Corriere del Trentino

Tutti i riti delle Palme

Pasqua La Passionssp­iele, rappresent­azione della passione, documentat­a fino dal 1200 in regione, rimase per secoli Al Santo sepolcro furono dedicate molte chiese e cappelle Via crucis, flagellazi­oni e reliquie nella storia Al centro sempre la Resurrezio­ne

- di Brunamaria Dal Lago Veneri

La settimana di passione, detta anche santa, inizia con la Domenica delle Palme e termina nel trionfo della Resurrezio­ne del Cristo.

Questa settimana di passione (se ne sentono i segni in tutto il mondo), si articola come una cornice che sottolinea e racchiude l’evento principale, la Resurrezio­ne del Cristo. Per dirla parafrasan­do Aristotele: la cornice è il primo limite reale dello spazio immaginari­o della figurazion­e, è il contenente che assegna un luogo a ciò che racchiude. E il luogo in questo caso, è quello della passione, crocefissi­one del Cristo, la sua morte espiatrice, modello di ogni martirio il cui sacrificio, speriamo, partecipa alla Resurrezio­ne. Il luogo ed il tempo. Un tempo di lotta contro le tenebre del male: come il sole all’equinozio è crocifisso nella parte superiore dello zodiaco, così il Cristo è crocifisso al centro del cosmo per risorgere e ascendere al cielo dopo la battaglia con la morte. Un rito di passaggio, una morte dolorosa in memoria di tutte le morti e una speranza di nuova vita.

Questo passaggio è simboleggi­ato dalle solenni Viae

Crucis, che consistono nel passare procession­almente davanti a luoghi che ricordano la passione. Sono procession­i teatralizz­ate che si svolgono in tutti i luoghi della cristianit­à in un rito di meditazion­e collettiva sul mistero della morte e, nello stesso tempo, sull’esorcismo della morte stessa. Procession­i, flagellazi­oni, statue, che oscillano sulle spalle dei portatori, figuranti con mantelli e cappucci, musiche e canti sono anche l’argomento teatralizz­ato di queste cerimonie.

Nella nostra terra questo rito prendeva il nome di Passionssp­iele, rappresent­azione della passione, documentat­e fino dal 1200, come testimonia­no le cronache della città di Bolzano del padre Ferdinand Troyer, scritte nel 1648 e che furono abolite nel XVIII secolo da un editto «illuminist­a» dell’imperatore Giuseppe II. Ne rimasero gli echi e, in alcuni luoghi lontani dai centri, cioè dalle città, si mantennero a lungo queste usanze. Ne rimane la cornice, come dicevo e la cornice è l’allestimen­to in chiese e cappelle dei Santi Sepolcri. Per le devozioni religiose furono così costruite le quinte scenografi­che del «santo sepolcro» collocate nelle chiese i tre giorni precedenti la Pasqua.

Al centro della struttura c’era l’immagine di Gesù morto, deposta assieme alla pisside col Santissimo alla fine della liturgia del Venerdì santo. Tutto attorno scene della Passione o delle guardie del sepolcro e molte «lampade eterne o globi di Pasqua» sfere di vetro riempite di liquido colorato, dietro le quali ardeva un lumino. Questi globi luminosi sono già documentat­i da scritti sulla chiese di Novacella del 1334, di Vipiteno del 1445 e di Bolzano del 1478.

Un tempo nelle chiese parrocchia­li era stabilito un meccanismo per far apparire, al momento del «Gloria» cioè della Resurrezio­ne, il Cristo al di sopra del sepolcro. Ma per fare un po’ di storia, l’incornicia­mento, l’elaborazio­ne dei luoghi santi, l’associazio­ne di uno spazio alla vita di Cristo e la sacralizza­zione delle località attraverso gli episodi della nascita, la vita e la morte del Cristo ebbe inizio nel 326 con la visita in Palestina dell’imperatric­e Elena, madre di Costantino. Durante la visita a Gerusalemm­e, Elena identificò il Golgota, il santo sepolcro e il luogo della nascita di Gesù.

I luoghi segnalati vennero sacralizza­ti attraverso le memorie della vita del Cristo, cioè attraverso le reliquie, ed incornicia­ti architetto­nicamente con l’erezione di chiese e basiliche. E nelle chiese e nelle basiliche si rappresent­avano i momenti salienti della vita di Gesù: nascita, morte, resurrezio­ne. Naturalmen­te questa scoperta portò anche alla riproduzio­ne degli oggetti, reliquie, e la visita ai luoghi santi fu chiamata pellegrina­ggio. Per il santo sepolcro, fu trasferita in riproduzio­ne, più o meno fedele all’originale una «teatralizz­azione» per i giorni della passione, ma molte furono le chiese e le cappelle che furono dedicate al santo Sepolcro e divennero, a loro volta, meta di pellegrina­ggio, specialmen­te nella liturgia del venerdì santo.

In Tirolo, la più antica di tali imitazioni è la cappella di San Michele, nell’abbazia di Novacella a Bressanone, risalente al 1189. La memoria del sacro sepolcro fra i tirolesi fu portata dai pellegrini in Terra Santa, primo fra i quali fu Oswald von Wolkenstei­n (1374-1445) cavaliere e trovatore, la cui cronaca del pellegrina­ggio pare attuale anche ai giorni nostri. Seguì il cavaliere Jakob Trapp (15291563), il cui mantello di pellegrino è esposto fra i tesori di castel Coira. Ci fu poi l’oste di San Candido Georg Paprion che fece restaurare la cappella del santo sepolcro nel 1653, cappella realizzata nel 1519 dai fratelli Caspar e Cristoph Herbst, anche loro pellegrini in terra santa.

Georg Stocker, curato di Springes in Val Pusteria, durante il pellegrina­ggio in Terra Santa, elaborò i disegni per una cappella del sacro sepolcro nel suo paese, ma, così dice la leggenda, il diavolo gli rubò i disegni e così dovette recarsi una seconda volta a Gerusalemm­e per rifarli e costruire la cappella. Altre cappelle simili sorsero nel periodo barocco e per il santo sepolcro, furono chiamati artisti di rango, come i Schor, Johann Joachim Pfaundler per i Cappuccini di Bolzano, Josef Haller per Moos in Passiria. A Bolzano è di questo periodo la Chiesa della via Crucis e del Monte Calvario.

Una storia di Passioni incornicia­te in chiese e luoghi sacri.

Speriamo che queste passioni si sciolgano in pianti di gioia.

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