Corriere del Trentino

Si rifà una vita, condannato dopo 10 anni

Un errore, la rinascita, i due figli. Ma la giustizia va avanti: arrestato per spaccio

- Di Dafne Roat

Un errore di gioventù, commesso nel 2005, poi l’attesa che la giustizia facesse il suo corso. Anni di attesa, appello e Cassazione: dieci anni dopo, a luglio, è arrivata la batosta. L’uomo, che nel frattempo si era rifatto una vita e una famiglia con dei figli, è stato condannato per spaccio a 4 anni e 8 mesi di reclusione. È finito così in carcere un padre di due bambini piccoli che dopo l’errore, si era tenuto lontano dalla malavita.

TRENTO Un errore giovanile, sicurament­e grave, ma che sperava di poter risolvere in fretta, scontando comunque il suo conto in sospeso con la giustizia.

Per anni ha atteso la sentenza (era pronto a pagare per l’errore commesso), ma non è mai arrivata. Anni di attesa, appello e poi Cassazione. Nel frattempo, trasferito in Trentino, dove ormai vive da dieci anni, si è rifatto una vita, una famiglia. Ha un lavoro regolare, due bambini piccoli, di quattro e sei anni. Dopo quell’errore del 2005 non ha avuto più a che fare con quel mondo distorto e criminale legato allo spaccio di stupefacen­ti. Ha chiuso per sempre con il passato e ha iniziato una vita di lavoro e famiglia. Ma la giustizia, seppure lenta, talvolta troppo, arriva sempre. E il conto è salato. Dopo dieci anni nel luglio scorso è arrivata la chiamata dalla questura che gli ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per la condanna definitiva a 4 anni e 8 mesi.

Un tempo infinito per lui, ora padre di famiglia, con una vita normale, lontano dal mondo del crimine. È stato accompagna­to nel carcere di Spini di Gardolo dove dovrà restarci per anni. Una tragedia per la famiglia dell’uomo che non sa più come affrontare la delicata situazione con due figli piccoli che tra pochi giorni andranno all’asilo e a scuola e il padre che non potrà più mantenerli.

Protagonis­ta della vicenda giudiziari­a, che rispecchia le lungaggini della macchina della giustizia, è un trentaduen­ne di origini macedoni. Il giovane ad agosto del 2005 era stato arrestato ad Ancona nell’ambito di un’inchiesta per spaccio di stupefacen­ti, in particolar­e cocaina. Le accuse mosse erano pesanti: al giovane era stato conte- stato anche il reato associativ­o. L’uomo aveva scontato qualche mese in carcere poi era stato liberato in attesa del giudizio; aveva trascorso un breve periodo anche agli arresti domiciliar­i.

Ma il primo grado, in rito abbreviato davanti al gup di Ancona, è arrivato solo nel marzo del 2010. Per l’appello ha dovuto attendere altri quattro anni e per la Cassazione un altro anno. Nel frattempo, però, il giovane ha cambiato completame­nte vita e si è buttato alle spalle la sua vita passata. Questo però non basta a fermare la giustizia. Il primo luglio scorso sono scattate le manette e ora l’uomo deve scontare la detenzione in carcere. A nulla è valso il tentativo dell’uomo di spiegare la situazione e il suo cambio radicale di vita. Ai giudici non basta. La famiglia dell’uomo ora si è affidata all’avvocato Sabina Zullo che sta cercando di trovare una soluzione per permettere all’uomo almeno di continuare a lavorare e mantenere la sua famiglia. Non sarà facile, anche togliendo i mesi già scontati, la pena resta comunque sopra i quattro anni. La moglie spera di poter ottenere almeno una misura alternativ­a al carcere.

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In cella Il conto della giustizia per un padre di famiglia è arrivato dopo dieci anni. L’uomo deve scontare 4,8 anni

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