Co­ro­na­vi­rus Za­ia: i no­stri mo­del­li ci di­co­no che l’in­cre­men­to dei con­ta­gi è co­stan­te. La Cit­tà del­la Spe­ran­za fi­nan­zia la ri­cer­ca sul vac­ci­no Au­men­ta­no vit­ti­me e gua­ri­ti

In un gior­no 37 mor­ti ma 71 di­mes­si. Al­lar­me ca­se di ri­po­so: con­ta­gia­ti an­che 211 di­pen­den­ti. «Nuo­vi fo­co­lai»

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - DA PRIMA PAGINA -

VE­NE­ZIA

Co­ro­na­vi­rus, una gior­na­ta con due se­gni, uno ne­ga­ti­vo e uno po­si­ti­vo. Ie­ri so­no sta­ti 37 i mor­ti, ma si re­gi­stra­no an­che 71 gua­ri­ti. Il nuo­vo al­lar­me suo­na nel­le 360 ca­se di ri­po­so che ri­schia­no di di­ven­ta­re nuo­vi fo­co­lai. I de­gen­ti con­ta­gia­ti so­no 336, e ci so­no già 30 mor­ti. I di­pen­den­ti in­fet­ta­ti ri­sul­ta­no 211.

PA­DO­VA Dot­tor Car­lo San­tuc­ci, do­ve si tro­va­va il 21 feb­bra­io, il gior­no in cui in Ve­ne­to so­no sta­ti ac­cer­ta­ti i pri­mi due pa­zien­ti po­si­ti­vi al co­ro­na­vi­rus?

«Mi tro­va­vo in ospe­da­le a Pa­do­va, ero in pron­to soc­cor­so. Dal gior­no do­po ho ca­pi­to che que­sta è una ma­lat­tia che avreb­be cam­bia­to tut­to».

Car­lo San­tuc­ci, 34 an­ni, ro­ma­no, è il me­di­co pre­ca­rio che l’an­no scor­so sal­vò la vi­ta a una don­na men­tre si tro­va­va in tre­no sul­le Do­lo­mi­ti. In as­sen­za di un de­fi­bril­la­to­re, pra­ti­cò per 40 mi­nu­ti il mas­sag­gio car­dia­co. Per que­sto ge­sto fu pre­mia­to a di­cem­bre dal pre­si­den­te Ser­gio Mat­ta­rel­la che l’ha no­mi­na­to «ca­va­lie­re». In ago­sto ha vin­to il ban­do re­gio­na­le per 500 me­di­ci non spe­cia­liz­za­ti e og­gi pre­sta ser­vi­zio all’ospe­da­le di Cam­po­sam­pie­ro.

Dot­tor San­tuc­ci, che espe­rien­za ha avu­to nel Pron­to Soc­cor­so di Pa­do­va?

«Pri­ma che ve­nis­se fat­to il tam­po­ne ai pri­mi due pa­zien­ti di Schia­vo­nia, era da set­ti­ma­ne che ar­ri­va­va­no al pron­to soc­cor­so per­so­ne ma­la­te. Era­no so­prat­tut­to an­zia­ne e si pre­sen­ta­va­no con ga­stroen­te­ri­ti e con im­por­tan­ti in­fiam­ma­zio­ni al­le vie ae­ree».

Co­me ve­ni­va­no dia­gno­sti­ca­te al “tria­ge”?

«Era­no sin­to­ma­to­lo­gie dif­fi­ci­li da in­ter­cet­ta­re. Preoc­cu­pa­va il qua­dro cli­ni­co che peg­gio­ra­va ra­pi­da­men­te. I pa­zien­ti ave­va­no pre­sto una gran­de fa­me d’aria».

Do­po il 21 feb­bra­io che co­sa è suc­ces­so?

«Già dal gior­no suc­ces­si­vo ci han­no det­to di rin­for­za­re le no­stre pro­te­zio­ni per­so­na­li, te­ma su cui i miei su­pe­rio­ri han­no sem­pre in­si­sti­to sia a Ve­ro­na, il pri­mo ospe­da­le do­ve ho la­vo­ra­to in Ve­ne­to, sia a Pa­do­va».

Co­me so­no cam­bia­ti gli ac­ces­si al Pron­to Soc­cor­so?

«I lo­ca­li si so­no svuo­ta­ti. Gli ita­lia­ni pren­do­no il Pron­to Soc­cor­so co­me no­stro am­bu­la­to­rio per­so­na­le an­che per una sem­pli­ce lom­bo­scia­tal­gia. Quan­do il nu­me­ro dei po­si­ti­vi ha co­min­cia­to ad au­men­ta­re, ho vi­sto so­lo i ca­si gra­vis­si­mi e le per­so­ne che han­no real­men­te bi­so­gno di un in­ter­ven­to, co­me chi vie­ne col­pi­to da una co­li­ca re­na­le o da un prin­ci­pio d’in­far­to».

Che co­sa ha vi­sto nei vol­ti del­le per­so­ne che si pre­sen­ta­va­no con sin­to­mi com­pa­ti­bi­li con il vi­rus?

«Pau­ra, tan­ta pau­ra. Que­sta

è una ma­lat­tia che non col­pi­sce so­lo il fi­si­co ma mi­na gli af­fet­ti. Non mi ri­fe­ri­sco al­la di­stan­za di si­cu­rez­za, al fat­to di non po­ter­ti sa­lu­ta­re più con un ba­cio o un ab­brac­cio. Nel vol­to del­le per­so­ne che ar­ri­va­va­no in ospe­da­le ve­de­vo la pau­ra di chi te­me­va che il con­ta­gio si fos­se este­so ai con­giun­ti a ca­sa».

Ie­ri è sta­ta un’al­tra gior­na­ta cri­ti­ca in Ve­ne­to, con 37 mor­ti in 24 ore. È pre­oc­cu­pa­to?

«Mol­to. Ma in Ve­ne­to ho po­tu­to no­ta­re che la cur­va del con­ta­gio cre­sce me­no ri­spet­to a Lom­bar­dia o Emi­lia-Ro­ma­gna.

Le per­so­ne che muo­io­no in que­sti gior­ni si so­no am­ma­la­te an­che un me­se fa, pri­ma del­le mi­su­re di con­te­ni­men­to di Za­ia e del go­ver­no Con­te».

In­ten­de di­re che co­va­va­no la ma­lat­tia da più di un me­se?

«So­no per­so­ne che si so­no am­ma­la­te, so­no ri­ma­ste a ca­sa con la feb­bre per set­te-die­ci gior­ni. Poi la feb­bre è spa­ri­ta ma è an­da­to in cri­si l’ap­pa­ra­to re­spi­ra­to­rio. Quan­do non ci si rie­sce a cu­ra­re a ca­sa con l’aiu­to del me­di­co di fa­mi­glia si va in ospe­da­le».

Da me­di­co, che co­sa pen­sa

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