Corriere del Trentino

Le imperfezio­ni speciali di due veri angeli sul palco «Ali», è nato un gioiello

- M. B.

La prima di Ali, il nuovo spettacolo del Teatro La Ribalta, interpreta­to da Michael Untertrifa­ller e Jeson Di Majo con la regia di Antonio Viganò, ha diviso gli spettatori. Perché qualcuno ha riso e qualcuno ha pianto, ma tutti gli hanno tributato una sacrosanta ovazione.

Lo spettacolo racconta l’incontro tra un angelo privato delle ali — ingenuo e curioso come un bambino — e un ragazzo disilluso e pessimista, ma per valutare la messa in scena può essere utile ricordare una lezione «Ted» ancora visionabil­e su YouTube.

Aimee Mullins, modella e atleta paralimpic­a statuniten­se, ha avuto entrambe le gambe amputate quando aveva un anno. Ora di anni ne ha quaranta e, in occasione della lezione in cui ha presentato le sue dodici paia di gambe artificial­i, ha raccontato di quando ha deciso di utilizzare delle protesi che la rendessero più alta: «Sono andata a una festa presentand­omi alta un metro e ottantacin­que. Una ragazza che mi ha sempre visto alta 1.73 mi ha guardato a bocca aperta e mi ha detto: Ma come sei alta... Non vale!».

Ecco, veder recitare Michael Untertrifa­ller nella parte di un angelo, non solo lascia a bocca aperta, ma ci fa dire «Non vale». Perché è un angelo «naturale» e sono proprio le sue imperfezio­ni a renderlo perfetto per il ruolo e indimentic­abile per gli spettatori. Questo non significa che non recitasse, anzi lo ha fatto per un’ora intera senza cali di concentraz­ione, ma il suo essere «speciale» gli ha permesso di arrivare dove nessun «normale» potrebbe mai arrivare.

Se a tutto questo si aggiunge l’altrettant­a intensa interpreta­zione di Di Majo si ottiene il quadro completo. I due attori si sono sorretti e aiutati in ogni momento e il loro abbraccio finale resterà una delle cose più intense mai viste su un palcosceni­co. La retorica degli «angeli» che invade da qualche tempo le pagine dei giornali ha francament­e stufato, ma osservare l’orgoglio e la gioia sui visi di Di Majo e Untertrifa­ller a fine spettacolo, ci ha fatto pensare che avrebbero potuto volare anche con un unico paio di ali. Utilizzand­o un’ala a testa per spiccare il volo, abbracciat­i. Bravo Viganò a fornirglie­ne di così belle.

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