Corriere del Trentino

Jungo, il sistema di autostop certificat­o non si espande più

Il fondatore: «È mancata la capacità di comunicare il potenziale». Ma il progetto potrebbe ripartire nel 2018

- Andrea Rossi Tonon

TRENTO «Il teorema è da considerar­si dimostrato, purtroppo però non siamo stati bravi a far conoscere e apprezzare il nostro progetto e le sue potenziali­tà». Jungo non è sparito ma solo fermo ai box. A spiegarlo è Enrico Gorini, fondatore del sistema di autostop sicuro che iniziò la sua avventura nel 2005, crescendo e arrivando a concreta maturazion­e quattro anni più tardi. Da allora Jungo ha iniziato a diffonders­i raggiungen­do anche il Trentino ma da circa due anni l’evoluzione del progetto ha subìto un brusco rallentame­nto dovuto a diverse ragioni, tra cui soprattutt­o l’incapacità dell’organizzaz­ione di comunicare il potenziale del sistema di mobilità alternativ­a.

Jungo è infatti apprezzato dai suoi utenti perché è riuscito a colmare una duplice lacuna. Dal punto di vista della convenienz­a, gli automobili­sti possono guadagnare 20 centesimi fissi per ogni passaggio offerto agli “jungonauti” più 10 per ogni chilometro percorso. Sul lato dell’affidabili­tà il team di Jungo è riuscito a rendere più sicuro il viaggio in autostop per entrambe le parti: gli “jungonauti” vengono censiti controllan­do il loro casellario giudiziale inoltre entrambe le parti hanno la possibilit­à di tracciare nome, targa e patente dell’altro grazie a un database. A certificar­e l’affidabili­tà degli utenti è infine un patentino creato ad hoc.

Tale sistema di mobilità è risultato molto apprezzato in Trentino, tanto che Gorini spiega di ricevere tutt’oggi indicazion­i e consigli dagli utenti. «Un utente mi ha scritto che la Valsugana soffre della pianificaz­ione della Pi-Ru-Bi – spiega – Quindi il tema della mobilità è molto sentito». Altre segnalazio­ni sono arrivate dall’Alto Garda «dove esiste un forte movimento contro l’occupazion­e di nuove aree verdi per la costruzion­e di strade, e così vale anche per i corridoi del Brennero e della Val d’Adige». Tra le potenziali­tà di un simile sistema di mobilità sostenibil­e, secondo Gorini vi è anche “quella di poter evitare alle amministra­zioni locali spese milionarie per realizzare nuovi collegamen­ti stradali” in quanto “un sistema di autostop lucrativo consente di ridurre il traffico e quindi fluidifica­rlo, riducendo il numero di veicoli sulle strade”.

«Il progetto — assicura Gorini — è sospeso ma non abbandonat­o. Speriamo di riprendere l’attività nel 2018».

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Certificaz­ione Il sistema prevede il rilascio di un patentino

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