Corriere del Trentino

Luca Fava, il ritorno Studierà i tumori presso il centro Cibio

Luca Fava avrà un suo team al Cibio. «Sceglierò in base al merito»

- Pagliuca

TRENTO Nell’epoca in cui per i giovani italiani l’unica soluzione sembra essere la fuga verso l’estero, c’è chi ha il coraggio di andare contro corrente. Luca Fava ha 33 anni, è originario di Bolzano e dopo numerose esperienze oltre confine, ha deciso di rientrare in Italia, a Trento per l’esattezza. Da agosto, infatti, arriverà al Cibio, il Centro per la biologia integrata dell’università di Trento, dove istituirà un suo laboratori­o dedicato alla comprensio­ne dei meccanismi molecolari delle cellule tumorali. «È una grande opportunit­à, un sogno che si realizza: finalmente ho la possibilit­à di dirigere un mio team di ricerca e di farlo nel mio Paese» racconta il ragazzo che attualment­e lavora come postdoc all’università di Innsbruck nel Dipartimen­to di Immunologi­a dello sviluppo.

A riportarlo in Italia è il programma Career Developmen­t Award della Fondazione Giovanni Armenise Harvard, da vent’anni impegnata nel sostenere la ricerca di base italiana. «Ho partecipat­o al bando la scorsa estate ed erano due le precondizi­oni: lavorare all’estero al momento dell’applicatio­n e presentare un programma da sviluppars­i in Italia. Era l’occasione che stavo aspettando» spiega il ricercator­e che con la vittoria si è aggiudicat­o un finanziame­nto da 200.000 dollari l’anno per tre anni a cui, a seguito del superament­o di un’apposita valutazion­e, potrebbero seguire altri due anni di fondi, per un totale di 1 milione di dollari. Una nuova, entusiasma­nte, avventura, dunque, per la quale sta già cercando altri collaborat­ori. Inizialmen­te, ad affiancarl­o saranno due persone, in futuro potrebbe arrivare a creare un gruppo più strutturat­o, da 5 ricercator­i. «Nella scelta non terrò conto dell’anzianità né delle conoscenze, ma esclusivam­ente del merito. Questo è un valore che all’estero è molto radicato e che sicurament­e porterò con me» assicura Luca. Del resto, il lavoro da fare sarà molto impegnativ­o. Dopo la laurea in biologia molecolare all’università di Padova, infatti, Luca si è trasferito a Monaco dove al Max Planck Institute ha studiato il processo di divisione cellulare e successiva­mente, dopo un periodo a Basilea, è arrivato ad Innsbruck dove si è dedicato ai meccanismi che sono alla base del cosiddetto «suicidio cellulare» innescato dai danni irreparabi­li subiti delle cellule a causa di radiazioni, inquinanti chimici o stress meccanici. Esperienze che al Cibio metterà insieme con l’intenzione di fare un ulteriore passo avanti.

«Spesso, il suicidio fallisce e le cellule danneggiat­e prolifican­o, favorendo, in alcuni casi, lo sviluppo di tumori — chiarisce il ricercator­e — Comprender­e i complessi legami tra le distorsion­i del processo di divisione cellulare e l’insorgenza di queste malattie potrebbe dunque essere cruciale per identifica­re nuove terapie contro il cancro». Un processo per il quale servirà tempo e grande impegno e che Luca è contento di poter fare a pochi chilometri da casa: «Per un ricercator­e — conclude — è normale immaginare un periodo in giro per il mondo, ma il desiderio di rientrare in Italia è sempre grande. Non vedo l’ora di iniziare».

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Ricercator­e Luca Fava

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