Un gio­va­ne su 5 ha pier­cing o ta­tuag­gi Più le ra­gaz­ze

Corriere del Veneto (Venezia e Mestre) - - VENEZIA E MESTRE - Giu­lia Bu­set­to

Un ra­gaz­zo ve­ne­zia­no su cin­que ha pier­cing o ta­tuag­gi. Più pier­cing che ta­tuag­gi, tre vol­te di più. Ad al­za­re la me­dia dei bu­chi so­no le ra­gaz­ze, per­ché una su 5, lo­bi esclu­si, ne sen­te tin­tin­na­re al­me­no uno sul cor­po. E se al fer­ro si ag­giun­ge l’in­chio­stro sot­to­pel­le, le ado­le­scen­ti che ne sfog­gia­no al­me­no uno sal­go­no al 27 per cen­to bat­ten­do di gran lun­ga i coe­ta­nei che si fer­ma­no a me­no di uno su die­ci. Ma in tre an­ni di in­da­gi­ni la ri­cer­ca del­lo Iu­sve sui tat­too non si è fer­ma­ta ai 1274 ado­le­scen­ti del Cor­ner di Mi­ra­no, Asto­ri di Mo­glia­no, Cal­vi di Bel­lu­no, Mar­co Bel­li di Por­to­grua­ro, Fran­chet­ti e San Mar­co di Mestre. I ri­cer­ca­to­ri han­no se­gui­to per an­ni an­che un cen­ti­na­io di adul­ti ve­ne­ti ta­tua­ti per ca­pi­re co­me e per­ché lo fan­no. Qua­si la me­tà di lo­ro non si pen­te dell’im­pron­ta in­de­le­bi­le. La ri­cer­ca li de­fi­ni­sce «crea­ti­vi»: de­si­de­ra­no un ta­tuag­gio, pen­sa­no con cal­ma a co­sa e do­ve vor­reb­be­ro im­pri­mer­se­la e si re­ca­no si­cu­ri dal ta­tua­to­re. Per qua­si tre adul­ti su ot­to, in­ve­ce, la sod­di­sfa­zio­ne du­ra po­co: in po­co tem­po, per que­sti «com­pul­si­vi» l’en­tu­sia­smo sce­ma, tan­to da vo­ler­ci ri­pro­va­re pre­sto con un al­tro. E poi un ta­tua­to su cin­que i ri­cer­ca­to­ri lo chia­ma­no “so­spe­so”, per­ché spes­so ri­ma­ne nel de­si­de­rio di ta­tuar­si e quan­do lo fa ten­de a rim­pian­ge­re quell’ago tin­to d’in­chio­stro. . Sui si­gni­fi­ca­ti in po­le po­si­tion c’è il ta­tuag­gio che espri­me una fi­lo­so­fia di vi­ta: la li­ber­tà, la vit­to­ria, gli obiet­ti­vi. Poi c’è l’in­tra­mon­ta­bi­le «per sem­pre in­sie­me», che pe­rò è più le­ga­to al­la fa­mi­glia. An­che il po­sto di­ven­ta stra­te­gi­co, fi­nen­do la mag­gior par­te del­le vol­te sot­to i ve­sti­ti. Ten­den­za al ri­schio, per­so­na­li­tà av­ven­tu­ro­sa: sul­lo sti­le di vi­ta del ta­tua­to è l’in­da­gi­ne su­gli ado­le­scen­ti ve­ne­zia­ni a de­scri­ver­lo me­glio, «te­nen­do pre­sen­te il fat­to — pre­ci­sa il coor­di­na­to­re del­le ri­cer­ca Sal­va­to­re Ca­po­di­ci — che per leg­ge de­vo­no ave­re l’au­to­riz­za­zio­ne del ge­ni­to­re». Di più, «spes­so chi di lo­ro è ta­tua­to ha an­che la mam­ma ta­tua­ta e fre­quen­ta ami­ci ta­tua­ti. Spes­so lo fa per imi­ta­zio­ne». Se esi­ste una cor­re­la­zio­ne tra ta­tuag­gio e de­vian­za? Qual­che stu­dio­so, in pas­sa­to, in­di­ca­va la so­glia di 5 co­me li­mi­te del­la de­vian­za, de­du­zio­ne an­ti­ca e sem­pli­ci­sti­ca, for­se, «ma è pur ve­ro che so­pra ad un cer­to nu­me­ro può au­men­ta­re la di­stan­za tra sé rea­le e sé ta­tua­to. Chi di­strug­ge la ma­glia del sé (la pel­le li­be­ra) è co­me se creas­se una sor­ta di dis­so­cia­zio­ne».

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