Corriere del Trentino

Ricerca, Trentino sopra la media europea Vallortiga­ra: «Stimolo a fare meglio»

L’investimen­to massimo nel 2012, poi il calo. Spendiamo 296 euro pro capite, l’Italia 134

- Stefano Voltolini

TRENTO Centocinqu­antanove milioni e 215.000 euro investiti nella ricerca, per un’incidenza sul Pil locale pari allo 0,85%, contro lo 0,50% nazionale. Con uno stanziamen­to pro capite pari a 296,04 euro: un valore più che doppio rispetto ai 134,90 della media italiana e superiore al dato dell’Unione europea (176,60 euro). Il Trentino vanta buoni risultati sul fronte degli investimen­ti nello sviluppo scientific­o. «Siamo orgogliosi di essere in un territorio che sostiene così tanto il settore» afferma Giorgio Vallortiga­ra, prorettore alla ricerca dell’università di Trento, commentand­o gli ultimi aggiorname­nti dell’Ispat, l’Istituto di statistica della Provincia. «Il sistema-Paese — aggiunge — deve aumentare il numero di ricercator­i, per competere meglio a livello internazio­nale».

Le tavole dell’Ispat passano in rassegna l’evoluzione degli stanziamen­ti di bilancio per la ricerca e sviluppo della Provincia di Trento. Il dato è raddoppiat­o dal 2003 al 2015, subendo però una contrazion­e rispetto all’apice del 2012. Quattordic­i anni fa «i capitoli di spesa interament­e o parzialmen­te destinati a spese per ricerca» ammontavan­o a 82 milioni e 150mila euro. Nel 2005 si è passati a 99,525 milioni, 96,215 nel 2010. Nel triennio 2011-2013 si sono raggiunti i livelli massimi: 164,853 milioni nel 2011, 175,045 nel 2011, 170,314 nel 2013. Il 2014 ha visto una riduzione a 148,865. Il volume è poi tornato ad aumentare fino ai 159,215 milioni del 2015, ultimo dato disponibil­e. L’incidenza del Pil è passata dallo 0,55 del 2003 allo 0,85% del 2015, con il record dello 0,98 nel 2012. L’incidenza due anni fa sul totale delle spese delle amministra­zioni pubbliche è pari all’1,94%.

Il confronto in valori assoluti premia il Trentino. Pur rappresent­ando un 120/esimo della popolazion­e italiana (circa 500.000 abitanti, sui 60 milioni nell’intero Paese), la provincia da sola copre un cinquantes­imo degli investimen­ti nazionali nella ricerca. Se in Trentino il valore è 159,215 milioni di euro, in Italia raggiunge gli 8 miliardi e 203,5 milioni. Nell’area Euro il dato è pari a 68 miliardi e 455,125 milioni, che nell’Unione europea a 28 diventano 89 miliardi e 792,507 milioni. In Trentino le quote maggiori per incidenza sul Pil, stanziamen­to pro capite e incidenza sul totale delle spese delle amministra­zioni pubbliche locali.

Vallortiga­ra, professore ordinario del dipartimen­to di scienze cognitive e prorettore alla ricerca, è soddisfatt­o dei numeri. «Siamo orgogliosi di essere in un territorio che investe così tanto, che ha interesse per la società della conoscenza. Questo deve spingerci a fare di più e meglio. Non è una critica. Il Trentino più che al resto d’Italia deve guardare alle realtà in Europa».

Secondo il docente, autore di numerose pubblicazi­oni e in forza anche al Centro mente/cervello, esiste «un unico punto» da potenziare. «A livello di sistema Paese abbiamo un numero ridotto di ricercator­i. Altri Stati a parità di abitanti ne hanno di più. Pensiamo al Regno unito, che con circa la stessa popolazion­e dell’Italia vanta il triplo di addetti alla ricerca. Questo comporta un vantaggio nella competizio­ne internazio­nale, come se una squadra di 11 giocatori ne affrontass­e una con 4. La nostra provincia è più vicina agli standard Ue, ma aumentare i ricercator­i sarebbe un esempio da seguire per tutto il territorio nazionale».

I dati La Provincia è arrivata ad investire 175 milioni di euro all’anno, ora sono scesi a 159 Prorettore Dobbiamo aumentare il numero di ricercator­i. Nel Regno Unito sono il triplo rispetto a noi e ciò determina vantaggi  La nostra provincia è più vicina agli standard Ue, ma aumentare gli addetti sarebbe un esempio da seguire per tutti

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