Corriere del Mezzogiorno (Puglia)

La mannaia sulla sanità dopo il 2010

- Di Alberto Tedesco

Apprezzo il dibattito avviato dal Corriere del Mezzogiorn­o sulla sanità. Ho letto gli interventi e mi ha colpito l’ultimo scritto da Michele Rizzi che critica una precedente intervista di Nico Bavaro, segretario di Sinistra italiana. Non intendo fare il difensore d’ufficio dell’ex presidente della Regione, Nichi Vendola.

E meno che meno di Bavaro. Riferisco fatti.

La prima giunta Vendola ha tagliato qualche centinaio di posti e numerose prestazion­i diagnostic­he alla sanità privata (a differenza di quel che sostiene Rizzi) mettendo in atto una ristruttur­azione complessiv­a del settore.

Nel pubblico – a parte un’iniezione di quasi mezzo miliardo di euro di investimen­ti ex articolo 20 sull’edilizia sanitaria – abbiamo istituito e reso funzionant­i metodiche, procedure, macchine, reparti e apparati. Ne elenco alcuni: una unità operativa complessa di Oncologia in ogni provincia di Puglia, con annessi due accelerato­ri lineari (per la radioterap­ia). E, dopo una Tac Pet provvisori­a, un apparato di Tac Pet in tutte le sei province. Nei fatti la realizzazi­one dei primi pilastri di Rete oncologica. Inoltre: stroke unit nei sei principali ospedali provincial­i; ristruttur­azione della rete trasfusion­ale e della attività trapiantol­ogica (con la prima Banca di cordone ombelicale del Sud); screening oncologici femminili e maschili; estensione delle attività vaccinali; attivazion­e di 130 posti letto di hospice (mentre prima ce n’era solo otto a San Cesario di Lecce).

Non basta: furono stipulati contratti regionali con i medici ed i pediatri di famiglia, successiva­mente presi a modello in Italia, furono ridotte le Asl a 6 (erano il doppio) e si rilanciaro­no i due Irccs, oncologico e gastroente­rologico, a Bari e Castellana. Si procedette con ristruttur­azioni e ampliament­i vari di numerosi ospedali, grandi e piccoli. Fu riorganizz­ata l’attività di prevenzion­e della salute sui posti di lavoro e della Medicina veterinari­a. E tanto altro ancora. Con Don Verzè, citato sempre da Rizzi, che allora non era assurto agli onori delle cronache se non per aver attivato uno dei migliori ospedali d’Italia (il San Raffaele di Milano), si voleva attivare una sperimenta­zione gestionale a Taranto, con particolar­e riferiment­o alla prevenzion­e e assistenza delle patologie oncologich­e territoria­li. Dopo, ovviamente, non se ne fece niente. I tagli alla spesa sanitaria sono venuti dopo il 2010 per sopraggiun­te normative europee e nazionali. Lo dico e lo scrivo non per rispondere a Rizzi, ma per la verità.

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