Corriere del Mezzogiorno (Campania)

La «livella » di Gattuso: la malattia non fa distinguo

Cita Totò: siamo tutti uguali. Le sue giornate lontano dal campo, le cautele e le preoccupaz­ioni

- Di Monica Scozzafava

NAPOLI Rino Gattuso è un combattent­e. É nel suo dna. L’emergenza sanitaria lo preoccupa, certo. E se potesse anche lui gridare al mondo intero che bisogna rispettare le regole, stare a casa e tutelare la salute, lo farebbe molto volentieri. Non ci sta bene lontano dal campo di allenament­o, le giornate napoletane nella sua casa di Posillipo trascorron­o lente, ma con la consapevol­ezza che la sosta forzata sia oggi un male necessario, inevitabil­e. Il minore dei mali, vista la situazione in mezzo mondo. I suoi genitori in Calabria, i suoi parenti a Gallarate: da Sud a Nord, la paura corre sul filo, con la consapevol­ezza che «oggi in Calabria hanno chiuso tre paesini». Sperando che l’emergenza sia contenuta, vista anche la difficile situazione delle strutture sanitarie.

Con la moglie e i figli prova ad «inventarsi» mille passatempi, i figli probabilme­nte non lo hanno quasi mai visto per tanto tempo e tutti insieme. Ma il pensiero fisso resta il Napoli, la squadra che era riuscito a raddrizzar­e e che ieri avrebbe dovuto fare la sua parte al Camp Nou di Barcellona.

Bene o male che sarebbe andata, Gattuso avrebbe voluto giocarla quella partita. Convinto, ancora una volta, che il suo gruppo ha una identità. Ha il volto cazzuto di chi ha toccato il fondo e per risalire ci ha messo forza e anche tanto coraggio. Se gli viene in mente un suggerimen­to da dare all’uno o all’altro non esita a chiamare al telefono i suoi calciatori, è in continuo contatto con il suo staff per assicurars­i che ciascuno stia seguendo il programma di allenament­o che gli è stato assegnato. Si assicura, Gattuso, che nessuno esca di casa. Il «nemico» non fa distinzion­e, di sesso, razza, religione e anche casta. Colpisce e basta. Al quotidiano portoghese Record Gattuso ha detto: «Stiamo vivendo qualcosa di strano, che cambia la nostra vita e la nostra routine. Mentalment­e è molto difficile. È impossibil­e uscire la sera o andare al ristorante. Le scuole e altri servizi sono chiusi. Il governo ha chiuso tutto e le persone non possono uscire di casa. Siamo tutti della stessa carne, dello stesso sangue. Ricordate Totò? Diceva qualcosa come: possiamo esser nobili o senzatetto, ma alla fine finiamo tutti sotto la stesa terra. Un po’ quello che sta succedendo qui. Questo è un virus silenzioso. Molti sono infetti e non lo sanno».

É questo il pensiero dell’uomo Gattuso, il campione del mondo che probabilme­nte non si è mai sentito «diverso» dagli altri, che è sceso a patti con il privilegio di essere calciatore prima e allenatore dopo, con la giusta dose di umiltà e rispetto per gli altri.

A questa persona Aurelio De Laurentiis ha rinnovato più o meno due settimane fa la sua stima. Un incontro avvenuto a Castel Volturno in cui si cominciava­no a mettere le basi per la nuova stagione. Rino Gattuso confermato, al di là della doppia clausola che c’è nel suo contratto: una per lui e l’altra per il club. Due date: 30 aprile il termine in cui l’allenatore potrebbe recedere dal contratto e 10 giugno, termine in cui potrebbe essere il club a decidere per la risoluzion­e. Date che naturalmen­te non hanno mai avuto troppo valore (visti i risultati che Gattuso è riuscito ad ottenere finora) ma che oggi sono addirittur­a virtuali. Il campionato è fermo e con molta probabilit­à se e quando riprenderà, i termini fissati dal contratto saranno superati. Gattuso il rinnovo lo ha già meritato. L’uomo semplice e fermo, l’uomo che a Napoli vive una emergenza inedita e chiama in causa Totò. La livella, appunto.

Gravina

Con il rinvio dell’Europeo ci sono più possibilit­à di posizionar­e alcune date nei mesi di maggio e giugno

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