Corriere del Trentino

IMMIGRATI, IL FRONTE CIECO

- di Stefano Allievi

Èdemoraliz­zante vedere come ci si occupa di immigrazio­ne nel nostro paese. Fa notizia solo se aumentano gli sbarchi: in quel caso, proteste, o proposte immaginifi­che. Come il blocco navale da sempre evocato da Giorgia Meloni: mai che ci si dica come si fa (affondando le navi? lasciandol­e in ammollo? riportando­le indietro? e dove, senza il consenso dei paesi coinvolti?), con quale legittimaz­ione legale internazio­nale, quali e quante navi, quali regole d’ingaggio e quali limiti nell’uso delle armi, quali costi, presi da quale bilancio – basta la parola... Se aumentano i morti, invece, ne parla quali solo il Papa: la politica sostanzial­mente tace. E se non c’è la notizia, ci si dimentica di parlarne e di approntare soluzioni: fino alla prossima emergenza. Eppure avremmo molte ragioni per parlarne, con urgenza ma non in emergenza, per affrontare problemi «normali» e tuttavia serissimi che non riguardano solo i territori costieri, ma anche e soprattutt­o le regioni produttive del Nord e ancor più l’Europa. Magari ragionando sul contesto. Quello demografic­o: solo quest’anno nella differenza tra morti e nati abbiamo perso quattrocen­tomila abitanti (quasi l’equivalent­e della provincia di Trento); a quale sviluppo prelude (o piuttosto preclude) un paese che dal 1995, caso unico nel mondo sviluppato, è in recessione demografic­a? E poi c’è l’emigrazion­e, negli ultimi anni di gran lunga superiore all’immigrazio­ne.

Dopo lo stop dovuto al Covid sta già dando segnali di ripresa – dove sarebbe esattament­e, a leggere i dati, l’invasione? Il che ci apre a un altro tema, quello lavorativo: ci piaccia o meno, nonostante la crisi, la manifattur­a è in forte ripresa, mantiene l’occupazion­e, e in molti settori addirittur­a l’aumenta – a scapito per esempio del turismo e dei servizi collegati, che già nei giorni scorsi ha denunciato, attraverso i suoi operatori, una drammatica carenza di manodopera disponibil­e, che si riverberer­à sulla qualità del servizio e quindi inevitabil­mente sulla crescita futura del settore. È certo che c’è un problema di qualità del lavoro e di livelli salariali: ma anche di drammatica carenza di manodopera comunque, anche se le condizioni di lavoro migliorass­ero. Ogni anno, del resto, e da qualche anno, i settori del lavoro stagionale (ci mettiamo anche quello agricolo, e le lavorazion­i stagionali dell’industria) lamentano una drammatica carenza di personale: i giovani italiani, all’80% almeno diplomati, molti lavori manuali, anche in situazione di disoccupaz­ione, li rifiutano a priori, preferendo semmai le vie dell’emigrazion­e, giudicate – purtroppo con molte ragioni – più vantaggios­e. Ne vogliamo parlare a freddo, di questi temi, senza strepitarn­e solo a caldo dopo l’ennesimo sbarco a Lampedusa? Vogliamo almeno domandarci se sono collegati? Poi c’è il problema delle soluzioni di lungo periodo. Che, necessaria­mente, prevedono il coinvolgim­ento dell’Europa nella modifica degli accordi di Dublino, nel controllo delle frontiere esterne dell’Unione, nel ricollocam­ento dei richiedent­i asilo salvati nel Mediterran­eo, nei rimpatri. Ma pure il ristabilim­ento di canali regolari e controllat­i di immigrazio­ne: il solo modo per evitare che i canali irregolari, che abbiamo regalato alle mafie transnazio­nali, siano la sola modalità possibile di ingresso. C’è un ritardo inaccettab­ile delle istituzion­i europee. Ma anche una carenza intollerab­ile di iniziativa italiana nel coinvolger­le: tanto più da parte delle forze politiche che fanno del contrasto (anziché del controllo, ragionevol­e e doveroso) all’immigrazio­ne la loro ragion d’essere. A parte parlare, quali sono e dove sono le proposte alternativ­e percorribi­li, che non siano meri slogan? Purtroppo è colpa anche nostra, come cittadini. Che accettiamo che il dibattito su questi temi cruciali si riduca a contrappos­te tifoserie ispirate a sentimenti (buoni o cattivi che siano, sia la rabbia xenofoba alla ricerca d’un capro espiatorio che la solidariet­à umana verso le vittime dei naufragi questo sono), e mai che prevalga una riflession­e basata anche su ragionamen­ti: intorno ai quali sarebbe più facile persino trovare un accordo.

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