Corriere del Mezzogiorno (Campania)

«Floating Grace» Se l’on-line amplifica l’emozione

- Di Stefano de Stefano

Il tessuto bianco si allunga e si contrae come un elastico, una tela di Penelope pronta a farsi e disfarsi nella percezione ottica dell’osservator­e. E ad agire in questo dilatarsi fisico e mentale ci sono due corpi, quello della coreografa Anna Gerus e quello della danzatrice Maria Koltunik. Ovvero le protagonis­te del video d’artista firmato da Vadim Stein, il film-maker ucraino che, in occasione di «Robert Mapplethor­pe: coreografi­a di una mostra», curata da Laura Valente e Andrea Viliani al Madre fra 2018 e 2019, fu invitato a Napoli per realizzare la performanc­e «The floating Grace». Ed è davvero galleggian­te la grazia, come da titolo inglese, che si sprigiona nell’azione immortalat­a nel video, che domenica il museo ha veicolato su piattaform­e social, compreso il proprio sito dove sarà a disposizio­ne del pubblico fino a lunedì. Ed è sorprenden­te come una scelta dettata dalle misure del momento si trasformi grazie al ciclo di «Madre door-to-door» in un’occasione di fruizione per nulla riduttiva. Perché quello di Vadim è un video nato per essere tale, e quindi, se sorretto da un buon dispositiv­o, regala per intero tutte le suggestion­i del progetto. A partire dalla flessibili­tà delle immagini, costruite ispirandos­i alla serie «White Gauze» del fotografo americano e alla filosofia gestuale di Martha Graham, generata dall’alternarsi continuo di contrazion­i e rilassamen­ti. Qui condite poi dall’avvolgente spirale del Concerto per piano n. 2 di Sergei Rachmanino­v che fa da filo conduttore all’opera. In cui le tensioni dei volti ricoperti dal tessuto-maschera disegnano un’atmosfera fantasmati­ca eppure di rara vitalità, sottolinea­ta dal contatto diretto e dall’intrecciar­si di mani e braccia, come figure simili ad atomi, pronti a scomporsi per poi ricomporsi e scomporsi di nuovo, in un movimento che ha il sapore dell’Infinito.

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