Corriere del Trentino

«Papà gli disse di restituire quello che aveva preso»

Il primo cittadino di Contà: ci eravamo sentiti mercoledì, era sereno

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«Non si può morire per un camion di legna». Nella atroce semplicità di questa affermazio­ne si riassume l’assurdità di un delitto. Quello che, in una giornata qualsiasi, si è portato via la vita di Fausto Iob. Per Valentino il papà. Una figura insostitui­bile che manca e mancherà sempre a lui e al fratello Davide. «Mio padre aveva detto a mio fratello di aver visto questo boscaiolo che rubava del legname, ma lui non gli ha fatto nulla. Da persona buona qual era gli ha sempliceme­nte raccomanda­to di rimetterla al suo posto. E nonostante questo è stato ucciso».

TRENTO Sconcerto e dolore. Nei Comuni della val di Non dove viveva e lavorava Fausto Iob la popolazion­e è incredula. La voce che non si fosse trattato di un incidente, come apparso in un primo momento, era circolata. Quel corpo nel lago di Santa Giustina, i vestiti in ordine, le chiavi ancora nel cruscotto. Tanti elementi avevano insospetti­to i cittadini. Ma alle voci non si voleva credere, perché Iob era per tutti un uomo di valore e una persona buona. Nessuno voleva immaginare un epilogo di questo tipo.

Lo dice chiarament­e Giuliana Cova, sindaca di Predaia dove Iob lavorava presso il santuario di San Romedio. «Una notizia così ci ha completame­nte scioccato, siamo senza parole e aspettiamo che la Procura prosegua con le indagini». Anche Fulvio Zanon, sindaco di Contà in cui si trova la frazione di Cunevo dove Fausto risiedeva, allontanav­a dalla sua mente ogni giorno i fantasmi, sempre più insistenti, di un delitto. Iob e Zanon erano amici, si sentivano spesso.

«In paese — spiega il primo cittadino —siamo tutti esterefatt­i. Non pensavamo a una svolta del genere, nonostante le voci che si sentivano. Mi parevano voci non vere. Ero convinto e sinceramen­te volevo restare convinto che si fosse trattato di un infortunio». Il sindaco non esita a parlare di «fatto gravissimo che ci lascia tutti senza parole. E se è vero che non c’è motivo per uccidere questa del furto di legna, se venisse confermato, è davveavreb­be ro una motivazion­e futile: perdere la vita così, davvero, siamo arrivati a limiti mai immaginabi­li».

Gli inquirenti ipotizzano infatti che il boscaiolo accusato di omicidio abbia ucciso Iob perché quest’ultimo lo sorpreso a rubare del legname. Ipotesi da confermare, sia chiaro. E se sia tutto qui o vi sia dell’altro lo si saprà probabilme­nte con il proseguime­nto delle indagini. Ma segnali secondo il sindaco l’amico non ne aveva dati. «Con Fausto avevo un ottimo rapporto — racconta —, ci sentivamo spesso. Lui aveva una grande passione per la scultura, ne aveva fatte per noi e ne doveva fare altre, eravamo già d’accordo. Ci siamo sentiti mercoledì mattina e non ho colto alcun segnale, era sereno e felice e stava lavorando. Davvero non vedo dei motivi. Per noi questa è una tragedia nella tragedia, è come se dovessimo ancora celebrarne il funerale. Sapere che è andata così deve far riflettere tutti, non si può davvero morire per questo».

Il sindaco ricorda il profession­ista con nostalgia: «Era un uomo che faceva il suo lavoro con tanta passione e impegno, una persona preparata. Tra un anno e mezzo sarebbe andato in pensione e aveva tanti progetti da portare avanti, anche con noi. Ci manca già e ci mancherà moltissimo. Come amministra­zione non possiamo che essere vicini ai famigliari in questo terribile momento».

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Le sculture Fausto Iob era anche un appassiona­to scultore e aveva realizzato molte opere per il suo Comune

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