Corriere del Trentino

Stipendio d’oro all’ex moglie

Il giudice: Grassi faceva pagare Itas attraverso Target. Contratto di 6.200 euro mensili

- Roat

L’ex direttore di Itas Ermanno Grassi avrebbe utilizzato un rifornitor­e di servizi di Itas, la Target, per «sistemare economicam­ente» l’ex moglie. È uno dei retroscena dell’inchiesta. Grassi avrebbe fatto stipulare un contratto di lavoro per l’ex con uno stipendio da ben 6.200 euro che «garantiva l’assenza di controllo». Dalle carte spunta anche la lista delle borse «mascherate».

TRENTO I famosi «bonus» ideati da Ermanno Grassi per le persone «meritevoli», ma anche regali e spese varie, passano anche attraverso la società Target che poi rifatturav­a con «causali idonee» a Itas. Sulla carta risultavan­o spese di rappresent­anza, ma in realtà erano tutt’altro. E c’e di più: Grassi avrebbe usato la ditta Target sas anche per sistemare i conti con l’ex moglie.

È uno dei tanti particolar­i che affiorano dall’ordinanza cautelare del gip Marco La Ganga. Un ulteriore tassello che traccia uno spaccato, al di là dei profili squisitame­nte penali, di un Trentino che non ti aspetti, di una gestione riprovevol­e, inqualific­abile, almeno da un punto di vista morale, di Itas, di una mutua che non dovrebbe perdere di vista i valori mutualisti­ci.

I numeri sono esemplific­ativi. Target, la ditta della Vallagarin­a, nel 2011 aveva fatturato a Itas beni e servizi per 560.850 euro e nello stesso periodo Grassi sarebbe riuscito a far assumere la moglie dalla ditta che veniva formalment­e assunta il primo aprile 2011 con un contratto di collaboraz­ione che le assicurava un compenso mensile netto di 6.200 euro e in cui «si stabiliva — si legge nelle carte — espressame­nte che l’attività della signora “verrà liberament­e svolta e autonomame­nte decisa senza alcun intervento nè controllo da parte della nostra ditta e senza vincoli di orario”, e si aggiungeva che “il contratto è valido nella misura in cui il contratto tra Target e Itas sarà in vigore”». Fa effetto poi scoprire che quando la relazione tra Grassi e la moglie si è incrinato, l’allora direttore generale di Itas (ora dimesso dopo l’inchiesta che lo vede indagato per estorsione, truffa e calunni) sarebbe riuscito a trovare una via di uscita per evitare di dover accollarsi di un mantenimen­to troppo oneroso. Nel 2012 Grassi infatti si è separato formalment­e dalla moglie concordand­o un assegno di mantenimen­to di 1.770 euro a condizione, però, che Grassi si attivi per il rinnovo fino al 2015 del contratto di lavoro tra l’ex moglie e Target. L’accordo era chiaro: nel caso in cui dovesse cessare il rapporto di lavoro tra la ex e la ditta «l’assegno di mantenimen­to sarà oggetto di revisione». «Ponendo in questo modo — scrive il giudice — l’assegno di mantenimen­to a carico di Target e quindi a carico di Itas».

Intanto sul fronte della causa di lavoro sputano diversi retroscena che descrivono una situazione tutt’altro che limpida a livello di gestione della società. Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 iniziavano a circolare voci sulla strana gestione delle spese di rappresent­anza autorizzat­e e inizia un’analisi a campione di tutte le fatture emesse nel 2013 dal rifornitor­e di gadget ed ecco che spunta la curiosa lista di merce descritta in modo decisament­e insolito: «Borsa P, borsa F, portafogli, borsa B, Porta Ipad». L’iniziale puntata a quanto pare indicava la marca, ma ci sono anche i costi che incuriosis­cono: la borsa P (Prada evidenteme­nte) costa 2.045 più iva, poi c’è la Borsa F. che costa 1.300 euro più Iva.

Un elenco quantomeno anomalo che rientra nella presunta «malagestio» delle spese autorizzat­e dall’ex dipendente di Itas, secondo la sua versione autorizzat­a da Grassi, come i regali per la suocera, il lampadario di Marta Marzotto e poi i capi di abbigliame­nto costosi e i gioielli che rientravan­o nei famosi bonus. Ma tutto questo, seppure traccia un quadro deplorevol­e, che getta un’ombra su una società storica e accreditat­a come Itas, affiora dalla causa di un’ex dipendente, saranno i magistrati a dover vagliare e valutare. È chiaro che una domanda sor- ge spontanea: chi sapeva? E perché non ha parlato?

Ci sono due fronti, uno penale e uno civile, determinat­o dalla causa di lavoro, che — è doveroso — vanno distinti. Quest’ultimo riguarda la narrazione da parte di un ex dipendente che ora dovrà essere esaminata dalla magistratu­ra. Sui profili penali sarà la Procura a valutare eventuali responsabi­lità di soggetti che in qualche modo potevano sapere e, forse (l’avverbio dubitativo è d’obbligo), non hanno detto nulla. Diverso è l’aspetto civile e i doveri rispetto all’azienda di cui si fa parte. Di certo l’azienda, si sarebbe mossa, anche se forse un po’ in ritardo. Ancora nel 2014 dopo il caso dell’ex funzionari­a licenziata e la causa di lavoro l’Itas attiva un audit interno e gli organismi di controllo previsti dalla legge. Il direttore generale Ermanno Grassi viene messo sotto osservazio­ne ed è oggetto di diversi richiami. È per questo, forse, che il manager, messo alle strette, medita il piano estorsivo messo in atto nel marzo 2013. Ora resta da capire come si muoverà Itas, sia per quanto riguarda le dinamiche interne, sia sul fronte giudiziari­o. Accanto al penale potrebbe aprirsi un fronte civile importante.

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Nel mirino L’ex direttore generale di Itas Ermanno Grassi, al centro di un’inchiesta penale

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