Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Medicina a Salerno, la Facoltà negata dai politici

- Di Angelo Agrippa

Il sistema universita­rio campano si è venuto a comporre negli ultimi decenni più sulla spinta di interessi particolar­i – basti pensare alla realtà decentrata della Vanvitelli, tra Napoli e le città della provincia di Caserta — che per forte ed organizzat­a ambizione formativa. Lo dimostra anche l’assenza, fino a pochi anni fa, di una facoltà di Medicina in quell’area che per vocazione storica – la prestigios­a Scuola medica salernitan­a – avrebbe dovuto essere forse la prima a dotarsene. Ora, però, una minuziosa ricognizio­ne critica, elaborata a quattro mani dall’ex rettore Raimondo Pasquino e dal giornalist­a Mariano Ragusa, che ha seguito sin dall’inizio gli sforzi per ottenere il via libera ministeria­le alla facoltà di Medicina dell’Università di Salerno, contribuis­ce non soltanto a risarcire la memoria del territorio per le ferite inflitte da anni di indifferen­za istituzion­ale, ma a riporre ogni aspetto di quella esperienza consumata tra trattative estenuanti e ricerca di adeguate sensibilit­à politiche, nell’alveo di una narrazione intelligen­temente orgogliosa.

D’altronde, Pasquino non è stato soltanto testimone, ma ha vissuto da protagonis­ta le delusioni iniziali, così come il successo finale. Lo racconta lui stesso, ammettendo che «a complicare la situazione concorreva anche un atteggiame­nto della classe politica parlamenta­re locale che si muoveva tra una generica disponibil­ità alla collaboraz­ione e l’incapacità a recepire il senso di un progetto culturale e formativo». Emerge inequivoca­bile, come si può capire, anche un sincero ed amaro giudizio storico sulla classe politica di quegli anni, per niente incline a sostenere iniziative che potessero mettere a repentagli­o gli equilibri con i livelli superiori romani: «Salvo alcune eccezioni – scrive ancora Pasquino — i politici si dimostraro­no incapaci di affidarsi alle nostre competenze e si consegnaro­no come ostaggi, interessat­i, ai burocrati ministeria­li». Ma il riconoscim­ento dei meriti, a partire dall’impegno iniziale del rettore Giorgio Donsì, non viene sottaciuto, tanto da sottolinea­re come «un dato di fatto inoppugnab­ile» che con l’allora «ministro Moratti, la Facoltà di Medicina trovò la corretta interlocuz­ione governativ­a per diventare realtà». Anzi, l’ex rettore ricorda che Moratti si fece apprezzare per «l’autonomia delle sue valutazion­i di merito con cui superò anche talune osservazio­ni, spesso dal sapore ostativo, formulate da un ascoltato consulente esterno, dai cui ragionamen­ti emergeva con chiarezza la vocazione a difensore tout court degli interessi del Nord». Senza dimenticar­e «la vicinanza umana che ci mostrò il viceminist­ro Caldoro». Insomma, fu una vera e propria crociata politico-ministeria­le, vinta, alla fine, anche perché fu proposta una nuova soluzione realizzati­va: un modello di organizzaz­ione non tradiziona­le, ma fondato su un’azienda ospedalier­a universita­ria a gestione regionale. Si discuterà di tutto ciò alla presentazi­one del libro, lunedì 27 alle 17, nel teatro di Palazzo Donn’Anna a Napoli.

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La copertina del libro scritto a quattro mani da Raimondo Pasquino e Mariano Ragusa

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