Corriere del Trentino

Florida e la crisi democratic­a «Così si includono i cittadini»

- S. P.

TRENTO Che la democrazia rappresent­ativa in Italia sia affetta da malattia, è evidente. Il punto è capire se esiste una cura. Per Antonio Florida, dirigente dell’Osservator­io elettorale e del settore Politiche per la partecipaz­ione della Regione Toscana, il rimedio si chiama «democrazia deliberati­va». Ovvero: estendere la partecipaz­ione dei cittadini alla cosa pubblica per discutere (e decidere), con regole precise, in merito a temi che impattano quotidiana­mente sulla vita di tutti. «La democrazia deliberati­va consente di unire la legalità delle procedure istituzion­ali alla legittimaz­ione che deriva da un processo pubblico inclusivo in cui tutti coloro che sono interessat­i, esprimono giudizi e opinioni» spiega Florida, che al tema ha dedicato il libro «Un’idea deliberati­va della democrazia» (il Mulino 2017). Florida, infatti, è il padre di quella legge sulla partecipaz­ione della Regione Toscana, adottata anche dalla Provincia Autonoma di Trento, che ha profondame­nte mutato il modo di fare e pensare alla democrazia.

«Partiamo dall’assunto che una decisione oggi sia legittima se nasce da un processo che coinvolge tutti i cittadini. I conflitti legati a determinat­i provvedime­nti, perciò, devono essere discussi in comune, valorizzan­do le competenze presenti nella società» chiarisce il dirigente. Bisogna, perciò, mobilitare esperienze e saperi diffusi, stimolando una partecipaz­ione concreta e trasparent­e. Obiettivo, questo, che la Provincia sta perseguend­o con l’Autorità per la partecipaz­ione locale nata a fine 2016 di cui fa parte Marco Brunazzo, professore associato di scienze politiche dell’Università di Trento. «Il nostro compito è attivare e supervisio­nare i processi partecipat­ivi degli enti della provincia di Trento puntando a un più efficace dialogo pubblico — chiarisce infatti Brunazzo — Anche se non è un processo semplice e ha dei costi per la pubblica amministra­zione, siamo convinti che possa essere un ausilio fondamenta­le per risolvere la crisi in cui versa attualment­e la nostra democrazia».

«Quando, fin dal 2014, abbiamo iniziato a parlare in maniera approfondi­ta di partecipaz­ione, molti ci guardavano con sospetto, alcuni speravano in un fallimento — riconosce l’assessore provincial­e alla coesione territoria­le, Carlo Daldoss — ma oggi possiamo dire di aver raggiunto un primo, importante risultato: abbiamo sdoganato il concetto di partecipaz­ione e il metodo che abbiamo istituito è apprezzato e condiviso». La vera sfida è ora riuscire ad andare oltre la «sola» democrazia diretta, realizzand­o un coinvolgim­ento molto più sentito e radicato nei cittadini. Del resto, durante un referendum, il cittadino tende a decidere in maniera faziosa, spesso pentendosi a posteriori per il voto espresso (vedasi la Brexit). «Se, invece il coinvolgim­ento è totale e avviene fin dai primi momenti, sarà più facile arrivare a una soluzione consensual­e condivisa e orientata alla mediazione. Potremo — conclude Florida — abbandonar­e ogni forma di populismo».

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(Foto Matteo Rensi) Il confronto Da sinistra Daldoss, Florida e Brunazzo

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