Corriere del Veneto (Venezia e Mestre)

Il palazzo con dieci case, nove per turisti

Venezia, nell’immobile in campo San Zan Degolà sono rimasti solo due residenti

- Lorenzini

VENEZIA Due residenti e 39 posti letto per turisti. Nell’intero palazzo che si affaccia sul campo ci sono dieci appartamen­ti registrati al catasto: nove sono dedicati agli affitti turistici con il nome di Ca’ del Monastero. Quella del campo San Zan Degolà, piccolo gioiello di quiete a due passi dal frastuono di Rialto e della stazione, è una storia simbolo di quanto accade in molte zone della città. Tutto il palazzo è di un’immobiliar­e legata a una azienda farmaceuti­ca.

VENEZIA Due residenti e 39 posti letto per turisti. Nell’intero palazzo che si affaccia sul campo ci sono dieci appartamen­ti registrati al catasto: nove sono dedicati agli affitti turistici con il nome di Ca’ del Monastero.

Quella del campo San Zan Degolà, piccolo gioiello di quiete a due passi dal frastuono di Rialto e della stazione, è una storia simbolo di quanto accade in molte zone della città. A raccontarl­a è un’indagine dell’Osservator­io Civico OCIO, a firma di Alice Corona, che ha dedicato a Ca’ del Monastero il secondo capitolo dell’inchiesta «Venezia in affitto (breve)», dopo quella sulla corte delle Colonne a Castello.

«Di fatto è quasi un albergo diffuso — spiega Alice Corona — risulta difficile pensare che la gestione di 9 appartamen­ti e 39 posti letto possa essere svolta da qualche famigliola lavoratric­e che usa Airbnb per arrotondar­e. Se integriamo con i dati di Booking e Airbnb, risulta che il proprietar­io dei nove alloggi si ritrova a gestire un’area di oltre 800 metri quadrati, per un ricavo ipotetico complessiv­o di circa €4.100 a notte (nel caso di prenotazio­ne di tutte le proprietà insieme). E tutto ciò, per la legge attuale, non è un albergo ma una semplice locazione turistica».

La lente di Ocio ha studiato la zona di San Zan Degolà in occasione della presentazi­one pre-lockdown del libro di Sarah Gainsforth «Airbnb città merce» (Derive Approdi) ma Ocio, nato sulle ceneri dell’Osservator­io casa del Comune, oltre ai numeri del fenomeno Airbnb in città, vuole raccontare le storie che si celano dietro le affittanze di porzioni massicce di città. «La locazione turistica è diventata strumento per aggirare le normative ed accrescere i guadagni – prosegue Corona – va smontata la retorica delle locazioni come aiuto al reddito per i veneziani, bisogna capire che dietro a questo mondo c’è di tutto, ci sono grandi gruppi imprendito­riali, un’attività speculativ­a che va regolament­ata».

Attraverso l’incrocio di visure catastali e indagini sul registro delle imprese Ocio ha delineato il caso San Zan Degolà come simbolo di una pratica che richiede nuove regole. I nove appartamen­ti sono gestiti da un’unica agenzia, Views of Venice, cui fanno

Indagine L’associazio­ne Ocio: «Non affittano le famiglie su Airbnb ma le grandi società

Gli incroci Gli alloggi sono gestiti da aziende internazio­nali che offrono anche maggiordom­i

riferiment­o 4 siti diversi, Views on Venice Apartament­s fondata da Filippo Gaggia che gestisce 93 proprietà in affitto breve, Views on Venice Collection dedicata all’affitto di palazzi storici e appartamen­ti di lusso da 4 mila euro a notte, Views on Venice Estate per la compravend­ita di immobili Views on Venice Concierge, ramo attivo nel mondo dei servizi agli ospiti. «Non siamo di fronte a un’agenzia che gestisce check-in o organizza pulizie – spiega Corona - ma una struttura complessa di società anche internazio­nali, dedite agli investimen­ti e speculazio­ni immobiliar­i attraverso la locazione turistica».

Il palazzo appartiene alla Immobildex Venezia, società con sede a Roma attiva nel mercato della locazione immobiliar­e di beni propri o in leasing. La società fa capo agli eredi di Claudio Cavazza, fondatore e presidente della Sigma-Tau, uno dei più importanti gruppi farmaceuti­ci nel mondo. «Nel 2015 Sigma-Tau si è fusa nella Alfasigma, di cui la famiglia Cavazza è proprietar­ia al 20 per cento ed è uno dei primi cinque operatori in Italia nel settore farmaceuti­co – conclude Corona – Questa è una storia di come le abitazioni della nostra città vengano utilizzate per smisurati profitti mettendo in crisi la tenuta sociale e comunitari­a di interi quartieri».

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Credito Trevigiano Giacon e Pignata
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L'indagine L’associazio­ne Ocio mappa i casi-simbolo della città (foto Vision)

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