, va sviluppato non dilapidato.

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