Corriere del Mezzogiorno (Campania)

«Venite a Scampia perché è verde e spaziosa»

Giovanni Zoppoli, fondatore del Mammut: «Finché si verrà qui per fare del bene avremo perso È una parte della città e va vissuta»

- Di Daniele Sanzone

Il barrito del Mammut di Scampia si farà sentire, in piazza Giovanni Paolo II, per tutta l’estate. Una piazza enorme e desolata come un deserto che, da giugno a luglio, si riempirà di bambini, momenti di incontro e giornate di studio. Il Mammut, insieme alle scuole, ha organizzat­o giochi, laboratori di narrazione, serigrafia e costruzion­e di un libro «di classe» e mille avventure per ridare la piazza ai cittadini. «È la visione politica di una città vibrante – spiega Giovanni Zoppoli fondatore dell’associazio­ne – che sceglie di non prostituir­si all’economia di mercato».

In questi anni il Mammut, avendo come guida l’esperienza del Gridas, ha realizzato una mediateca, laboratori di scuola attiva, una scuola di italiano per migranti, lo sportello di orientamen­to, l‘ambulatori­o di medicina omeopatica, il supporto didattico per adolescent­i. «Il nostro obiettivo – continua Giovanni Zoppoli – è rendere gli spazi vivibili e accessibil­i». Il Mammut è un luogo di aggregazio­ne cittadina ma anche un centro di sperimenta­zione e ricerca pedagogica che, da oltre 15 anni, lavora lontano dai riflettori, costruendo speranza e creando anticorpi. «I riflettori noi cerchiamo di accenderli sulla piazza e non sul nostro lavoro, perché il racconto egoico ci inguaia, si mangia il lavoro». Ma per accedere ai bandi non c’è bisogno di visibilità? «Sì è un cane che si morde la coda» ammette Zoppoli: «Ma la burocrazia divora il volontaria­to e la profession­alità, le associazio­ni hanno iniziato a creare reti associativ­e fittizie per accaparrar­si soldi distruggen­do di fatto le reti reali, in questo modo lo Stato ci ha reso mendicanti del sociale. Una guerra tra poveri che non fa bene a nessuno».

Il Mammut ha coinvolto oltre 10.000 tra bambini, ragazzi e adulti italiani, migranti e rom e contribuen­do alle azioni di recupero per una cinquantin­a di spazi pubblici nei diversi contesti visitati. «Il bilancio di questi anni è positivo – spiega Zoppoli – sono arrivato nel quartiere negli anni ’90, arrivavo con la metro per andare nei campi rom a lavorare coi ragazzi, e il quartiere era letteralme­nte abbandonat­o, quando si arrivava a Scampia ad accogliert­i c’erano tossici d’eroina barcollant­i e mari di siringhe. Gli unici punti di riferiment­o del quartiere allora erano il Gridas e la chiesa della Resurrezio­ne di padre Vittorio Siciliani. Il cambiament­o è stato notevole anche grazie alla narrazione che ha attraversa­to questi luoghi». Eppure il Mammut è una realtà destinata a scomparire. «Teoricamen­te si – afferma Zoppoli – quando si riuscirà a rendere viva piazza Giovanni Paolo II e a trasformar­e quello che c’è intorno non ci sarà più bisogno di noi». Cosa manca ancora? Abbiamo suggerito di aprire il cancello della villa comunale – continua – per far si che si potesse accedere da più punti e invece il comune preferisce nasconders­i dietro scuse burocratic­he mentre basterebbe veramente poco per restituire questo posto alla collettivi­tà».

Il Mammut lavora con scuole di Bagnoli, Scampia e del centro storico di Napoli e della Basilicata, un lavoro che dura tutto l’anno e che domani sarà presentato alle istituzion­i con la speranza che si facciano promotori di un processo di trasformaz­ione della scuola per farla diventare attiva. «Celestine Freinet dice che la matematica e la storia – continua Zoppoli – la impari usando il corpo. Io sono cresciuto girando per strada, in questi anni invece ci hanno inculcato la paura del fuori, i bambini non giocano più in gruppo per strada, ma sono soli davanti a uno schermo mentre gli studi ci dicono che bisogna liberare i corpi, non si può stare 8 ore dietro a un banco di scuola. È più sano fare uscire il figlio la sera con gli amici che lasciarlo davanti a uno schermo». Una mentalità che trova radici ancora più forti in quartieri considerat­i pericolosi. «Sì, la sfida è ribaltare questa mentalità, in questi giorni a Scampia sono venuti dei bambini dei Quartieri Spagnoli e si sono sorpresi a giocare il gioco dell’oca in piazza, perché in centro non sono abituati a vivere questi spazi. Fino a quando la gente verrà a Scampia per fare del bene avremo perso, devono venire per vivere una parte della città che ha incredibil­i spazi e un verde che non si trova da nessun’altra parte».

Matematica e storia le impari usando il corpo

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