Corriere del Trentino

Milo Manara, settant’anni di tratti sensuali

Il noto fumettista è nato a Bolzano nel 1945 «Le Dolomiti? Seducenti come le donne»

- Boschi

Era il 12 settembre 1945, la seconda guerra mondiale era finita da meno di cinque mesi e a Luson/Lüsen, ai piedi delle Odle, in Valle Isarco, nasceva Milo Manara. Tra una settimana, quindi, uno dei disegnator­i più noti al mondo compirà settant’anni. Le celebrazio­ni sono già iniziate, le sue illustrazi­oni occupano le copertine mentre si moltiplica­no le interviste. Quella che segue, però, ha preso una piega imprevista. Perché si è finiti a parlare dell’erotismo delle Dolomiti più che di quello delle sue «ragazze». Può sembrare strano ma non lo è. Perché l’immagine erotica è fatta di luci, colori, emozioni e desiderio di conquista. Ma è meglio partire dall’inizio.

Manara, che ricordi ha di Luson?

«Ci sono nato e cresciuto fino all’età di sei anni. I miei erano di origini venete, mio padre era stato mandato in Alto Adige come segretario comunale, prima a Tubre, in Val Venosta e poi a Luson. Mia madre, invece, era maestra. Nei primi anni Cinquanta ci siamo trasferiti a Bardolino, sul Garda, i miei hanno passato il tempo a cercare di essere trasferiti nello stesso paese».

Il rapporto con l’Alto Adige si è quindi interrotto molto presto?

«No, continua ancora ed è molto stretto. Ho preso casa a Monguelfo, in Val Pusteria, e ci torno spesso, in estate e in inverno. La montagna è stata per me una fonte di ispirazion­e fortissima. Da ragazzo ero innamorato delle leggende ladine, soprattutt­o quelle di Karl Felix Wolff: i monti pallidi, il regno dei Fanes... Alcune le ho illustrate per il museo ladino di Vigo di Fassa, anche se la vicenda è un po’ particolar­e».

Prego, racconti, siamo qui apposta...

«Era il 1997 e il Festival del cinema di montagna di Trento mi aveva chiesto di creare il manifesto. Io avevo disegnato un’ondina di Wolff, una ninfa dei boschi che entra in un laghetto dolomitico all’ora del tramonto. Solo che hanno trovato il manifesto troppo “spinto” e l’hanno censurato. Non mi sono fatto troppi problemi, ma questo ha procurato una certa notorietà al disegno. Me l’hanno chiesto i curatori del museo di Fassa e ho realizzato per loro altre illustrazi­oni sul tema».

È riuscito a scovare il lato erotico delle montagne?

«Il margine ci sarebbe, capisco che possano apparire severe e che il clima non favorisca la nudità, ma la montagna non è solo questo. Tra i personaggi di Wolf ci sono anche figure fatate, ondine che si aggirano nude e nuotano nei laghetti alpini senza costume. Le montagne sono un fantastico spettacolo della natura e ne possono ospitare altri. Le Dolomiti, poi, sono sensuali di loro: il trascolora­re, le tinte rosate. Ovviamente, se colleghiam­o le montagne solo ai cori alpini e alla prima guerra mondiale, diventa difficile».

Effettivam­ente, la storia del cinema è piena di «stacchi» sul caminetto nel momento in cui una coppia di innamorati incomincia a togliersi i vestiti. E questa è terra di caminetti.

«Direi che i caminetti funzionano visto che le popolazion­i alpine non si sono estinte. Ma nella mia personale visione del mondo, le Dolomiti non hanno mai avuto un aspetto cupo. Ci sono giornate e momenti in cui il sole le illumina in maniera straordina­ria, infondendo una grande gioia. I colori svolgono un ruolo particolar­e. Senza parlare di me, non credo sia un caso che Tiziano Vecellio, nato a Pieve di Cadore nelle Dolomiti, sia il più sensuale in assoluto. Certo, andando a Venezia ha poi trovato un terreno adatto per sviluppare le sue qualità, ma credo non esistano altre montagne al mondo che abbiano la stessa capacità camaleonti­ca di riflettere lo stato d’animo della natura. È come se la natura si esprimesse tramite le Dolomiti. Del tramonto ho già detto, ma quando il clima è brutto sono tristi da piangere e viene voglia di ululare come i cani. Sono gigantesch­e cattedrali. Per quel che mi riguarda preferisco ammirarle dal basso, non le scalo e non intendo violarle nemmeno salendo in funivia. Ammetto di avere un principio di sindrome di Stendhal quando osservo le Dolomiti».

Ma non possiamo dimenticar­e le donne delle sue illustrazi­oni. Molte donne oggi sembrano ispirarsi ai suoi disegni, nel fisico, ma soprattutt­o nel viso: le sopraccigl­ia, il naso...

«È vero che il canone femminile è cambiato sostanzial­mente da quando ho iniziato a disegnare. Penso, per esempio, al cinema del dopoguerra e alle maggiorate della commedia italiana. Oggi le attrici sono più atletiche, spalle più larghe, fianchi più stretti, sono più dinamiche e atletiche e questo si vede anche per strada, le donne hanno fisici più asciutti e scattanti. Io ho avuto la fortuna di cogliere questo cambiament­o dall’inizio e noto con molta soddisfazi­one che le ragazze di oggi assomiglia­no al mio modello ideale».

Il caso Nel ’97 disegnai un manifesto per il Trento Film Festival: era una ninfa, venne censurato

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 ??  ?? Divinità dei boschi Le due opere sono state disegnate da Manara per il museo ladino di Fassa dove si trovano anche oggi
Divinità dei boschi Le due opere sono state disegnate da Manara per il museo ladino di Fassa dove si trovano anche oggi
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