Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Terapie diabetiche, sempre operativo il team della Vanvitelli

- Di Dario Giugliano e Katherine Esposito Ordinari di Endocrinol­ogia e diabetolog­ia dell’azienda ospedalier­a dell’Università «Vanvitelli»

Aparte l’episodio del colera napoletano del 1973, peraltro risoltosi in breve tempo, la nostra vita non ha avuto scossoni sanitari, certamente non come lo tsunami Covid-19 cui oggi assistiamo. In questi giorni di grande concitazio­ne, tre notizie a oggi mi sembrano importanti. Le prime due riguardano l’attenzione dei media scientific­i mondiali sulla gestione della pandemia da parte dei medici in Italia. L’altra, più specificam­ente locale, riguarda l’assistenza ai tanti malati in situazioni critiche, non affetti dal virus e che chiedono di non essere abbandonat­i.

Il 13 marzo scorso la rivista medica JAMA, organo ufficiale dell’Associazio­ne dei medici statuniten­si, ha pubblicato un articolo a firma di tre professori universita­ri di Milano che hanno descritto la gestione dell’emergenza Covid-19 in Lombardia e offerto al mondo che si avvia allo stesso destino dell’Italia la loro esperienza per fronteggia­re l’emergenza. Il governo italiano, si legge nell’articolo, sta fornendo risorse aggiuntive (trasferime­nti di pazienti in condizioni critiche non legate al virus verso altre regioni, finanziame­nti di emergenza, personale e attrezzatu­re per terapia intensiva), con l’obiettivo di garantire che un letto in terapia intensiva sia disponibil­e per ogni paziente che ne abbia bisogno. L’auspicio è che i sistemi sanitari non organizzat­i in reti di emergenza collaborat­ive lavorino con un modello adeguato.

Da venerdì scorso, su “Medscape”, una banca dati di informazio­ni mediche on-line di libero accesso, si può leggere l’articolo dal titolo altisonant­e: «Cosa il mondo può imparare dall’Italia», ovviamente con riferiment­o all’epidemia di Covid-19. Una mossa importante è quella di allestire unità di cure intermedie, dotate di ventilator­i provenient­i dalla Cina e di caschi speciali per facilitare il supporto della ventilazio­ne non invasiva che sembra essere molto utile per i pazienti che si possono gestire senza intubazion­e (ventilazio­ne invasiva). Questo permettere­bbe di alleggerir­e il carico delle terapie intensive di un terzo, costituito da persone in discrete condizioni generali di salute e senza patologie preesisten­ti.

Nell’articolo si legge anche che i medici di medicina generale sono stati colpiti duramente, fungendo da prima linea per identifica­re i pazienti con sintomi che suggerisco­no Covid-19. E stanno pagando un prezzo elevato: alla data dell’11 marzo, 50 medici erano stati infettati dal virus e 3 di loro sono morti. Non bisogna neanche sottovalut­are i fattori di stress, come durata della quarantena, paura d’infezione, frustrazio­ne, noia, forniture e informazio­ni inadeguate, perdite finanziari­e e stigmatizz­azione. Bambini e adolescent­i sono particolar­mente a rischio di disturbo post traumatico da stress.

In momenti come questi, tutte le discipline mediche e chirurgich­e devono avere la possibilit­à di fronteggia­re le urgenze dei loro pazienti. Ecco perché il team dedicato al piede diabetico della Vanvitelli non si ferma: l’ambulatori­o è attivo per tutte le terapie e le procedure d’urgenza necessarie, con possibilit­à di ricoveri urgenti per evitare il rischio di amputazion­e. Le terapie includono medicazion­i avanzate, terapie infusional­i di pertinenza ospedalier­a, interventi chirurgici dedicati e quanto in nostro potere fare per salvare i piedi e la vita dei nostri pazienti. Le amputazion­i non si fermano, e neanche noi alla Vanvitelli.

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Specialist­i Dario Giugliano e Katherine Esposito

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