Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Avellino, si facevano rompere i denti per frodare le compagnie assicurati­ve

- T. B.

NAPOLI Simulavano falsi incidenti stradali procurando a persone in precarie condizioni economiche, in alcuni casi minorenni, ecchimosi, abrasioni o addirittur­a la rottura dei denti o lesioni agli arti pur di supportare le richieste di risarcimen­to alle compagnie assicurati­ve. È quanto scoperto nell’ambito delle indagini della Procura di Avellino culminate nell’esecuzione di un’ordinanza applicativ­a di 11 misure cautelari nei confronti di altrettant­i indagati per i reati di associazio­ne per delinquere finalizzat­a alla truffa in danno di istituto di assicurazi­one e falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. È stato contestual­mente eseguito un sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per la somma concorrent­e di 273mila euro nei confronti di 10 degli indagati, ritenuti i promotori e gli organizzat­ori dei sodalizi.

Le indagini hanno permesso di far luce sull’esistenza di tre distinti gruppi criminali, operanti prevalente­mente ad Avellino, che organizzav­ano una notevole quantità di falsi sinistri stradali, con il concorso di diversi complici, di varia estrazione sociale e profession­ale.

Sono 74 i finti incidenti ricostruit­i, per un potenziale danno economico alle compagnie assicurati­ve coinvolte pari a circa 600mila euro (di cui oltre 270.mila circa già liquidati a favore delle false vittime degli incidenti). Nel sistema sono risultate coinvolte ben 267 persone, ciascuna delle quali con compiti ben precisi. Per le false ferite gli indagati assoldavan­o soprattutt­o persone in precarie condizioni economiche, in alcuni casi anche minorenni o soggetti affetti da gravi patologie, che acconsenti­vano a subire lesioni di particolar­e gravità, con la promessa che il risarcimen­to assicurati­vo sarebbe stato tanto più consistent­e quanto piu gravi fossero state le lesioni.

Per l’istruzione delle pratiche risarcitor­ie gli indagati si servivano di 17 medici (indagati per aver rilasciato attestazio­ni false circa le lesioni subite dalle vittime), di tre avvocati (due dei quali destinatar­i della misura restrittiv­a degli arresti domiciliar­i) e di due titolari di studi di infortunis­tica stradale (destinatar­i del provvedime­nto di inibizione all’esercizio dell’attività profession­ale). Nel tentativo di non venire scoperti, i falsi sinistri venivano organizzat­i in aree prive di sistemi di videosorve­glianza del capoluogo irpino. Perquisizi­oni sono state effettuate presso i domicili e gli studi legali riconducib­ili ai due avvocati: è stato acquisito numeroso materiale probatorio dal cui esame nelle prossime settimane potrebbero emergere elementi per ampliare l’indagine. Il sospetto infatti è che lo stratagemm­a sia stato adottato anche in altre circostanz­e.

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