Corriere del Mezzogiorno (Puglia)

SE LE PRIORITÀ SONO LISTE E URNE

- Di Silvio Suppa

L’intervista resa dal segretario del Pd, Enrico Letta, nella sua visita elettorale in Puglia, è il tipico atto in attesa di un voto che comunque non darà un nuovo Mezzogiorn­o. Il nodo di Taranto non si scioglie con un comizio ben impostato, o con qualche bella promessa, laddove il vero obiettivo è progettare e avviare subito misure utili almeno a una palpabile inversione di tendenza. Oggi in Puglia si percepisce una separazion­e marcata fra mondo economico e reale vita delle famiglie e dei giovani di ambo i sessi. Per altro verso, il nostro orizzonte politico esibisce una destra alla ricerca di quel fermento che per ora non si vede, e una sinistra chiusa nelle sue geometrie interne, ripiegate sull’esistente e pronte a considerar­e la figura di Emiliano come esito di un autentico avanzament­o sociale. Questo è il punto che Letta non riesce a vedere in tutte le sue implicazio­ni. La questione della sinistra, non solo in Puglia, non può ridursi al computo elettorale, e va affrontata almeno a due livelli. Uno è nel cuore del Pd, nei suoi gangli non più vitali. Nella nostra regione non basta – come fa Letta – confidare in un deputato come Francesco Boccia, di certa esperienza e di sicuro impegno, ma che da solo, senza guardare oltre gli iscritti e senza una concezione diversa dell’uso potere, difficilme­nte potrà forgiare un partito depositato nella coscienza dei ceti produttivi locali e della intelligen­za diffusa nella regione. Sul piano esterno vi è poi il problema del rapporto fra politica e economia, cioè nella relazione fra decisioni e sviluppo. Qui non si smuoverà un solo sassolino, fino a quando la tradizione delle liste civiche continuerà ad essere, in Puglia, la promessa di briciole di incarichi e di enti-ombra, per assoldare compagnie di ventura intorno al nome di Emiliano, sempre più prossimo a una specie di sultanato, che alla presidenza di una regione come la Puglia, sospesa fra tradizioni forti e potenziali­tà trascurate. Qui Letta si limita a riconoscer­e l’uso antico delle liste civiche, senza una traccia di analisi.

Di fronte alla comoda confusione fra consenso e scalata di piccoli interessi al sottopoter­e, Letta deve risposte più coraggiose di quelle balbettate a un pungente giornalist­a. E infine, l’attesa dei fondi del Pnrr ha il sapore di un preludio a spese come con la vecchia Cassa per il Mezzogiorn­o, e non è così. Quelle risorse, se ben impiegate (ambiente, giovani, donne e trasporti, per fare esempi) possono diventare linguaggio di una classe dirigente di lunga prospettiv­a, e non eterna ragioneria per qualche voto in più.

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