Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)

Non si ferma la crisi dell’artigianat­o Venzo: «Sarà un altro autunno nero»

L’associazio­ne lancia l’allarme, «manca il ricambio generazion­ale» In ginocchio ceramica, legno ed edilizia. Si salva chi lavora con l’estero

- Raffaella Forin © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

Dopo un secondo trimestre che sembrava aprire uno spiraglio positivo per l’economia, l’autunno si annuncia a tinte fosche l’artigianat­o bassanese. È molto preoccupat­o il presidente del mandamento bassanese di Confartigi­anato, Sandro Venzo, per lo scenario che si profila nell’ultimo scorcio dell’anno.

«La primavera aveva portato qualche speranza di ripresa – osserva il portavoce delle oltre 2.500 attività associate su un totale di 4mila che costituisc­ono il comparto artigianal­e locale – ma si trattava solo di un fuoco di paglia. La stagnazion­e caratteriz­zerà anche i prossimi mesi. Purtroppo, le imprese non credono più in questo paese: non investono, tendono a tenersi stretto quello che hanno. Si salvano quelle che lavorano con l’estero o che hanno le risorse e il coraggio di ristruttur­arsi. Come alcune dei settori della metalmecca­nica e della termoidrau­lica aggiudicat­esi delle commesse fuori nazione. Ma si tratta di pochi casi; la maggiore parte delle attività fatica, soffre».

Dopo i settori della ceramica, del legno e dell’edilizia , in ginocchio dall’inizio della crisi, sul territorio anche l’alimentare comincia a dare segnali di difficoltà.

«Negli ultimi tempi, si è registrato un forte calo negli acquisti di cibo, soprattutt­o nell’ambito della grande distribuzi­one – fa sapere Venzo – il consumator­e risulta più attento e oculato anche nel rifornimen­to alimentare. Un atteggiame­nto che la dice lunga sulla situazione economicos­ociale in cui viviamo».

Secondo il presidente di Confartigi­anato Bassano, sarà difficile recuperare posizioni. Soprattutt­o per i comparti storici che hanno fatto la storia dell’economia locale come la ceramica artistica. Fino a 15 anni fa erano 1.200 le realtà artigianal­i attive su questo fronte, concentrat­e perlopiù tra Bassano e Nove. Oggi quel nucleo, per decenni il fiore all’occhiello del distretto, si è ridotto a circa 160 unità.

Un altro aspetto che nel medio termine potrebbe contribuir­e a frenare lo sviluppo del tessuto economico bassanese è costituito dalla mancanza del ricambio generazion­ale del personale, soprattutt­o di quello specializz­ato.

«Non perché non ci sia – tiene a precisare Venzo – ma perché nella condizione di precarietà in cui operano le aziende, non possono permetters­i di assumere giovani, sebbene profession­almente capaci. Un imprendito­re deve fare delle scelte: si tiene il personale che ha, la cui età media si aggira sui 50 anni, anche per non lasciarlo su una strada, rinunciand­o a rinforzare l’organico con nuove assunzioni. Un tempo i più anziani passavano il testimone alle giovani generazion­i e per un periodo li affiancava­no; ora la forza lavoro è ridotta al minimo indispensa­bile. Tra alcuni anni dovremo quindi fare i conti anche con questo nuovo problema».

E non consola nemmeno il dato in calo sulla chiusure. “Se le cessazioni si sono pressoché arrestate - conclude il presidente di Confartigi­anato, è solo perché la decimazion­e si è esaurita negli anni scorsi».

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