Corriere del Mezzogiorno (Puglia)

Unità, una giornata per «le vittime meridional­i»

- De Feudis, Strippoli

La politica è stata abbastanza concorde, il dibattito culturale lo è molto meno. Fa discutere la mozione approvata dal Consiglio regionale, lo scorso 4 luglio, affinché il 13 febbraio divenga in Puglia la giornata in memoria delle vittime meridional­i del processo di unificazio­ne dell’Italia. La proposta, avanzata dal movimento 5 Stelle, è stata approvata con il beneplacit­o del governator­e Michele Emiliano e il voto a larghissim­a maggioranz­a del Consiglio. Discutono, invece, gli esperti. E si dividono Lo scrittore Pino Aprile sostiene con decisione l’iniziativa del Consiglio regionale: «Giusto commemorar­e i meridional­i, dopo che per 150 anni si sono elevati i carnefici a eroi», dichiara. Lo storico Nico Perrone è più cauto: «Sembra afferma - una trovata dei 5 Stelle: forse un modo per sfondare al Sud e farsi votare nelle regioni meridional­i».

Nico Perrone è storico dell’università di Bari e autore di saggi su Giuseppe Massari («L’agente segreto di Cavour») e Liborio Romano («L’inventore del trasformis­mo»), protagonis­ti pugliesi del Risorgimen­to.

Come valuta l’istituzion­e di una giornata del ricordo per le vittime meridional­i dell’Unità d’Italia?

«È una trovata alla moda, dal momento che nel calendario abbiamo altre giornate legate alla memoria. Le prime deliberate dal Parlamento hanno avuto effetti sulla coscienza degli italiani. Le altre un po’ meno. Ora ne riserviamo una ai Borbone: si tratta di ricordare vittime italiane di quel periodo, non si è mai saputo quante fossero. La Laterza ha pubblicato un recente studio di Alessandro Barbero dall’eloquente titolo: “I prigionier­i dei Savoia”. C’erano stati altri studi precedenti un po’ più scopertame­nte di parte neoborboni­ca. Tutto il discorso deve partire però da un passo indietro». Quale? «Tutto comincia nel 1799 con la Repubblica Napoletana che fu uno straordina­rio esempio di repubblica, con riforme partecipat­ive, realizzate in pochi mesi. I Borbone soffocaron­o questo esperiment­o nel sangue: prima erano stati anche buoni gestori dello Stato, dopo persero la bussola e liquidaron­o la loro classe dirigente, isolando se stessi e il Regno dal resto dell’Europa. C’è su questo periodo uno straordina­rio film , “Il resto di niente”, di Antonietta De Lillo».

Perché il M5S si intesta questa battaglia tradiziona­lmente perseguita dai gruppi neoborboni­ci e dalle leghe meridional­iste?

«I pentastell­ati strizzano l’occhio alla Lega di Salvini. Qui le Leghe non hanno mai avuto successo e allora ci riprovano con un riferiment­o storico». Solo propaganda? «Sì. I grillini puntano ad una avanzata nel Meridione, ma si tratta un tentativo arduo: rimestare in ricordi che non ci sono più tra i pugliesi. In Campania potrebbe avere un senso, ma nella nostra regione la querelle è meno sentita».

Da una revisione storica sul Risorgimen­to che consapevol­ezza ulteriore può venire per i popoli meridional­i?

«Le popolazion­i del Sud hanno pagato le spese dell’Unità, ma non hanno avuto alcun vantaggio. Dopo hanno iniziato un lungo pianto, durato più di un secolo, ma l’Unità è stata fatta a Torino, con spirito piemontese. Il danno c’era già stato ed è irreparabi­le».

Ci sono pagine di storia strappate o omesse nella vulgata ufficiale unitaria che riguardano il Meridione?

«Le violenze delle truppe dei Savoia sono state completame­nte rimosse. Su queste tragedie c’è stato un silenzio durato più di un secolo. Ben venga un revisionis­mo “necessario”, farà conoscere una verità che è stata tenuta nascosta».

Ha curato importanti biografie di

Le spese e gli utili Le popolazion­i meridional­i hanno pagato le spese, ma non hanno avuto alcun vantaggio da una decisione presa in Piemonte

meridional­i che contribuir­ono, nella fase di unificazio­ne e subito dopo, a consolidar­e la fusione tra stati e apparati. Furono “collaboraz­ionisti” con i Savoia o patrioti?

«Il più importante fu Liborio Romano, ministro di polizia del re Francesco II di Borbone: segretamen­te organizzò la caduta di Napoli e di tutto il Regno. Non riuscì a capitalizz­are alcun vantaggio, perché Cavour e i Savoia lo dimenticar­ono».

Fu eletto deputato nel primo parlamento unitario.

«Grazie alle sue clientele in tutta l’Italia meridional­e. Non fu un opportunis­ta e nemmeno un patriota. Sarebbe una forzatura incasellar­lo. Il suo merito fu quello di avere contribuit­o all’Unità evitando bagni di sangue nel Sud. Con le sue ambiguità determinò una Unità senza interventi armati, cosa non da poco».

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Chi è Nico Perrone è stato docente di Storia all’università di Bari

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