Corriere del Veneto (Venezia e Mestre)

I disegni dei bambini «liberano» Aziz Il premier Conte chiama per compliment­arsi

- Giulia Busetto

VENEZIA Alla storia di Aziz si è interessat­o anche il premier Giuseppe Conte. Ieri ha chiamato l’«angelo custode» del detenuto marocchino per compliment­arsi del progetto di riabilitaz­ione. Ha risposto alla chiamata Nadia De Lazzari, la fondatrice dell’associazio­ne Venezia pesce di pace, che segue Aziz da più di tre anni. Nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore ci è finito per droga e sequestro di persona, quattro anni fa. Ne mancano altri quattro ad oltrepassa­re le sbarre, li sconterà nel carcere di Trento. Il suo riscatto lo deve ai ragazzi. «Tutto è cominciato quando portavo in carcere i disegni dei bambini da far tradurre ai detenuti - racconta Nadia Aziz non parlava la nostra lingua. Voleva tradurre le frasi nella sua cella, di notte». Con le parole che scrivevano i bimbi nei loro disegni Aziz ha imparato l’italiano. E alla fine, lo scorso mese, Aziz non ha preso solo il diploma di terza media: in italiano ha scritto anche un libro. Dei suoi 500 euro di stipendio ne ha messi via cento al mese per autofinanz­iarlo. Si chiama «Mai più qui. La forza di ricomincia­re». «Pagherà di tasca sua questa pubblicazi­one che ci siamo impegnati a diffondere» spiega il giornalist­a che ha seguito la sua storia e ne ha scritto la prefazione Alberto Folgherait­er . Ieri, mentre Abdela Aziz Aamri si trovava nella sua cella, il suo libro è stato presentato all’Accademia di belle arti di Venezia. Questo perché 16 studenti italiani e 8 tunisini hanno tradotto le sue Il detenuto marocchino Abdela Aziz Aamri

parole in 25 opere: incisioni, disegni, olio su tela, in esposizion­e all’interno del laboratori­o. «Non è facile parlare di carcere, ma il risultato è stato magico» dice la prof d’incisione Diana Ferrara. «La mia opera in acquaforte e acquatrina è un’anima appesa in uno spazio libero - la descrive la ventenne Anna Beatrice Basset - credo che Aziz sia una di quelle persone che rendono il mondo un posto migliore». «Con questo progetto nei ragazzi c’è stata una crescita artistica, sì, ma anche civica» racconta Luana Zanella, presidente dell’Accademia. Ed è d’accordo anche il direttore Giuseppe La Bruna: «È l’Accademia che si mette a disposizio­ne della realtà». Contenta nel vedere un concittadi­no realizzars­i anche la console marocchina Almina Selmane.

Il libro

Un detenuto impara l’italiano traducendo le frasi degli alunni. E scrive un libro

 ?? Il riscatto ??
Il riscatto

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