Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Aggrappati al cellulare per aperitivi di gruppo

- di Marco Marsullo

Siamo un popolo strano. Anzi, una razza strana. E per strana intendo complicata, meraviglio­samente complicata.

Indecifrab­ile, contraddit­toria, che si arrende facile e altrettant­o facile si incaponisc­e su qualcosa, che comincia a essere il punto di partenza del suo nuovo equilibrio.

Il rapporto con il nostro telefono cellulare – ormai smartphone – ne è l’emblema. Quanti di noi affermano con un filo di nevrosi che odiano averci a che fare? Siamo gli stessi che poi, però, per staccarci dallo scroll selvaggio con il pollice ci servono le secchiate d’acqua gelata. In questa nostra lotta silenziosa, fatta di strade vuote (non è ancora abbastanza, lo ripeterò in ogni articolo: state a casa!) e stanze illuminate, siamo miriadi di isole di un arcipelago nel quale non sbarca mai nessuno.

Eppure non siamo mai stati così vicini. Quello stesso telefono che ci crea nevrosi e fastidi, adesso è lo strumento con il quale siamo aggrappati a chi amiamo, a chi ci manca. Le dirette social, specie quelle dei vip, ci stanno tenendo compagnia.

Alessandro Cattelan si è inventato una puntata del suo EPCC con due videointer­viste deliziose a Valerio Mastandrea e Federica Pellegrini.

Dario Brunori (aka Brunori Sas) l’altro ieri ha tenuto un concerto dal salotto di casa sua, voce e pianola, di oltre un’ora. Puro spettacolo. E vogliamo parlare delle nostre videochiam­ate di gruppo per fare l’aperitivo in casa, con la birra del discount e il bicchiere del servizio della nonna? Resistiamo. Con coraggio, inventiva e un velo di italica simpatia sempre acceso.

E se tutti faremo il nostro dovere, cioè restare in casa, spezzare la catena del contagio come ci è stato chiesto, ricorderem­o questo periodo anche con un filo di nostalgia. Ma di questa piccola parte (futura) di noi, parlerò domani, sempre qui. Dove volete che vada?

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