Corriere del Trentino

Parla il nonno «Vogliamo sapere cos’è successo»

I dubbi di nonno Rodolfo: «Vogliamo conoscere la verità» «Le altre due bambine? Non vedo cosa possano c’entrare»

- Rossi Tonon

«Se è andata così ci sarebbe da pensare». Rodolfo Ferro, il nonno di Sofia, chiede di sapere. Sono tanti gli interrogat­ivi che attanaglia­no la famiglia della piccola: «Credo che sapere sia legittimo».

TRENTO «Credo sia legittimo voler sapere cos’è successo». Cerca risposte, Rodolfo Ferro. E come lui fanno la figlia Francesca e il genero Marco anche se questo significa aggiungere dolore al dolore, con la consapevol­ezza che molti dubbi sorti spontanei dopo la morte della piccola Sofia potrebbero rimanere aperti.

Le indiscrezi­oni apparse ieri sul Corriere della Sera hanno fatto ripiombare la famiglia Zago allo scorso 4 settembre, quando la vita di Sofia si interruppe agli Spedali Civili di Brescia a causa delle complicanz­e di una forma di malaria particolar­mente aggressiva. Come, dove e quando la bambina potesse aver contratto la malattia non era chiaro e a tutt’oggi resta da accertare, anche se i risultati delle prime analisi escludereb­bero che il contagio possa essere avvenuto fuori dall’ospedale. «Da quello che ho capito è una delle ipotesi, ma so anche che le indagini sono in corso» commenta Ferro, nonno della piccola Sofia.

È a bordo della propria auto, ha appena acceso il motore e sta ripartendo da un parcheggio ma basta un cenno e non esita a fermarsi e ad abbassare il finestrino. Risponde con cortesia alle domande nonostante tra queste vi siano le stesse che da oltre un mese lo tormentano.

Signor Ferro, le prime indiscrezi­oni sui risultati delle analisi escludereb­bero che il contagio di Sofia sia avvenuto attraverso una puntura di zanzara, aprendo quindi all’ipotesi di un errore sanitario.

«Se veramente fosse andata così, come ho letto, darebbe da pensare. Molto».

Gli esami sembrerebb­ero confermare che il ceppo virale è lo stesso che aveva colpito le altre bambine ricoverate in quei giorni.

«Non vedo cosa possano c’entrare loro».

Fin dall’inizio di questa drammatica vicenda, l’azienda sanitaria ha però escluso errori da parte degli operatori.

«Si sono fatte tante ipotesi ma noi vogliamo sapere cos’è successo davvero. Quali sono le cause che hanno determinat­o l’accaduto. Da quello che ho capito questa è una delle ipotesi, ma so anche che le indagini sono in corso».

È un vostro diritto, anche se questo vuole dire tornare a pensare intensamen­te a quei giorni. È difficile?

«È molto difficile. Siamo già distrutti dal dolore per questo grave lutto che abbiamo patito e il protrarsi della vicenda non aiuta».

Quanto vi aiuterebbe sapere dove, come e quando Sofia ha contratto la malaria?

«Credo sia legittimo pretendere di sapere cos’è successo. Anche lei, tutti penso, vorrebbero sapere».

Il dolore Siamo distrutti per il grave lutto e il protrarsi della vicenda non ci aiuta

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Al lavoro Rodolfo Ferro con la figlia Francesca in una foto tratta dalla pagina web dell’autoscuola di famiglia

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