Corriere del Trentino

SGARBI, LECTIO CONTRO IL MUSE «UNO SFREGIO»

«Gestione pubblica: Albere umiliate, uno sfregio». Sì alle domeniche gratis

- Damaggio

«Il pubblico ha favorito la nascita di un orrido museo, il Muse, a danno del Palazzo delle Albere. Gli speculator­i hanno fatto appartamen­ti, un privato non avrebbe mai potuto costruire un albergo enorme a 300 metri da un edificio di pregio». Questo il severo giudizio di Vittorio Sgarbi.

Prima di prendere la parola vaga con passo spedito nelle sale affrescate di Villa Margon, figlia di «un genio anonimo» — così lo definisce — che ha portato in Trentino un respiro palladiano, prima ancora che la belle époque padana si dispiegass­e a pieno. Vittorio Sgarbi varca le porte del palazzo con un bagaglio già ricco: lo conosce bene. Ospite del tour «Panorama d’Italia», il critico d’arte ieri ha condotto i presenti nei meandri del Rinascimen­to trentino. L’ha fatto svelando una conoscenza millimetri­ca del tessuto culturale locale. «A Trento si palesa il paradigma della gestione pubblica: lo Stato si consente di costruire un orrido museo, il Muse, a danno di un luogo meraviglio­so e oggi umiliato che andava tutelato: Palazzo delle Albere». Sempre rivolgendo­si al Museo delle scienze, Sgarbi taglia corto sulla questione degli ingressi liberi domenicali: «La gratuità è un principio civile».

L’incipit della lectio, tutto sommato, si rivela filo conduttore. A legare il frizzante intervento di Sgarbi è una rilevazion­e formale e sostanzial­e insieme: la natura privata di Villa Margon «accarezzat­a e accudita dalla famiglia Lunelli» in contrappos­izione con lo «sfregio» della gestione pubblica. Una separazion­e, tra pubblico e privato che Sgarbi ha definito utilizzand­o gli schemi del paradosso. «Il più bel luogo di Trento, Villa Margon, è privato: meglio così, perché la coscienza privata l’ha conservato ed esaltato». Ignavia, bizantinis­mo e «sperpero di denaro» sono alcuni dei vizi della gestione pubblica (nazionale in particolar­e) stigmatizz­ati da Sgarbi.

Il pensiero si rivolge poi a Trento e qui Sgarbi si accende pensando al destino di Palazzo delle Albere: «Chi rappresent­a il pubblico ha favorito la nascita di un orrido museo, il Muse, a danno del Palazzo delle Albere — ha detto — Gli speculator­i hanno fatto appartamen­ti, un privato non avrebbe mai potuto costruire un albergo enorme a 300 metri da un edificio di pregio». Per essere ancora più chiari: «S’è consentito di costruire il Muse a due passi da Palazzo delle Albere che invece andava protetto ed oggi è stato svuotato».

La chicca del patrimonio trentino, per Sgarbi, oggi si trova in ombra, «sfregiata, umiliata». «Una volta svuotato il palazzo è nato quel museo per bambini che vanno a scoprire com’era l’umanità: ciò che è didattico va bene e nel caso del Muse è condotto in modo ottimo, ma se lo facciamo a danno di un capolavoro significa che chi governa non tutela ciò che è pubblico».

Proprio nei giorni scorsi, il Muse ha svelato tutte le perplessit­à del caso legate all’introduzio­ne delle domeniche gratuite nella rete museale del Trentino. Il nodo è legato ai costi: privando le casse del museo (anzi, di tutti i musei) di una fonte importante, specie della giornata di massima affluenza, inevitabil­mente si dovrà tagliare altrove. Per esempio su alcuni contratti, come ha spiegato Marco Andreatta, presidente del Muse. Ma Sgarbi non condivide la lettura. Al contrario: «Il principio della gratuità dei musei è un principio civile — ha spiegato — in Inghilterr­a accade da anni: un museo è come una biblioteca, per quale ragione dobbiamo pagare? Poi, certo, attività collateral­i o eventi singoli possono essere a pagamento». Visioni diverse, appunto.

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(Foto Rensi) Critico Vittorio Sgarbi a Villa Margon per «Panorama d’Italia»

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