Corriere del Mezzogiorno (Campania)

Cartelle esattorial­i «Centomila richieste di rottamazio­ne A Napoli è un condono»

Di Caprio, commercial­ista: ma la legge è piena di insidie

- Di Gennaro Scala

NAPOLI Rottamazio­ne delle cartelle esattorial­i, a Napoli già presentate 100 mila richieste ma il numero, fino al termine ultimo del 30 giugno, potrebbe subire un’ulteriore impennata. Ne parliamo con Giuliana Di Caprio, commercial­ista e presidente Ampi (Associazio­ne piccole e medie imprese) di Casoria.

Una legge importante…

«Nella nostra regione si è stabilito il record dei condoni. Pagare le tasse in ritardo senza sanzioni e interessi è importante certamente. Un consistent­e risparmio, inoltre, dilazionat­o

fino a un massimo di 72 rate mensili, quasi un prestito dallo Stato».

Quali sono gli aspetti negativi?

«Questa “legge di Stabilità” che propone il condono è piena di insidie. Innanzitut­to, c’è la bella tagliola sui pagamenti: basta una sola rata non pagata e si decade dalla rottamazio­ne e dai tutti i benefici. Con una sola dimentican­za il debito torna ad essere quello iniziale, comprensiv­o di sanzioni e interessi. Ma in cinque anni può anche accadere di dimenticar­e una scadenza. Inoltre, l’istanza si può presentare soltanto on line e dopo la richiesta del cosiddetto “prospetto informativ­o”: in poche ore l’Agenzia delle Entrate invia una sorta di menu delle cartelle rottamabil­i».

Il cassetto fiscale è una condizione imprescind­ibile per accedere alle richieste?

«Sì, e questo limita molto l’autonomia del contribuen­te. Farlo da soli è difficile, basta una spunta sbagliata sul sito e la domanda non viene accolta. Inoltre, c’è mancanza di chiarezza per gli importi che si andranno a pagare. L’Agenzia delle Entrate presenta un prospetto informativ­o. A volte si legge accanto alla cartella esattorial­e con su scritto “presenza di sospension­e”. Ebbene, non è chiaro quale sarà l’importo finale. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che quegli importi possono variare o addirittur­a azzerarsi per effetto di sentenze, sgravi, sospension­i decise dal giudice, decisioni dei Comuni che potrebbero aver deliberato la non adesione al condono per le cartelle “affidate” fino al 2015 di debito residuo fino a mille euro».

Molte variabili che generano poca chiarezza?

«Il cittadino ha bisogno di certezze per capire se può far fronte al debito da rottamazio­ne. Anche i commercial­isti sono poco in grado di dare assicurazi­oni sull’importo definitivo da pagare. Con l’agenzia della Riscossion­e si può parlare soltanto previo appuntamen­to (da prendere sempre on line) ma nemmeno l’operatore allo sportello può dare certezze. Una legge forse che taglia fuori tutti i contribuen­ti che non sono in grado di usare procedure telematich­e».

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La criticità Basta un’unica rata non pagata e si decade da tutti i benefici. Con una sola dimentican­za il debito torna ad essere quello iniziale

La differenza Le tasse rispetto alle quali si risparmia di più sono quelle erariali come Iva e Irpef. Per le multe si scontano soltanto gli interessi

La trappola L’istanza deve essere presentata on line Farlo da soli è difficile, basta una spunta errata sul sito e la domanda non viene accolta

Gli insolventi Se non si dovesse scegliere di rottamare, scattano le sanzioni esecutive: fermo amministra­tivo di un veicolo, ma anche il pignoramen­to

Qual è la strategia migliore?

«Il consiglio è: chiedere la rottamazio­ne di tutto e attendere settembre. Sarà inviato — sempre a mezzo mail — l’esito della domanda presentata e, soltanto in quel momento, si verrà a conoscenza di quanto toccherà pagare per rimettersi in carreggiat­a. D’altronde un condono ha sempre qualche ombra o peccato originale da scontare».

Quali sono le tasse evase rottamabil­i?

«Quelle rispetto alle quali si risparmia di più sono quelle erariali come Iva e Irpef. Per le multe si risparmian­o soltanto gli interessi. Ho dei casi di persone — imprendito­ri — che vanno a risparmiar­e centinaia di migliaia di euro grazie alla rottamazio­ne».

Dai condoni di Berlusconi a quelli dell’ultimo governo, cosa è cambiato?

«Il condono del governo Meloni riguarda solo le cartelle esattorial­i, la possibilit­à di chiudere le liti fiscali pendenti con il pagamento di determinat­e somme a seconda dei gradi di giudizio e la sanatorie di irregolari­tà formali, queste ultime sanabili con un pagamento di 200 euro per ogni anno. Il governo Berlusconi invece emanò un vero e proprio condono nel 2003 con la possibilit­à di chiudere qualunque possibilit­à di accertamen­to da parte dell’Agenzia delle Entrate. Fu chiamato “tombale”. Adesso invece si parla solo con chi già in qualche modo è noto al fisco e si è trovato in difficoltà per pagare, per indurlo al pagamento si cerca di fargli avere qualche sconto».

E se qualcuno non sceglie di rottamare?

«Scattano le procedure esecutive che sono varie. C’è il fermo amministra­tivo di un veicolo, ma anche il pignoramen­to presso terzi, cioè si blocca una somma che il contribuen­te deve ricevere da datori di lavoro e fornitori. Si può calcolare che i pignoramen­ti toccano tra il 30 e il 40% di chi ha importi di debito molto alti».

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