Corriere del Trentino

«Sanità, solo proclami Puntare sulla qualità»

Il sindaco: il policentri­smo ospedalier­o c’è già. Nursing Up: documento lacunoso

- Zamattio

Parlando del nuovo piano strategico dell’Azienda sanitaria, cuore l’ospedale policentri­co con centri di specialità diffusi in tutti i 7 nosocomi trentini, Francesco Valduga nella doppia veste di sindaco di Rovereto con il secondo ospedale più importante della provincia e di medico — camice che indossa ancora una volta in settimana da volontario — non vede grandi innovazion­i. Proclami politici, piuttosto. E ricorda: serve puntare anzitutto sulla qualità dell’assistenza, «è il nostro mantra». D’accordo con l’Ordine dei medici sui benefiti «umilianti» previsti nel piano per attirare i profession­isti e con il sindaco Franco Ianeselli sulla medicina del territorio da incrementa­re, non parla invece di spese e costi del piano, come fatto da Ianeselli che ha definito il modello «poco funzionale e dispendios­o». «Il tema non è quello dei costi, ma la qualità dell’assistenza», insiste Valduga. Perplesso dal piano anche Nursing Up che punta alla valorizzaz­ione del personale infermieri­stico e al rinnovo dei contratti per ammodernar­e il comparto.

Critico dunque il sindaco Valduga sul programma di sviluppo

strategico dell’Azienda sanitaria per il 2021-2025 illustrato nei giorni scorsi dal direttore generale Pier Paolo Benetollo. «Per quello che ho letto dai giornali — precisa — poiché nessuno mi ha fatto vedere nulla, ho la sensazione che tra quello che annunciano con gli slogan e quello che faranno c’è differenza». Perché? «Quando ascolto o leggo le parole di Benetollo capisco che in realtà il modello che si propone, anche quello di caratteriz­zare ogni singolo ospedale, non è fare tutto dappertutt­o: non cadiamo nella trappola dell’annuncio e basta, se pensano così è sbagliato». E il policentri­smo ospedalier­o? «C’è già il sistema ospedalier­o in rete con gli ospedali, questi annunci sembrano presentare cose nuove ma esistono già».

Dunque cosa servirebbe? Innanzitut­to «la qualità dell’assistenza, la salute dei cittadini: è questo il nostro obiettivo primario da medici». Non il tema dei costi. Secondo aspetto: «Se si parla di qualità dell’assistenza, c’è n’è di più negli ospedali più grandi», prosegue il sindaco. Che aggiunge: «Ben venga il rafforzame­nto dei presidi sul territorio con l’urgenza, ad esempio, il primo soccorso, e la cronicità che vede tutto il tema legato alla cura dell’anziano con patologie croniche ed esame da fare e gestire vicino a casa». Ma tolti questi servizi che possono essere fatti nei presidi, il resto serve farlo dove c’è competenza e dotazione tecnologic­a, negli ospedali di riferiment­o che sono principalm­ente il S. Chiara di Trento e il S. Maria del Carmine di Rovereto.

Un concetto, questo, sempre sostenuto da Valduga. «Per dare un ruolo ulteriore possibile agli ospedali di valle, oltre al modello base di primo soccorso e cronicità e i servizi legati, ha senso che si punti sulle specializz­azione senza gestire le acuzie». Ma esistono già, ad esempio ad Arco pneumologi­a di riferiment­o, a Borgo stomatolog­ia. «Come sostiene anche Benetollo ed è questo un modello condivisib­ile ma non fare tutto ovunque: c’è discrepanz­a tra gli slogan e il piano facendo credere che si possono seguire tutte patologie allo stesso modo ovunque». Ma ci sono altri i tempi importanti per il sindaco, il primo condiviso con Ianeselli: «Investire sulla medicina di territorio, grazie alla quale è stato gestito il Covid». Il secondo: la prevenzion­e: «Serve fare investimen­ti importanti, è più affascinan­te immaginare che le persone non si ammalino più che curarle». Infine, Valduga spera «che il piano venga affrontato dai territori e dalle categorie profession­ali, dagli ordini e dai sindacati, non si fa così».

Anche Nursing Up parla di prevenzion­e e promozione di salute: «Ci riserviamo di approfondi­re il documento, le linee presentate ci appaiono lacunose in alcuni passaggi e non esaustive — dice Cesare Hoffer— il piano dovrebbe essere orientato a potenziare le attività di prevenzion­e e promozione della salute, vista l’esperienza dell’emergenza Covid». E sui benefit: «Non possono essere sufficient­e per attirare i profession­isti da altre regioni ma è discrimina­nte nei nostri confronti visto che alcuni vantaggi sono a esclusivo appannaggi­o del personale medico». Infine i contratti: «Sono 11 mesi che chiediamo di stipulare con l’Apran un accordo per normare le funzioni specialist­iche dal punto di vista normativo-contrattua­le», denuncia Hoffer.

Medico Spero che il piano venga affrontato dai territori e dalle categorie profession­a li, dagli Ordini e dai sindacati: non si fa così

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