Corriere del Veneto (Padova e Rovigo)

Il pittore «maledetto» viveva a Trebaseleg­he

Giovanni Bragolin, al secolo Amadio

-

TREBASELEG­HE — «Vestiva come un signore veneziano del Settecento, citava Nietzsche e ogni settimana saliva sulla Rolls-Royce del tenore Mario Del Monaco per dargli lezioni di pittura». Un colpo di spugna al bancone e riaffioran­o i ricordi di Rolando Casarin. Quando aveva 15 anni portava vino e cicchetti, nella trattoria di famiglia, al misterioso artista che si firmava Giovanni Bragolin e ribattezza­to da molti il «pittore maledetto».

Su di lui pesa il fardello di una «leggenda nera» secondo la quale stipulò un patto con il diavolo per riuscire a vendere la sua arte. La sua collezione di quadri, «Bambini che piangono», è legata a una serie di misteriosi incendi. La storia, che ha diverse versioni, è ambientata dopo la morte del pittore nel 1981. E l’amicizia con Del Monaco conduce a un altro mistero legato al Palazzo di Ca’ Dario a Venezia, quello i cui proprietar­i fanno una brutta fine come, tra gli altri, il finanziere d’assalto Raul Gardini.

Il primo episodio, secondo quanto riportano i tabloid inglesi, accadde a Rotherham, nella contea dello Yorkshire, dove una casa venne distrutta in un incendio. Tutto finì incenerito, tranne una cosa: il quadro del bambino piangente di Bragolin. In poche settimane al quotidiano «Sun», che aveva lanciato la campagna contro i quadri, arrivarono migliaia di stampe che vennero bruciate in un rogo collettivo. «Non era maledetto e il suo vero nome era Bruno Amadio— ricorda Rolando Casarin — usava uno pseudonimo che poi era il nome del cognato. A suo dire, perché quei quadri non erano arte che meritava il suo nome. Li vendeva a 200 mila lire per tirare avanti: altro che patto col diavolo».

Casarin in casa ha due bozzetti dei bambini che piangono. «Gli unici a carboncino firmati col vero nome da Amadio — racconta— e pensare che qualche anno dopo, fui io a scoprire in un viaggio-studio a Londra, quando avevo 18 anni, che i suoi quadri venivano venduti su stampa a poche sterline. Lui non sapeva e si mise a ridere». I quadri sono commercial­izzati da una società inglese che ha acquistato i diritti, operazione coincisa con la scomparsa dell’artista.

Come si addice a tutte le leggende metropolit­ane, è stata servita anche una giustifica­zione per la iattura dei quadri. Si narra che Bragolin-Amadio iniziò a dipingere i bambini con le lacrime per simboleggi­are l’orrore della guerra. In un orfanotrof­io incontrò un bambino chiamato (guarda caso) «El diablo» che sarebbe stato il primo modello. Poco dopo l’orfanotrof­io bruciò, con tutti i bimbi dentro.

«I soggetti erano delle fotografie di bambini ritagliati dal giornale» ha detto sdegnata Nicoletta Amadio, figlia dell’artista. Nato a Venezia, Bragolin-Amadio combattè la Seconda guerra mondiale e si trasferì nella Spagna di Franco, dove prese il nome di Franchot Seville. Infine concluse la sua vita nella campagna di Trebaseleg­he.

C’è anche una coincidenz­a «nera» nel dedalo di misteri (o presunti tali) che lega l’amicizia del tenore all’artista. Mario Del Monaco è rimasto vittima di un gravissimo incidente stradale, da cui poi si era ripreso, mentre andava a firmare il contratto d’acquisto di Ca’ Dario. Il palazzo «maledetto» che imponente spunta sul Canal Grande. Tutti i proprietar­i sono rimasti vittime di misteriosi incidenti. Ma questa è un’altra storia, anzi leggenda.

 ??  ?? Bambini piangenti Secondo la leggenda l’artista aveva un patto col diavolo
Bambini piangenti Secondo la leggenda l’artista aveva un patto col diavolo

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy