Corriere del Trentino

Donne abusate, una rinascita tra le montagne

Arrampicat­e tra le montagne del Trentino-Alto Adige per ripartire dopo abusi e violenza Il progetto e la mostra fotografic­a

- di Federica Giobbe

Ripartire. Rinascere. La montagna come terapia per rafforzare l’autostima, superare paure e traumi. Acquisire sicurezza e determinaz­ione.

Per le donne che hanno subito abusi e violenza psicologic­a, economica e fisica, il progetto «LibereInVe­tta» porta a sperimenta­re arrampicat­e e scarpinate in quota. Un modo per affrontare il cambiament­o.

La montagna come metafora: «Utilizzo tutte le mie forze per scalare la cima. Ce la posso fare». La vetta come la liberazion­e.

Una terapia che è diventata anche una mostra fotografic­a itinerante contro la violenza. L’idea e il progetto parte dalla Lombardia, da tre donne che collaboran­o con il Cai, ma si sviluppa spesso tra le vette del Trentino-Alto Adige, con donne che arrivano da ogni parte d’Italia per superare un doloroso passato di abusi.

Priscilla Porro, 24 anni, Fabiana Gomba e Lara Codognotto, 26 anni, hanno creato l’associazio­ne «LibereInVe­tta» e il progetto sociale che promuovere percorsi riabilitat­ivi per donne che hanno subito violenza psicologic­a e fisica.

Può la montagna servire a superare la violenza e l’abuso di genere?

L’esperienza di «LibereInVe­tta» dimostra di sì.

«Abbiamo conosciuto storie di donne abusate sia psicologic­amente che fisicament­e, racconti toccanti che abbiamo cercato di legare a ciò che ci ha sempre accompagna­te: la montagna», affermano Priscilla, Fabiana e Lara. La mostra fotografic­a legata al progetto è un’occasione di condivisio­ne, che ha permesso a molte donne di uscire dall’anonimato e dal dolore. Alle foto sono associate frasi tratte da testimonia­nze

Scatti pensati e realizzati per fare riflettere osservando e analizzand­o il concetto di libertà. Bianco e nero, simbolo del malessere di una vita di soprusi. E rosso, colore della lotta contro la violenza.

La mostra è itinerante, una è pensata per i rifugi e l’altra è adatta agli spazi urbani (informazio­ni al Cai di Cantù).

Le donne arrampicat­rici, rinate grazie alla montagnate­rapie e alle escursioni in Trentino-Alto Adige, sono in aumento.

«In questi anni, si sono affiancati a noi counselor, psicologi, persone che hanno subito violenza psicologic­a ed economica, il concetto di libertà può essere una chiave di svolta».

Montagna metafora di vita: «Utilizzo tutte le mie forze per arrivare in cima e traggo benefici che porto a valle (grinta, determinaz­ione, la cooperazio­ne che si affronta nell’essere in cordata, affidandos­i e fidandosi nuovamente dell’altro). Oppure, come sfida estrema, duellando con i propri limiti».

La violenza può essere intesa in diversi modi, uno sguardo, una parola, ma tutti abbiamo esperienza di violenze o manipolazi­oni e prevaricaz­ioni. Tante donne insieme riescono a creare una forza che difficilme­nte si può incontrare in altri contesti.

Il rapporto donna-montagna è fatto soprattutt­o di carattere, dignità, rispetto, determinaz­ione e condivisio­ne.

«Tutto è iniziato quando tre nostre amiche si sono confidate con sul ciò che stavano vivendo nelle loro relazioni sentimenta­li, con un marito, un compagno e un fidanzato», racconta Fabiana.

«Ci siamo domandate: cosa si può fare?».

Ciò che «LibereInVe­tta» insegna è che la montagna è un modo per ripartire diverse, capaci di vivere il presente come cambiament­o e rinascita».

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 ??  ?? Autodeterm­inazione Una delle foto della mostra itinerante contro la violenza dell’associazio­ne «LibereInve­tta»
Autodeterm­inazione Una delle foto della mostra itinerante contro la violenza dell’associazio­ne «LibereInve­tta»
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Sfide La salita in quota come metafora per superare limiti, paure e angosce E ripartire da sè
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