«Xy­lel­la e gi­let, io esau­to­ra­to» L’ira di Di Gio­ia su Emi­lia­no

Al suo po­sto in rial­zo Mau­ro­di­no­ia

Corriere del Mezzogiorno (Puglia) - - Da Prima Pagina - L. d. V.

E con l’agri­col­tu­ra so­no sei. Leo Di Gio­ia è il se­sto as­ses­so­re di­mis­sio­na­rio del­la giun­ta Emi­lia­no, a quat­tro an­ni dal man­da­to elet­to­ra­le ri­ce­vu­to dai pu­glie­si. Cia­scu­no ha la sua storia. Quel­la dell’as­ses­so­re fog­gia­no si con­clu­de in aper­to con­tra­sto con il pre­si­den­te del­la giun­ta, Mi­che­le Emi­lia­no, e con una chia­ra pre­sa di po­si­zio­ne. Non si candida a sindaco di Fog­gia, né alle eu­ro­pee, re­sta nel­la coa­li­zio­ne, per il mo­men­to, ma non de­mo­niz­za pos­si­bi­li al­lean­ze tra­sver­sa­li in Ca­pi­ta­na­ta, do­ve si ipo­tiz­za un trium­vi­ra­to con FI e Udc. «Mi as­su­mo la re­spon­sa­bi­li­tà po­li­ti­ca di quel­lo che ab­bia­mo fat­to - di­ce Di Gio­ia in con­fe­ren­za stam­pa - in al­cu­ni ca­si ne so­no or­go­glio­so, an­che per­ché la vi­cen­da del Psr si in­cro­cia mol­to con que­stio­ni di le­ga­li­tà, one­stà e cor­ret­tez­za. Ma af­fon­da l’as­ses­so­re - Emi­lia­no ha la vo­ca­zio­ne ad en­tra­re in tut­te le ma­te­rie. So be­ne di es­se­re un de­le­ga­to del pre­si­den­te. Ma lui non può er­ger­si a ri­so­lu­to­re di pro­ble­mi che egli stes­so ha con­tri­bui­to a crea­re. Non può com­por­tar­si co­me un pas­san­te che all’im­prov­vi­so si ac­cor­ge che qual­co­sa non va». Uno schiaf­fo di fron­te al qua­le Di Gio­ia non in­ten­de por­re l’al­tra guan­cia.

La so­li­tu­di­ne dell’as­ses­so­re che ie­ri ha fir­ma­to di­mis­sio­ni ir­re­vo­ca­bi­li «per que­stio­ni di di­gni­tà per­so­na­le» emer­ge con for­za. «Per fa­re l’as­ses­so­re all’agri­col­tu­ra, coor­di­na­to­re del­le re­gio­ni ita­lia­ne - at­tac­ca Di Gio­ia - c’è bi­so­gno di una pie­na, to­ta­le co­per­tu­ra po­li­ti­ca da par­te del pre­si­den­te, che non si­gni­fi­ca au­to­no­mia ge­stio­na­le, ma sa­pe­re che que­sti, nel con­di­vi­de­re sin da su­bi­to tut­te le scel­te fat­te, usa il suo ruo­lo per me­dia­re, per met­te­re l’agri­col­tu­ra co­me pri­mo ele­men­to del­la no­stra stra­te­gia. Il pre­si­den­te non può es­se­re un clo­ne dell’as­ses­so­re». Di qui l’ope­ra­zio­ne ve­ri­tà. Quel­la di Di Gio­ia è che «Emi­lia­no ha scel­to il di­ret­to­re del di­par­ti­men­to, che re­pu­to mol­to va­li­do, il di­ret­to­re Arif, il com­mis­sa­rio Con­sor­zi di bo­ni­fi­ca e ha in­di­riz­za­to le po­li­ti­che del­la xy­lel­la per la par­te più me­dia­ti­ca e ri­vol­ta al­la ri­cer­ca di una con­di­vi­sio­ne a li­vel­lo re­gio­na­le. Le no­stre scel­te so­no sta­te uni­vo­che per la par­te tec­ni­ca, det­ta­te da Bru­xel­les e dal mi­ni­ste­ro. Ma quel­lo che è sem­bra­to inop­por­tu­no - spie­ga Di Gio­ia - è l’ec­ces­si­vo di­na­mi­smo sul­la xy­lel­la, l’ec­ces­si­va pos­si­bi­li­tà di da­re a tut­ti spon­da da par­te del pre­si­den­te, an­che a quel­li che han­no un’idea naïf». L’as­ses­so­re si spin­ge fi­no a la­scia­re un «te­sta­men­to da vi­vo. Se dav­ve­ro il ca­po di questa mag­gio­ran­za pen­sa che l’agri­col­tu­ra sia una prio­ri­tà - di­ce Di Gio­ia - al­lo­ra chia­ri­sca se ci so­no le ri­sor­se per il Pat­to per la Pu­glia, se vuole po­ten­zia­re il per­so­na­le del di­par­ti­men­to che sop­por­ta una pres­sio­ne al di so­pra del­le sue pos­si­bi­li­tà». L’ex as­ses­so­re lan­cia un mes­sag­gio a Emi­lia­no. «Se tut­to que­sto non è for­se sta­to chia­ro in que­sti tre an­ni e mez­zo - di­ce spe­ro che le mie di­mis­sio­ni lo ab­bia­no pa­le­sa­to in ma­nie­ra cri­stal­li­na. Il mio fu­tu­ro - af­fer­ma - è con questa mag­gio­ran­za. Ma a con­di­zio­ne che il ca­po dia un se­gno di gran­de re­spon­sa­bi­li­tà senza guar­da­re so­lo a questa at­ti­vi­tà, non da clo­ne di un as­ses­so­re». Per la suc­ces­sio­ne in rial­zo le quo­ta­zio­ni di Ani­ta Mau­ro­di­no­ia, an­che se non esco­no dal­la par­ti­ta né Do­na­to Pen­tas­su­glia né Pao­lo Cam­po.

Leo­nar­do Di Gio­ia Il pre­si­den­te si è com­por­ta­to co­me un pas­san­te che di col­po si ac­cor­ge che qual­co­sa non va. Non mi can­di­do a Fog­gia, nè alle eu­ro­pee

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