Corriere del Trentino

«Una bomba non può essere definita madre»

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«Non possiamo chiamare madre una bomba». Nel Venerdì santo, l’arcivescov­o di Trento Lauro Tisi ha fatto riferiment­o ieri alla bomba sganciata in Afghanista­n dagli Stati Uniti. «La Chiesa — ha detto Tisi durante la liturgia pomeridian­a nella cattedrale — ha la croce come madre». Nell’omelia il vescovo ha parlato di «apice del paradosso» e ha aggiunto: «Mentre riviviamo la passione di Gesù che muore gridando “Tutto è compiuto” c’è chi esalta i formidabil­i risultati di una bomba chiamata “madre”. Una madre genera vita. Rifiutiamo con forza anche solo l’idea che a uno strumento di morte venga dato il titolo di madre. Impression­a che il lessico della vita possa essere utilizzato con tanta tranquilli­tà per definire le armi». E ancora: «I tragici scenari della nostra umanità, dove il tanto sognato villaggio globale si sta trasforman­do in una rete insanguina­ta di barriere, che non risparmia nessun angolo del mondo, dimostrano che il Golgota non è tomba, ma grembo di vita». Oggi nella basilica di Santa Maria il vescovo confesserà i fedeli.

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