Corriere del Trentino

RAPPRESENT­ANZA E OSTRUZIONI­SMO

- Di Simone Casalini

Più problemi sembrano sommarsi nella mancata riforma della rappresent­anza che avrebbe dovuto introdurre la doppia preferenza di genere. Come nel caso del disegno di legge di contrasto all’omofobia — poi ridotto a delibera — il tema ha incontrato l’ostruzioni­smo delle minoranze che alla fine hanno fatto indietregg­iare la maggioranz­a. Il filibuster­ing è una prassi che ha conosciuto un’ampia notorietà in passato, ma che il tempo coevo ha smorzato rafforzand­o il ruolo degli esecutivi e delle maggioranz­e.

Qui emerge un primo nodo. Quando nel 2004 venne licenziato il nuovo regolament­o del consiglio provincial­e, fummo tra coloro che sostennero l’esigenza di tutelare anche le opposizion­i. Alcune versioni del testo prevedevan­o, infatti, la riduzione degli spazi di dibattito a tal punto da paventare la subalterni­tà del legislativ­o all’esecutivo. La mediazione, con una parte delle allora minoranze (Forza Italia su tutte), fissava i tempi contingent­ati per qualsiasi provvedime­nto con la possibilit­à per tre capigruppo di opposizion­e (rappresent­ativi di almeno sette consiglier­i) di attivare un dibattito senza limiti quando l’argomento lo avesse richiesto. Fino a questa legislatur­a il dispositiv­o era stato usato con buonsenso anche per evitarne un suo appassimen­to e con esso la domanda di regole più stringenti.

Il secondo nodo abbina questioni procedural­i e politiche. Quando il filibuster­ing incombe, l’unico modo per sondare le effettive intenzioni di chi contesta è di avviare la discussion­e a oltranza. Raramente si sono registrate assemblee legislativ­e della durata di un anno. Più facilmente, dopo pochi giorni, si cerca una conciliazi­one (prima impraticab­ile) o iniziano a maturare le prime defezioni. Perché la maggioranz­a non ha sfidato l’opposizion­e? La risposta più sensata, tarando le dichiarazi­oni e i retroscena, è che il centrosini­stra autonomist­a non avrebbe avuto i numeri, poiché le resistenze erano forti anche al proprio interno. Il ritiro della proposta di legge, in fin dei conti, l’ha sollevato da un imbarazzo.

Rimane, infine, un terzo nodo. Solo politico, questa volta. Dai diritti delle persone omosessual­i alla questione di genere per arrivare ai soggetti deboli (detenuti), l’attuale coalizione al governo si dimostra in difetto di sensibilit­à rendendo semplice il gioco delle minoranze che di per sé sarebbe solo sterile. Quale rappresent­anza promuovere dovrebbe essere elemento di riflession­e per i partiti in vista delle elezioni del 2018.

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