Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)

Santa Chiara, conto alla rovescia Un mese per far ripartire il cantiere

Finanziame­nto a rischio per il polo museale. Il sollecito del Comune alla Vardanega

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BASSANO Le lancette dell’orologio corrono veloci e ormai non si può più aspettare. Il Comune chiede risposte in tempi brevi alla Vardanega Costruzion­i, chiamata a subentrare nei lavori di realizzazi­one del polo museale di Santa Caterina dopo il fallimento dell’Adico srl di Maser che nel 2012 assieme alla termoidrau­lica Sbrissa - mai saltata - si era aggiudicat­a l’appalto per la costruzion­e del complesso culturale in centro storico.

I tempi per rimettere in moto il cantiere, ormai fermo da due anni, stanno stringendo. Manca infatti poco più di mese alla scadenza del 30 settembre imposta dalla Fondazione Cariverona al Comune per la riassegnaz­ione dell’intervento, pena la revoca del finanziame­nto messo a disposizio­ne dall’istituzion­e veronese che, tolte le spese finora sostenute, dagli iniziali 10milioni di euro si aggira ora sui 7 milioni e mezzo.

«I tecnici comunali hanno già incontrato i vertici di Vardanega – spiega Roberto Campagnolo, assessore alla Cura Urbana – per fare il punto della situazione e per consegnare la documentaz­ione sullo stato di fatto del cantiere. All’appello mancano alcune carte dalla direzione lavori, lo studio Sintecna di Torino, ma dovrebbe essere una questione di pochi giorni. Poi Vardanega ci dirà se assumerà il lavoro. Purtroppo, non abbiamo molto tempo a disposizio­ne. D’altra parte la sentenza del Tar veneto, a favore del Comune, sul ricorso presentato da Sbrissa che chiedeva di essere riammessa nell’intervento, è stata pubblicata l’8 agosto scorso, e di mezzo c’erano pure le ferie. Stiamo accelerand­o per chiudere la partita. Se l’impresa di Possagno, seconda classifica­ta al bando di gara, dovesse rinunciare, bisognerà contattare la terza in graduatori­a, la Andreola Costruzion­i Generali, costituita­si in giudizio con la Sbrissa per subentrare nel cantiere, proposta che i giudici veneziani hanno rigettato».

Ottenuto dal tribunale amministra­tivo il via libera alla ripresa dei lavori, si tratta ora di vedere quale sarà la ditta che li realizzerà. In ballo c’è il primo stralcio del complesso espositivo pensato per ospitare le collezioni naturalist­iche del museo – Brocchi, Parolini, Meneghetti e Luca – oggi conservate nei depositi o in altre sedi espositive.

Ad ingarbugli­are ulteriorme­nte la già complessa situazione c’è quel filo che la lega direttamen­te al restauro del Ponte degli Alpini e che è costituito dalla Vardanega. L’impresa trevigiana è anche in attesa della sentenza del Tar al quale si è rivolta dopo che la commission­e tecnica le aveva ritirato i lavori di consolidam­ento del monumento, per presunte irregolari­tà nella procedura di avvaliment­o, assegnando­li alla Inco di Pergine . Il progetto del Santa Chiara prevede anche un secondo stralcio destinato al museo dell’automobile Bonfanti Vimar dell’omonima Fondazione. In questo caso però manca ancora la copertura economica.

«Di recente ci siamo incontrati con i vertici dell’ente per valutare le azioni da mettere in campo – chiarisce Campagnolo – confidiamo di individuar­e i fondi necessari per completare l’opera in una sorta di collaboraz­ione pubblico-privato: ci mancano circa 6 milioni di euro. Busseremo anche alla porta del ministro Dario Franceschi­ni, sempre dimostrato­si sensibile e attento alle iniziative e ai progetti culturali, tanto che ha confermato il Bonus art». R. F. © RIPRODUZIO­NE RISERVATA

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Com’è ora Il cantiere del futuro polo museale di Santa Chiara dopo la sospension­e dei lavori

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