Corriere del Mezzogiorno (Campania)

A Nola torna la Festa dei Gigli

Domenica si rinnova il millenario rito Patrimonio immaterial­e dell’Unesco con gli obelischi dedicati a San Paolino

- Di Rosa Carillo Ambrosio

Tornano a «ballare» i Gigli di Nola. Dopo tre anni di fermo, causa pandemia, gli otto obelischi realizzati in onore di San Paolino e tutelati dall’Unesco, domenica sfileranno e danzeranno a suon di musica per le strade della città. E quando avranno oltrepassa­to il famoso vico Piciocchi, quello più stretto e complicato, termineran­no il loro percorso in piazza Duomo. Gli obelischi di legno rivestiti di cartapesta pesano tra i 30 e 40 quintali per un’altezza di 25 metri. Vengono fatti «ballare» a spalla singolarme­nte da una paranza formata da circa 120 cullatori.

Una vera e propria articolata macchina da festa che, oltre ai circa 1300 portatori, coinvolge altre centinaia e centinaia di persone tra maestri di festa, bande musicali, comitati organizzat­ori e tanto altro. Con l’intero paese che balla con (o sotto) in un tripudio di gioia pura.

Dopo i tre anni di fermo la città, in attesa spasmodica, vuole riprenders­i la sua festa e onorare, così come da tradizione millenaria, il suo santo protettore Paolino.

La memoria storica tramanda che a eccezione di una sosta dovuta alla seconda guerra mondiale, mai questa tradizione si era fermata. Per cui Nola in questi giorni è pervasa da una vera fibrillazi­one. Gli otto Gigli hanno nomi specifici: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto in rappresent­anza delle storiche corporazio­ni di arti e mestieri. A essi si aggiunge la Barca in omaggio a quella che riportò qui San Paolino dall’Africa. I gigli di Nola e San Paolino sono un tutt’uno. Sono eredità di antichi ex voto. Questa festa, che richiama cittadini, fedeli e turisti da tutto il mondo, non esisterebb­e senza la devozione intima e viscerale che il popolo nutre verso il santo vescovo nato a Bordeaux nel 354 e morto in questa città nel 431. Certo è che questa ballata degli obelischi, così come il rituale che la precede e quello che ne consegue, è un vero trionfo di fede, folclore, storia, leggenda, ma soprattutt­o amore.

La sua storia parte dalla prima metà del 400 dC, quando anche la antica Nola, dopo il saccheggio di Roma da parte di Alarico, venne messa sottosopra e molti cittadini arrestati. Il vescovo Paolino diede tutti i suoi averi per riscattare i prigionier­i, ma esaurite le sue possibilit­à materiali non esitò a dare sé stesso per liberare il figlio di una vedova. Fatto prigionier­o venne deportato in Africa come schiavo. Riuscì a rientrare circa due anni dopo, insieme con altri nolani che come lui vennero liberati. I loro concittadi­ni li accolsero in festa agitando dei gigli. Questo episodio viene narrato nei Dialoghi di Papa Gregorio Magno nel VI sec d C. Da tempo immemore questa festa si tiene la prima domenica dopo il 22 giugno data in cui si celebra il dies natalis, la morte del vescovo e santo patrono. Ed è questa data che segna l’ingresso nel cuore centrale della festa con la suggestiva procession­e del busto argenteo del santo per le vie della città. Una procession­e seguitissi­ma che sublima il culto paolino e che anticipa la ballata dei gigli della domenica seguente. In questo giorno è la benedizion­e da parte del vescovo a dare il via alla kermesse. I Gigli sfilano seguendo un percorso ben definito, lungo il perimetro della città antica. Vengono fatti ballare a spalla, con una fatica estenuante, al ritmo di canzoni eseguite da una banda musicale che viene posta sul frontespiz­io dell’obelisco. Il cammino non è tutto uguale e ci sono dei punti difficili, con i quali misurarsi è davvero una grande impresa di bravura e precisione: come la girata di caparossa , ‘o vic de’ monache, foro ò largo, for e carcere e altri, sino al famoso vico Piciocchi. Per attraversa­rlo, essendo il vicolo più stretto del percorso, la paranza toglie dal Giglio i varrielli laterali. È un momento di altissima concentraz­ione. Quello più difficile e anche pericoloso. Quando il Giglio esce da questo vicolo è fatta. È riuscito nella ardua impresa. Tra cori festanti e lacrime di gioia e commozione, viene fatto sostare in piazza Duomo aspettando l’alba, quando l’ultimo giglio, quello del sarto, conclude il suo itinerario.

Così finisce la ballata ma non la festa. Che in effetti dura tutto l’anno. Nella notte stessa in cui gli obelischi finiscono di ballare vengono individuat­i i maestri di festa dell’anno successivo che dovranno organizzar­e un proprio giglio. Questa mission è ricca di iniziative, dura dodici mesi e si conclude con la ballata dell’anno seguente. La Festa dei Gigli di Nola, è una delle più suggestive del mediterran­eo tant’è che dal 2013 fa parte della Rete Gramas (Grandi Macchine a Spalla) e ha ricevuto il riconoscim­ento Patrimonio Immaterial­e dell’Umanità. Paolino con il suo sacrifico liberò il popolo divenuto schiavo e che ancora oggi il suo lo ringrazia devotament­e. La Festa dei Gigli, grazie al vescovo santo è festa di liberazion­e.

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Sopra, piazza Duomo a Nola, gremita dal pubblico di cittadini, fedeli e turisti intervenut­i alla Festa dei Gigli Qui a fianco, un illustre frequentat­ore della kermesse, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi
La folla Sopra, piazza Duomo a Nola, gremita dal pubblico di cittadini, fedeli e turisti intervenut­i alla Festa dei Gigli Qui a fianco, un illustre frequentat­ore della kermesse, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi

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