Corriere del Trentino

«Europa a più finalità Macron ci fa ben sperare»

Fabbrini pessimista sull’Italia: «Un Paese privo di baricentro»

- di Stefano Voltolini

«Un’Europa non a più velocità, ma a più finalità. Una formula che ci può aiutare a dare un futuro alle istituzion­i comunitari­e. Ma per una revisione efficace del progetto servono giovani leader. La vittoria di Macron ci fa ben sperare». Sergio Fabbrini, scienziato politico, direttore della Luiss di Roma, attualizza il concetto declinato nel suo ultimo libro (Sdoppiamen­to, una nuova prospettiv­a per l’Europa,

uscito per Laterza) in base alle novità delle elezioni francesi e al prossimo appuntamen­to elettorale in Germania, a settembre. Il politologo ne discute oggi assieme allo storico Michele Marchi nella tavola rotonda, alle 18.30 in piazza Fiera, moderata da Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino.

La vittoria di Macron in Francia è stata una buona notizia per i sostenitor­i della Ue. Come può ora l’Unione giocarsi il proprio futuro?

«A sessant’anni dai trattati di Roma, siamo ad un momento di svolta. Ci sono due grandi scadenze. Quella francese, che non è ancora conclusa, e quella tedesca. Mai come ora il progetto comunitari­o è stato messo in discussion­e da una parte rilevante delle opinioni pubbliche nazionali».

Il ripensamen­to non è più rimandabil­e?

«Sì, è difficile continuare, come si dice, business as usual. Occorre guardare la realtà con occhi lucidi. Venendo a Macron, ha vinto, ma il passaggio francese non è ancora chiuso (le legislativ­e sono l’11 e il 18 giugno, ndr). Anche lui deve fare i conti con una metà dell’elettorato ostile all’Unione. Pensiamo all’Italia, alla presenza considerev­olissima di opinioni anti-Ue. E va citata anche la Spagna».

Il mosaico corre il pericolo di frantumars­i?

«Occorre reagire, consideran­do le differenti posizioni. Vi è chi considera l’Ue un progetto artificial­e e vuole ritornare alla sovranità nazionale. La Gran Bretagna lo ha fatto. E il pensiero è forte nei Paesi dell’est. Ungheria e Polonia hanno una traiettori­a sovranista. Le alternativ­e sono due: seguire gli euroconser­vatori, oppure i fautori dell’Europa a due velocità, teoria avanzata da Angela Merkel. Gruppi di Paesi fanno cose diverse e con una coesione politica diversa».

Lei propende per quest’ultima visione?

«Nel mio libro ho sviluppato una prospettiv­a nuova. Serve prendere atto che i Paesi hanno direzioni e finalità diverse. Difficile tenere tutti nello stesso contenitor­e. Io uso la definizion­e Unione federale in un’Europa plurale. Alcuni Paesi, come Italia, Germania, Francia, andranno avanti formando un progetto politico, altri rinforzera­nno la sovranità nazionale. Adesso siamo in uno stallo: non possiamo tornare indietro ma neanche pensare a soluzioni efficaci per i problemi globali: migrazioni, terrorismo, crisi economica».

Ma le classi dirigenti degli Stati e delle istituzion­i comunitari­e saranno all’altezza, anche in relazione al voto in Germania?

«Io credo che a pensare al futuro debbano essere i giovani. Non vedo Schauble (ministro delle finanze tedesco, ndr) pensare all’Europa futura a 75 anni. Vedremo Francia e Germania come affrontera­nno la revisione. L’Italia purtroppo rischia di essere esclusa».

L’Italia è ferma al palo dell’ingovernab­ilità?

«Pesa la sconfitta del maggiorita­rio e del referendum costituzio­nale. Con questa legge elettorale nessuno potrà vincere le elezioni politiche. Saranno favoriti solo i populismi. Il Paese rischia di restare privo di baricentro, sempre più introverso e provincial­e. Dall’Europa si guarda a questo con preoccupaz­ione».

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Docente Sergio Fabbrini, politologo, è direttore della Luiss di Roma Auspica un cambio di passo a livello europeo che prenda atto delle differenze

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