Me­da­glio­ni e san­ti­ni L’uni­ver­so dei mi­gran­ti ri­co­strui­to da Pi­so­ni

At­tra­ver­so l’ana­li­si de­gli og­get­ti che i pro­fu­ghi por­ta­no con sé si può rea­liz­za­re l’in­te­gra­zio­ne

Corriere del Trentino - - Da Prima Pagina - Di Fran­ce­sca Vi­sen­tin

Me­da­glio­ni, san­ti­ni, pic­co­li Bib­bie. Ma an­che amu­le­ti, anel­li di ami­ci e pa­ren­ti, fo­to dei pro­pri ca­ri. Nel­la fu­ga dal lo­ro Pae­se, i mi­gran­ti por­ta­no con sé og­get­ti e ri­cor­di del lo­ro vis­su­to quo­ti­dia­no. Un uni­ver­so che Lu­ca Pi­so­ni, an­tro­po­lo­go di Tren­to, ri­co­strui­sce in un’in­da­gi­ne e in un li­bro.

pa­chi­sta­ni - ri­ve­la Lu­ca Pi­so­ni - . Ma ho ca­pi­to che rap­pre­sen­ta­va­no per lo­ro una quo­ti­dia­ni­tà ras­si­cu­ran­te, quel­la la­scia­ta al­le spal­le: il cam­pet­to do­ve pra­ti­ca­re sport, la par­ti­ta a cal­cio con gli ami­ci. Un pez­zo del­la lo­ro vi­ta a cui at­tac­car­si, per ri­tro­va­re af­fet­ti e ami­ci­zie. L’ap­par­te­nen­za af­fet­ti­va si pro­iet­ta su­gli og­get­ti. Il cric­ket per i pa­chi­sta­ni, poi, è an­che un mo­do per pro­iet­tar­si ver­so l’ester­no, so­cia­liz­za­re, fie­ri di quel­la che è una tra­di­zio­ne del lo­ro Pae­se. Men­tre gli abi­ti tra­di­zio­na­li li in­dos­sa­no quan­do so­no qui per sen­tir­si a lo­ro agio, in re­lax, stan­no più co­mo­di. L’ab­bi­glia­men­to è im­por­tan­te dal pun­to di vi­sta psi­co­lo­gi­co: ha a che fa­re con l’im­ma­gi­ne di sè, l’au­to­sti­ma, la si­cu­rez­za».

Le trac­ce che in­ve­ce Pi­so­ni non ha tro­va­to so­no quel­le re­la­ti­ve al la­vo­ro.

«I mi­gran­ti non por­ta­no con lo­ro nul­la che ri­cor­di l’ap­par­te­nen­za a una pro­fes­sio­ne - fa no­ta­re - . Non c’è la stes­sa iden­ti­fi­ca­zio­ne con il la­vo­ro che ab­bia­mo noi. Chia­ra­men­te que­sto di­mo­stra an­che che nei Pae­si da cui scap­pa­no i mi­gran­ti, di la­vo­ro ce n’è po­co. E quel po­co è co­mun­que sal­tua­rio».

Al­tro ele­men­to è il bi­so­gno di «ri­crea­re ca­sa», che emer­ge so­prat­tut­to den­tro i cen­tri di ac­co­glien­za. «Ho vi­sto tap­pe­ti per ter­ra a si­mu­la­re i tap­pe­ti di ca­sa lo­ro, ban­die­re ap­pe­se ai mu­ri, pic­co­li og­get­ti per ad­dob­ba­re le ca­me­ra­te: un pro­ces­so di au­to­con­so­la­zio­ne che può stem­pe­ra­re la ten­sio­ne. An­che gli og­get­ti di cul­to e la mo­schea, so­no più un mo­do per ri­pe­te­re ri­ti fa­mi­glia­ri, che esi­gen­ze le­ga­te al­la re­li­gio­ne».

A co­sa può ser­vi­re al­la fi­ne que­sto stu­dio?

Lu­ca Pi­so­ni non ha dub­bi: «Ciò che emer­ge di­mo­stra che il no­stro e il lo­ro mon­do non so­no poi co­sì di­stan­ti. Cer­can­do­lo e im­pe­gnan­do­si, si può tro­va­re un lin­guag­gio co­mu­ne. C’è mol­to che si può co­strui­re par­ten­do dal­le co­se più sem­pli­ci, co­me ad esem­pio lo sport, il ter­ri­to­rio. L’ac­co­glien­za può di­ven­ta­re un pon­te e co­strui­re il dia­lo­go ne­ces­sa­rio all’in­te­gra­zio­ne».

E l’an­tro­po­lo­go tren­ti­no ci tie­ne a sot­to­li­nea­re che «le strut­tu­re di ac­co­glien­za non van­no con­si­de­ra­te sem­pre e so­lo un ma­le. Dan­no la pos­si­bi­li­tà di so­cia­liz­za­re, di con­fron­tar­si con al­tri nel­la stes­sa si­tua­zio­ne. In al­cu­ni luo­ghi sper­du­ti del Tren­ti­no Al­to Adi­ge mi è ca­pi­ta­to di in­con­tra­re mi­gran­ti com­ple­ta­men­te iso­la­ti. E di­spe­ra­ti».

Si può tro­va­re un lin­guag­gio co­mu­ne. C’è mol­to da co­strui­re par­ten­do da co­se sem­pli­ci. Co­sì si get­ta­no ponti

Al­cu­ne fo­to che di­mo­stra­no i «ba­ga­gli» af­fet­ti­vi che i mi­gran­ti in fu­ga por­ta­no con sè. Dal­le cro­ci, agli anel­li di per­so­ne ca­re. pic­co­le Bib­bie, bre­via­ri o amu­le­ti. ma an­che ma­glie spor­ti­ve Og­get­ti

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