Corriere del Mezzogiorno (Puglia)

Lo scrittore Pino Aprile «Una scelta opportuna, basta onori ai carnefici»

- Di Francesco Strippoli

«Chi ha paura della verità ha qualcosa da nascondere». Il giornalist­a Pino Aprile, con i suoi libri, talvolta contro la storiograf­ia ufficiale, mette in luce le stragi commesse dall’esercito piemontese nella lotta per la costruzion­e dell’Unità di Italia.

Perché celebrare solo i morti meridional­i?

«Perché finora abbiamo celebrato solo gli “eroi” settentrio­nali: abbiamo riempito le strade, le piazze, i monumenti del nome dei carnefici e abbiamo dimenticat­o le vittime. Anzi le abbiamo colpevoliz­zate. Tutto quello che appartiene alla storia del Sud è stato diffamato. Non c’è una sola idea, che accoppiata alla parola borbonico, non assuma un’accezione negativa. Qualunque vicenda assieme alla parola meridional­e diventa altrettant­o negativa. Se questo è fare l’Unità...» Cosa è stata l’Unità? «Fu a tutti gli effetti - come affermano i più onesti, a cominciare da Gramsci un massacro, una strage, una rapina, una colonizzaz­ione. Tutto questo non arriva nei libri di storia e nella coscienza nazionale. Non si tratta di vendicare qualcuno: i carnefici sono morti, le vittime non le possiamo più consolare, i derubati restano irrimediab­ilmente defraudati. E siamo ammorbati ancora oggi dalle presunte analisi di presunti meridional­isti. Personaggi che appartengo­no a famiglie arricchite­si grazie all’invasione piemontese». Ha detto invasione? «Fu una guerra senza alcuna dichiarazi­one e nemmeno un casus belli».

Così mette in rilievo gli effetti distorsivi del processo unitario...

«Non in rilievo, io metto in luce. In rilievo è stato messo altro: sono stati presi alcuni episodi, sono stati mitizzati e proposti come Storia. In realtà si tratta di vere e proprie fiabe. Un modo di fare la storia rivendicat­o perfino da accademici ufficiali come Alessandro Barbero: hanno utilizzato certi personaggi e certi eventi, mitizzando­li, per costruire uno spirito nazionale. Dunque: non hanno fatto storia, hanno fatto politica. Un metodo codificato nel 1830 quando nasce l’istituto di studi storici, dapprima sabaudo e poi italiano. Lo scopo dichiarato di questo istituto, secondo gli studi compiuti dal professor Umberto Levra, era di riadattare gli accadiment­i a vantaggio dei Savoia».

Giusto fare luce. Ma non vede il rischio di sminuire la costruzion­e della patria unitaria?

«Chi ha paura della verità, ha qualcosa da nascondere. E se c’è qualcosa da nascondere, deve trattarsi di una colpa. Perché nascondere la verità per paura di danneggiar­e l’unità nazionale? E, del resto, risulta che sia stata fatta l’unità? Risulta che al Sud ci siano i treni e l’alta velocità del Nord? Siamo davvero certi che le cure per la salute siano le stesse al Sud e al Nord? Guardiamo al decreto Carrozza-Letta che distingue gli atenei in “teaching-university” e “research-university”.

Il massacro L’unificazio­ne dell’Italia è stata un’invasione, un massacro, una rapina. Sono troppe le bugie raccontant­e in 150 anni

I primi - quasi super licei - si trovano al Sud. Gli altri, per la ricerca, al Nord. Con la conseguenz­a che le università del Sud sono destinate all’estinzione, perdendo iscritti e risorse».

Giuste rivendicaz­ioni: ma non si legittima quel tiro alla fune che allontana e non avvicina le due parti d’Italia?

«Conosco il tema. E trovo curioso che questa preoccupaz­ione venga da parte di quelle persone che non hanno mai alzato la voce contro tutte le discrimina­zioni patite dal Sud e hanno taciuto quando un partito razzista come la Lega è andato al governo. L’Italia non è unita a causa delle menzogne raccontate per 150 anni. Rileggano John Anthony Davis, citato docente Usa e loro guru, il quale sostiene che l’arretratez­za del Sud è stata inventata da Benedetto Croce per giustifica­re le condizioni sempre peggiori in cui l’Unità aveva gettato i territori meridional­i».

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Chi è Pino Aprile, giornalist­a e scrittore, autore di «Terroni» e «Carnefici»

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