Corriere del Trentino

Medici, cresce la componente rosa «A breve donne in maggioranz­a»

Ordine, ieri il corso di formazione. Squilibrio negli atenei

- di Margherita Montanari

TRENTO Il vantaggio competitiv­o maschile, nel sistema sanitario italiano, è ancora evidente. Soprattutt­o a livello accademico. Tuttavia, cominciano a vedersi situazioni di maggior equilibrio di genere nella sanità. Anche in Trentino, dove oggi il 40,5% dei medici è donna: su 2.623 profession­isti, la presenza femminile arriva a quota 1.064 (Corriere del Trentino di martedì). I dati, divisi per fasce d’età, mostrano che sulla linea dei 50 anni avviene il sorpasso delle donne sugli uomini (le prime arrivano ad essere il 59% del totale). Le statistich­e riscontran­o un cambiament­o avvenuto negli ultimi vent’anni. Un’inversione che ha portato sempre più donne a iscriversi alla facoltà di medicina e a conseguire una laurea in questo campo. Lo si verifica prendendo in esame il campione di medici italiani sotto i 35 anni. Di questi, infatti, il 65% è donna.

Sono i dati mostrati, nella giornata di ieri, all’Ordine dei medici di Trento, dove si è tegato nuto il corso di formazione «Per una medicina al femminile», interament­e dedicato alla percentual­e rosa della medicina e odontoiatr­ia trentina. Il seminario, ponendo le fondamenta per la costruzion­e di una «cultura della differenza» tra uomo e donna in ambiente medico, vuole essere l’inizio di un iter per la «neutralizz­azione dei corsi di studio» e l’affermazio­ne di «canoni profession­ali asessuati».

«In tempi brevi — ha spie- Monica Costantini, medico dell’ordine — le donne medico diventeran­no la maggioranz­a, così come con sempre più frequenza i vertici delle aziende sanitarie saranno occupati da figure femminili. Serve però un’azione di empowermen­t che venga dall’interno». Sull’esempio delle tre «prime» donne della medicina: Ernestina Paper, russa, prima donna a laurearsi in medicina in italia, Maria Montessori, prima italiana laureata in medicina, e Rita Levi Montalcini, prima donna a ricevere il Nobel per la medicina.

Proprio a livello accademico, però, persiste la più evidente sproporzio­ne nella ripartizio­ne degli incarichi. I dati nazionali Cineca presentati da Roberta Chervestar­i, presidente della «FnomCeo» (la Federazion­e nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatr­i), parlano di squilibrio di genere nella distribuzi­one degli incarichi accademici. Nelle aree delle scienze mediche, per esempio, le donne ricercatri­ci sono il 44%, le associate sono il 28% e quelle arrivate alla carica ordinaria sono appena il 15%; sul fronte maschile, invece, i ricercator­i sono soltanto il 30% degli accademici uomini, mentre la somma di associati e ordinari arriva a toccare il 63%. La speranza di un sorpasso femminile non sta dietro la cattedra, ma tra i banchi delle università, dove il 60% dei posti è occupato da donne.

Costantini Con sempre più frequenza i vertici delle aziende sanitarie saranno occupati da figure femminili. Serve però un’azione di empowermen­t dall’interno

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Esempi Monica Costantini con le foto di Paper, Montessori e Levi Montalcini

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